Quella volta che negli Stati Uniti ho perso il lavoro
Gli USA sono forse l'unico Paese al mondo dove puoi perdere lavoro e copertura sanitaria in un colpo solo. Anche io ho fatto questa esperienza di Vita Americana Vera: ve la racconto

Quando suona la sveglia alle 8 di venerdì 20 gennaio 2023 allungo la mano sul comodino per agguantare il cellulare, spegnerla e scrollare senza scopo per qualche minuto prima di alzarmi.
Mi hanno scritto Katie e Marwa?, mi meraviglio adocchiando la cronologia dei messaggi recapitati mentre dormivo.
Sono attimi che durano frazioni di secondo, ma che modificano la traiettoria della vita in maniera tale da imprimersi in memoria fotogramma per fotogramma, come le tavole di un cartone animato.
Katie, collega che è anche amica, mi chiede se sto bene con la semplicità di due parole: you okay? Marwa, un’altra collega, mi informa che è stata colpita dal licenziamento (layoff) che Google ha annunciato a sorpresa questa mattina. Entrambe si trovano sulla costa orientale, due ore avanti, e già sanno.
Nei fotogrammi che documentano i trenta secondi successivi, ci sono io che penso che sicuramente sarà successo anche a me. Ci sono io che apro l’app di posta elettronica e intravedo “Google” nel mittente di due missive non lette. Ci sono io che sento di sapere ma ancora conservo speranza. Ci sono io che apro le email e scopro di essere stata licenziata. Ci sono io che capisco che non lavorerò più a Google, poi io che provo sollievo perché di sfuggita leggo che ci sarà una lauta buonuscita, io che realizzo che termina così un capitolo di più di sei anni che ha trasformato la mia vita e credevo non sarebbe mai finito, io che penso che bello non devo più stressarmi per quel progetto che mi metteva ansia, io che mi chiedo che ne sarà di me, io che
“James! James come here!” grido al mio compagno che si era svegliato prima e stava già lavorando al computer ignaro dei fatti, perché da qualche mese aveva cambiato ruolo da Google a una società sussidiaria e la notizia non lo aveva ancora raggiunto.
“I was laid off”, tremo. Sono stata licenziata.
Alle 2:07 della costa occidentale — le 3:07 in Colorado dove vivo — Google aveva eliminato dai propri sistemi seimila dipendenti negli Stati Uniti, cancellandone ogni traccia e rimuovendone l’accesso a qualsiasi infrastruttura aziendale, digitale o analogica, e informandoci dell’accaduto con un’email all’indirizzo personale. A chi è sopravvisutə al macello il compito di scovare numeri di telefono per entrare in contatto con colleghə e personale subordinato per commiserare e riflettere, tentare passaggi di consegne, salutarsi, essere umanə e non macchine.
Nei mesi successivi sono state tagliate altre seimila persone fuori dagli Stati Uniti, in Paesi del mondo dove è illegale privare una persona del proprio lavoro mentre sta dormendo tra un turno e l’altro. In Francia, addirittura, per ridurre il personale Google poteva solo sollecitare dimissioni volontarie, niente più.
Curiosamente, gli Stati Uniti sono anche il Paese dove la copertura sanitaria non è un diritto ma un privilegio legato al proprio lavoro. Perdere il lavoro è quindi danno e beffa, perché comporta anche la perdita di copertura sanitaria.
La puntata odierna di Anche una donna qui racconta la Storia di Vita Americana Vera di cosa significa perdere il lavoro negli Stati Uniti. È una storia lunga e dettagliata, che potete leggere in un colpo o a più riprese, oggi o tra due mesi.
Purtroppo (o per fortuna), la mia personale esperienza di licenziamento ha tanto di privilegiato. Il tipo di lavoro che ho perso mi ha permesso di cadere in piedi. Il mio esempio è d’altra parte l’unico per cui vi posso presentare gli scontrini. Per apprezzare in profondità la gravità di certe situazioni vi invito quindi, quanto più potete, a sostituire all’immagine della dipendente privilegiata di una grande azienda tecnologica quella di una lavoratrice meno avvantaggiata, che si ritrova invece in condizioni di immediata indigenza.
Principi di base
In assenza di (rare) protezioni sindacali, negli Stati Uniti un lavoro dipendente a tempo indeterminato è generalmente at will, ovvero “secondo volontà”. Significa che il datore di lavoro ha la facoltà di terminare l’impiego in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, senza preavviso, senza obbligo di liquidazione, purché il motivo non sia illegale (come ritorsione per denuncia di pratiche aziendali scorrette o discriminazione su base di razza, sesso, età, disabilità, stato di gravidanza, ecc.1).
Un preavviso di 60 giorni è obbligatorio2 per legge federale, il WARN Act, in caso di mass layoff: licenziamento di massa che colpisce più di 50 dipendenti nello stesso luogo di lavoro (inteso geograficamente come “ufficio di Denver” o “fabbrica di Philadelphia”) di un’azienda con più di 100 dipendenti. È stato questo il caso di Google il 20 gennaio 2023: infatti, pur avendo perso il lavoro effective immediately — smettendo quindi di lavorare con effetto immediato — noi seimila persone licenziate siamo rimaste dipendenti dell’azienda fino al 31 marzo, ricevendo regolare stipendio, mantenendo l’assicurazione sanitaria e accumulando ferie (che hanno fatto parte della liquidazione).
Che pacchia, penserai tu: ti pagano lo stipendio per stare a casa in panciolle per due mesi! Sì, forse, ma il contesto è la perdita del lavoro: in nessun modo si può parlare di privilegio. È invece a tutti gli effetti un diritto — il minimo sindacale garantito in assenza di protezione sindacale. Dimenticatevi per un attimo degli smanettoni di Google che dormono e mangiano in ufficio — immagine che giustamente non suscita particolare compassione — e pensate invece allo stesso diritto accordato a un’operaia di fabbrica con mutuo e prole a carico. Ecco, è di questo che stiamo parlando. Buona grazia che dal 1988 c’è il WARN Act, la cui applicazione non è comunque obbligatoria in tantissimi casi. Una grande azienda può strategicamente decidere di licenziare solo 49 dipendenti per luogo di lavoro, in venti luoghi di lavoro, per eludere furbescamente i doveri del WARN Act pur avendo lasciato a casa quasi mille persone.
Filosoficamente, le origini della brutalità del sistema americano vanno rintracciate nel concetto neoliberista del “mercato che ha sempre ragione”: la convinzione che se lasciato operare indisturbato, il mercato produrrà sempre l’allocazione ottimale delle risorse per il benessere della società. In quest’ottica, operazioni di riduzione del personale su larga scala diminuiscono i costi, eliminano le inefficienze e pertanto rinnovano la fiducia degli investitori, che a sua volta stimola il mercato, che a sua volta crea nuovo lavoro allocandolo rapidamente a chi è rimasto senza.
In pratica, ovviamente, non è così. Neanche lontanamente. Il mercato non ha a cuore il bene di nessuno, se non al massimo quello dei padroni.
La copertura sanitaria
Il martedì prima del licenziamento avevo avuto il mio solito meeting virtuale con il direttore del prodotto di Google News, un uomo francese trapiantato in California, persona deliziosa, buona, composta. William (nome anglofono che il prudhomme ha adottato dopo aver constatato che nessunə sapeva come gestire Guillaume) mi aveva detto che di ritorno dalla pausa per le feste non aveva sentito nulla riguardo a possibili licenziamenti; se non era girata voce al suo livello dirigenziale, c’erano buoni motivi per escludere uno scenario del genere nel breve termine. (Poiché si trattava di un’operazione senza precedenti nella storia dell’azienda e i padroni sapevano che avrebbe scatenato una rivolta, il licenziamento di massa del 20 gennaio 2023 è stato pianificato in gran segreto a livelli molto più alti di William.)
Poi aveva aggiunto un’osservazione da europeo a europea, che cito con virgolettato perché ricordo esattamente le parole: “Vivo e lavoro qui da tantissimi anni, ma mi scordo sempre che negli Stati Uniti perdere il lavoro significa anche perdere l’assicurazione sanitaria. Per un europeo è una cosa inimmaginabile”.
Vi aiuto a immaginarvela, allora.
Sul funzionamento della copertura sanitaria negli Stati Uniti rimando agli articoli dedicati qui e qui, e passo direttamente al racconto di quanto accade con la perdita del lavoro, che è veicolo di assicurazione sanitaria per più del 60% delle persone che lavorano negli Stati Uniti. A meno che non si riesca a trovare immediatamente un nuovo lavoro tramite cui ottenere copertura sanitaria, ci sono essenzialmente cinque opzioni:
Passare al piano sanitario del/la proprio/a partner, coniuge o convivente, se se ne dispone;
Acquistare un piano sanitario sul “mercato delle assicurazioni sanitarie” (health insurance marketplace) creato a livello federale e amministrato dai singoli stati;
Fare domanda per Medicaid, programma governativo di assistenza sanitaria a individui o famiglie a basso reddito, previa soddisfazione dei requisiti di idoneità;
Rimanere senza assicurazione, a tuo rischio e pericolo e sobbarcandoti il pagamento di una penale fiscale al momento della dichiarazione dei redditi;
Estendere la copertura sanitaria esistente (quella ottenuta tramite il datore di lavoro che ti ha licenziato) fino a 18 mesi approfittando di COBRA, una legge del 1985 dall’ironica firma di Ronald Reagan — nume tutelare della deregolamentazione e della filosofia neoliberista da licenziamento di massa — pagando però l’intero premio mensile della polizza, e non quello sovvenzionato dal datore di lavoro. Ed è questo l’inghippo. La comodità di prorogare la copertura esistente ha un prezzo salatissimo:
Questa tabella illustra il premio mensile per ognuno dei piani sanitari, individuali o familiari, offerti da Google nel 2023, quando la scelta è toccata a me. Ricordatevi che l’offerta di piani sanitari cambia da azienda ad azienda, quindi non esistono premi standard federali o statali per COBRA. Questo è solo un esempio.
Il mio piano sanitario era Anthem gHIP per la copertura medica e Delta Dental per quella dentistica. Per Anthem gHIP pagavo esattamente 0 (zero) dollari a busta paga, poiché Google lo sovvenzionava interamente; per Delta Dental pagavo 4,30 dollari a busta paga.3
Scegliendo l’opzione COBRA, potevo sì estendere la mia copertura sanitaria fino a 18 mesi dal licenziamento, ma diventavo responsabile del pagamento di 875,50 dollari al mese per il piano medico e 61,34 dollari al mese per quello dentistico, per un totale di 937,04 dollari al mese tutti di tasca mia, in assenza di stipendio.
E qui viene il bello. A seconda delle proprie necessità mediche, della spesa sanitaria già sostenuta nell’anno solare e di varie altre questioni personali e fiscali, COBRA può in realtà rivelarsi l’opzione più conveniente da un punto di vista economico. Ovverosia: calcolatrice alla mano, tutte le altre opzioni si rivelano più costose — sì, più costose di $937,04 al mese o $2.735,84 al mese per una famiglia con figli, secondo la tabella di cui sopra.
Perché? Gli esempi sono tanto vari quanto la popolazione statunitense. Cosa conviene fare dipende dalle proprie condizioni di salute, dal proprio assetto familiare ed economico e da tanti altri fattori personali e insondabili.
Ma un esempio potrebbe essere questo: il licenziamento arriva a marzo quando hai già raggiunto il deductible annuale, ovvero la spesa sanitaria che devi sostenere di tasca tua prima che l’assicurazione inizi a pagare. Metti che il tuo deductible sia di 1.600 dollari, che ogni mese tu debba con certezza sostenere una spesa sanitaria di 800 dollari (perché richiedi certe cure con regolarità) e che quindi dopo appena due mesi dell’anno solare l’assicurazione inizi a coprirla al 100%. A fronte di un licenziamento, potrebbe attirarti l’idea di abbandonare quell’assicurazione e acquistare un nuovo piano sanitario sul marketplace statale, perché noti che il premio mensile sarebbe di 260,45 dollari invece dei 792,13 richiesti per estendere il piano esistente con COBRA.
C’è un problema, però. Cambiando assicurazione, il deductible si resetta, ed è ancora più alto di prima: 4.000 dollari di tasca tua prima che l’assicurazione inizi a pagare (i piani sanitari offerti sul marketplace non sono né di qualità, né convenienti). Inoltre, la struttura sanitaria dove ricevi le tue cure non fa parte della rete legata alla tua assicurazione. Quindi, anche quando raggiungi di nuovo il deductible, rimani responsabile del 70% della tua spesa sanitaria mensile.
In una situazione del genere, 792,13 dollari al mese sono più “convenienti” di qualsiasi altra opzione. Se mantieni la copertura esistente, in uno scenario artificiale in cui non hai spese sanitarie oltre a quegli 800 dollari mensili, il tuo totale da marzo a dicembre ammonta a 7.921,30 dollari. Se invece passi al piano del marketplace, il tuo totale diventa 2.604,50 di premio da marzo a dicembre + 4.000 di deductible prima che l’assicurazione inizi a pagare, da marzo ad agosto (800 al mese x 5 mesi) + 2.800 per il 70% degli 800 dollari mensili di cui rimani responsabile anche una volta raggiunto il deductible = 9.404,50. Magari non è una differenza abissale, ma vi assicuro che non ne vale la pena.
È stato il mio caso, almeno per i primi mesi: foglio di calcolo alla mano, ho scoperto che l’unica soluzione sensata per la mia situazione personale in quel momento della mia vita era scegliere COBRA e pagare 937,04 dollari al mese.
Qui interviene il privilegio e il vantaggio relativo di perdere il lavoro in una grande e ricca azienda tecnologica, al netto del dispiacere. Al personale licenziato il 20 gennaio 2023, infatti, Google ha offerto un “sussidio sanitario” di sei mesi corrispondente a sei mesi di quota di COBRA. In poche parole: 937,04 dollari al mese mi sono stati gentilmente sovvenzionati. Ma è rarissimo che accada così. E può essere una rovina completa.
Dopo tre mesi di COBRA, ho ripetuto i calcoli e scoperto che a quel punto aveva più senso passare al piano sanitario di James come “dipendente”, intascandomi anche i tre mesi rimanenti di sussidio sanitario. No, non era automatico che avesse più senso, perché il premio dedotto dalla busta paga di James si è alzato, il mio deductible resettato ed essendo coppia convivente e non sposata siamo stati soggetti a tassazione aggiuntiva sul premio.
Ecco qui lo scontrino, con tanto di formule dietro a ogni numero. Come al solito, non importa seguire la matematica, ma percepire il senso di caos:
La disoccupazione
Una volta trascorsi i 60 giorni dalla notifica di licenziamento (o subito dopo il licenziamento, se non soggetto al preavviso del WARN Act), si può fare domanda per unemployment insurance, il sussidio di disoccupazione. Le regole per la disoccupazione variano da Stato a Stato, ma la mia esperienza in Colorado dovrebbe essere tutto sommato indicativa di tutte le altre.
Qualunque persona lavoratrice negli Stati Uniti, anche se non cittadina (come me), è idonea a percepire la disoccupazione se ha versato i contributi tramite le proprie tasse sul reddito. In Colorado, il sussidio può essere percepito per un massimo di 26 settimane (sei mesi), in linea con la maggior parte del Paese. In alcuni Stati, tutti di tradizione perlopiù conservatrice, il limite massimo è inferiore (addirittura solo 12 settimane in Florida, Kentucky e North Carolina). In Italia, vi ricordo, l’indennità di disoccupazione si può percepire fino a 24 mesi.
Qui entra in gioco non solo la filosofia del libero mercato che tutti i malanni è in grado di curare, ma anche e soprattutto l’ideale statunitense della realizzazione personale che dipenderebbe tutta dalla volontà e dall’impegno individuale — per cui se non trovi un lavoro sarebbe colpa tua e non di condizioni strutturali della società e del mercato lavorativo, e il welfare governativo sarebbe un disincentivo a lavorare perché tanto le bollette le paga Zio Sam (questa corrente di pensiero è purtroppo diffusa anche in Italia, soprattutto a spese della popolazione immigrata).
In Colorado la disoccupazione viene erogata su base settimanale, ma non automaticamente: ogni settimana bisogna compilare un modulo online riportando almeno cinque attività che segnalano che il/la beneficiario/a è attivamente alla ricerca di lavoro. La definizione di “attività” è ampia e vi rientrano non solo redazione di CV, invio di domande e colloqui, ma anche formazione professionale (corsi di aggiornamento o per apprendere nuove competenze, consulenze sul curriculum, ecc.), iniziative di networking (partecipazione a conferenze, pranzo con un potenziale datore di lavoro, scambio di email con agenzia di collocamento, ecc.), o anche solo tempo passato a fare ricerca o pianificazione della propria carriera. Queste attività vengono dichiarate sulla fede, ovvero non sono necessarie prove scritte o visive, ma il tuo profilo può essere selezionato per un controllo a campione: in questo caso le prove potrebbero essere richieste e, se mancanti, il sussidio può essere sospeso.
Quasi tutti i 50 Stati richiedono di documentare la ricerca attiva di un nuovo lavoro per sbloccare l’erogazione della disoccupazione su base settimanale. Fanno eccezione California, Kansas e Minnesota.
Il sussidio di disoccupazione è in aggiunta alla liquidazione (severance) che un’azienda può decidere di corrispondere al personale licenziato, senza averne l’obbligo. A sua volta, ricevere un’indennità di fine rapporto dalla propria azienda non compromette l’idoneità alla disoccupazione. Io ho ricevuto una buonuscita da parte di Google, ma non ritengo necessario entrare nei dettagli.
Se hai letto fin qui, ti autorizzo a prendere un bel respiro :) di sollievo, magari, sapendo che vivi in un Paese dove l’accesso alle cure sanitarie è garantito universalmente e non dipende dal tuo lavoro. Un Paese dove il mercato del lavoro sarà indubbiamente peggiore e meno appagante di quello statunitense — lo so, sono italiana, ci ho provato, mi vengono raccontate storie dell’orrore, ogni tanto ancora ci provo —, però puoi dormire sonni tranquilli perché se il lavoro hai la fortuna di avercelo, non è durante il sonno che ti verrà mai portato via, e anche nelle ore di veglia ci sono più ostacoli da superare prima che accada.
L’esperienza di perdere il lavoro negli Stati Uniti raccoglie in un unico fascio tutto ciò che di perverso caratterizza il sistema americano nei domini di vita quotidiana più essenziali: lavoro e salute.
Alla chiusura dei mercati azionari il 20 gennaio 2023, il titolo di Alphabet, azienda madre di Google, ha riportato un incremento del 5,34%. Agli investitori (il maschile non è sovraesteso, ma intenzionale) la mossa del licenziamento di massa è piaciuta molto. Insieme ai padroni di Google, nel giro di qualche ora hanno visto il proprio patrimonio crescere di decine di milioni di dollari.
C’è chi quella sera è andatə a letto senza lavoro, e chi proprio per questo si è addormentato soddisfatto, ricco e felice.
L’illegalità di un licenziamento è molto difficile da dimostrare in sede giuridica, perché le aziende sono furbe, e ritorsioni e discriminazioni raramente avvengono in maniera così palese da facilitare l’onere della prova.
L’obbligo sale a 90 giorni per legge statale in Maine, New Jersey e nello Stato di New York.
Negli Stati Uniti la busta paga non arriva mensilmente come in Italia, ma ogni due settimane con lavori a tempo indeterminato e settimanalmente con contratti a tempo determinato che prevedono una paga oraria.





Il tuo racconto Enrica è veramente emblematico del contesto e della cultura con cui vengono affrontate, negli Usa, questioni fondamentali come il lavoro e la salute.
Che il mercato senza regole possa portare ad una corretta allocazione delle risorse e non ad una società piramidale e, sostanzialmente, neofeudale, lo credono ormai solo un manipolo di ultra liberisti ideologici.
Un aspetto che invece continua a sorprendermi riguarda l'efficacia dell'indottrinamento (non saprei come chiamarlo) che porta milioni di cittadini americani ad accettare questa situazione punitiva per la larga maggioranza, credendo ancora nel "merito" individuale, nel duro lavoro e nella responsabilità personale dei problemi ed a non ribellarsi.
Questo mi sorprende ancora.
P. S. Sono comunque sicuro che tu abbia fatto la scelta migliore dopo la vicenda che hai vissuto.
La cosa assurda è che quando ci sei dentro dopo un po' t'abitui e ti sembra tutto normale, e qualsiasi concessione che ti fanno la vivi come una grazia. Per questo mi fa sempre impressione quando spieghi per bene come ogni, perché vista da fuori la situazione è davvero pazzesca!
C'è da dire anche che loro ti mettono talmente tanto peso addosso che non ti restano tempo né energie per protestare. Leggevo qualche giorno fa un articolo, forse sull'Atlantic, che spiegava come tutti i servizi clienti sono fatti apposta per non funzionare, in modo che la gente dopo un po' rinuncia. E la questione sanitaria funziona esattamente così: ti stordiscono al punto che non sai più chi sei o cosa fai.
Ieri ho portato i bambini dal dentista e gli han voluto le lastre (perché i dentisti non sono capaci di far niente se non ti fanno le radiografie, e ovviamente spingono per fare le lastre perché costano di più). Fino a qualche mese fa, tutto bene, tutto perfetto. Ieri mi dice di mia figlia "guardi ha la bocca ancora piccola non si vede bene, ma secondo me ci sono almeno quattro carie, bisogna fare un follow up". Io dico, boh, mi sembra strano, in ogni caso tra un po' andiamo in Italia quindi non faccio in tempo a prenotare una visita adesso, la porterò in Italia. E chiedo che mi inoltri le loro cartelle. Ovviamente loro sono molto riluttanti a girarmi le cartelle mediche dei miei figli (che cmq secondo HIPAA io ho diritto a richiedere in qualsiasi momento), alla fine lo fanno e nella lastra che le han fatto si vedono sì e no due denti (un pezzo di uno e un pezzo di un'altro), il resto è tagliato fuori. Ora, io ovviamente non so leggere le lastre, ma possibile che in due mezzi denti ci siano quattro carie? Quindi ora voglio proprio vedere, appena arrivo in Italia li porto dal dentista e verifico. Perché stai a vedere che erano carie inventate solo per farci pagare ulteriori visite.