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Avatar di Alfredo Branzanti

Ciao Enrica, hai pienamente ragione, e' difficilissimo per un italiano comprendere il sistema sanitario usa, ma ancora di piu' l'approccio emotivo che gli statunitensi assumono nei confronti della salute.

Mi scuserai se mi permetto di citare la mia esperienza del percorso terapeutico di mia moglie, fatto di cure (costose), visite, analisi, diagnostica strumentale, un percorso che non l'ha salvata, ma le ha garantito sei anni di vita.

Non riesco ad immaginare se, all'ansia che accompagna ogni verifica dell'andamento della malattia, dovesse sommarsi la paura che non sia possibile ricevere le cure prescritte.

Davvero fatico a capire come si possa accettare questo, un ulteriore , grave elemento della sudditanza al capitalismo che tu evidenzi.

Per essere definito la "terra dei liberi", un paese dovrebbe garantire non solo la liberta' di, ma soprattutto la liberta' da (bisogno, paura, incapacita' fisica).

Quanto siamo lontani!!!

Avatar di Anna Aresi

Non andrò a cercarmi quell'intervista perché so che mi farebbe salire la bile, ma è proprio come dici tu. Una mia cara amica ha una figlia autistica e non appena ne ha avuto l'opportunità si è trasferita in Canada, per dire. Come sempre quando parli di assicurazioni mi sblocchi tanti ricordi, il peggiore forse è l'ingresso in ospedale in preda alle doglie, io piegata in due tra le due porte a scorrimento dell'ingresso nel bel mezzo di una contrazione mentre mio marito cerca affannosamente la tessera dell'assicurazione perché dovevamo assolutamente compilare tutto un lungo modulo e pagare $150 per poter essere ammessi. Ricordo che gli avevo detto: se non ci fanno entrare, io non ce la faccio a tornare a casa. Torniamo nel parcheggio e partorisco in macchina.

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