Non più vittime di un'allucinazione collettiva
C’è un filo concettuale molto sottile che lega l’assassinio di Charlie Kirk negli Stati Uniti alla Global Sumud Flotilla e gli scioperi per Gaza in Italia
Chiedo perdono. Ebbene sì, due puntate di Anche una donna qui in un mercoledì solo, che se usate la app di Substack ancora ancora non si nota così tanto, ma se vi arrivano per email e come me tendete all’inbox zero…
Il problema è che aspettare un altro mercoledì per scrivere due parole sullo straordinario impulso di vita germogliata dalla Global Sumud Flotilla e dagli scioperi per Gaza in Italia avrebbe significato perdere l’appuntamento con il momento attuale; allo stesso tempo, manca una sola puntata alla fine del racconto di viaggio on the road che ho pubblicato in traduzione durante le mie peregrinazioni del mese di settembre: bisogna approdare a una chiusa. Trovate il sesto e ultimo episodio qui; ne citerò un brano anche qui sotto, perché pertinente al discorso su questo momento storico e un pochino anche per incuriosirvi, se vi rimangono tempo e voglia di leggerlo.

Sono sempre più convinta che l’impostazione socio-politico-culturale dominante nel mondo occidentale sia la manipolazione collettiva più colossale della storia.
Ci allevano promettendo che per la società non esiste assetto economico migliore del capitalismo. Ci raccontano che gli Stati Uniti sono la terra della libertà, modello di autodeterminazione e democrazia per il resto del mondo. Scrivono sui libri che le bombe sganciate in nome della tradizione cristiano-giudaica esplodono sempre in nome della giustizia e a fin di bene.
Dagli altri si chiama regime autoritario; da noi leadership autorevole.
Gli altri trasudano nazionalismo; noi rifulgiamo identità.
Quella degli altri è violenza gratuita; la nostra legittima difesa.
Tra gli altri circola propaganda; tra noi fiorisce verità.
Cresciamo, operiamo, ci sviluppiamo e riproduciamo così, fierə e convintə della nostra superiorità politica, economica, culturale e morale, ché basta chiamarsi Europa o Stati Uniti o riceverne procura (Israele) per essere sempre dalla parte giusta della storia, del mercato, della libertà, dell’umanità.
È un’allucinazione, collettiva e colossale.
Come si legge nella puntata finale del racconto di viaggio di cui sopra (così giustifichiamo la doppia uscita odierna):
C’è una parola che la gente negli Stati Uniti utilizza spesso: libertà. È abusata e spesso non vuol dire niente. Gli esempi abbondano di come alle donne, alle persone di colore, alle persone povere viene sistematicamente negata la propria fetta di libertà. Anche quando di libertà in effetti si tratta, come nella connotazione legata alle piccole dimensioni del governo, chi osserva da fuori si chiede quanto l’intervento limitato dello Stato nella vita dei cittadini possa davvero beneficiare il Paese. […]
Cosa significa “libertà dal governo” nel contesto della sanità? Significa trasferire la responsabilità per il benessere degli americani ai datori di lavoro, addirittura — è ovvio che poi il lavoro assume un’importanza così esagerata, e che perderlo ha conseguenze sulla vita che vanno ben oltre il reddito. Cosa significa “libertà dal governo” per la disuguaglianza di reddito? Significa favorire i ricchi e le grandi aziende rispetto alle persone nelle zone rurali come quelle che ho visitato durante questo viaggio (queste persone sono anche le prime a criticare il big government, ma questa è un’altra storia), perché una tassazione inferire corrisponde sempre a meno sussidi pubblici per aiutare chi ha bisogno. In ogni caso, l’americano medio di solito paga più tasse, in proporzione al proprio reddito, degli americani più ricchi, grazie a un sistema fiscale progettato per ridurre la tassazione sulle plusvalenze derivate da investimenti.
C’è un filo concettuale molto sottile che lega l’assassinio di Charlie Kirk negli Stati Uniti alla Global Sumud Flotilla e gli scioperi per Gaza in Italia.
Ed è che all’omicidio dell’attivista e agitatore di giovani masse conservatrici si è risposto con lo stesso atteggiamento da manipolazione collettiva che è la cifra del mondo occidentale, una narrazione infarcita di panzane e doppi standard: ma come, un episodio di violenza politica negli Stati Uniti?! — come se la sanità privata, per dirne una, non fosse un esercizio odierno di violenza politica nei confronti del più povero — La violenza non ha posto nel mondo occidentale! — come se le istituzioni democraticamente elette del mondo occidentale non stessero finanziando un genocidio — Noi non siamo questo! — perché se ci illudiamo che sia altro da noi, non dobbiamo preoccuparcene e occuparcene.
La Global Sumud Flotilla e gli scioperi per Gaza, invece, sono la risposta alla manipolazione collettiva che è la cifra del mondo occidentale: anche noi (nel senso di occidente, non di persone manifestanti) agiamo, anche noi generiamo, anche noi siamo violenza, istituzionalizzata e intrinseca al nostro crederci e proclamarci altro da essa. Il genocidio palestinese ne è la prova. Siamo stufe di osservare passivamente questo stato di allucinazione collettiva. Stufe di far parte di un Paese e un’alleanza politico-culturale che si nutre e ingrassa a furia di due pesi e due misure. Blocchiamo i doppi standard, la violenza, la manipolazione — blocchiamo tutto. Perché è in tutto che quell’allucinazione pervade; l’allucinazione, nella cultura imperialista del mondo occidentale, è la base di tutto.

Non ricordo di aver mai visto, in Italia, una mobilitazione di resistenza del genere alla manipolazione e alla violenza perpetrate sistematicamente, e ovviamente mai riconosciute, dai governi occidentali. Mi ha ricordato l’agitazione collettiva seguita al femminicidio di Giulia Cecchettin, e non a caso: il patriarcato che protestavamo allora (e ancora adesso) è lo strumento di esecuzione dell’opera di allucinazione delle masse.
Di fronte a decine di piazze gremite di milioni di persone che gridano la verità al potere, è naturale che il governo Meloni abbia risposto rincarando la manipolazione. In questo senso, purtroppo, il governo ha ricevuto un prezioso assist dal manipolo di manifestanti violenti che nulla avevano a che vedere con la mobilitazione pacifica e l’affermazione risoluta contro la violenza del 99,9% delle persone scese in piazza.
Non a caso, Telemeloni continua a trasmettere solo le immagini degli episodi di violenza, oscurando intenzionalmente la maggioranza silenziosa. Quelle immagini aiutano a perpetuare l’allucinazione collettiva: quella degli altri è violenza gratuita; la nostra legittima difesa.
L’assassino di Charlie Kirk ha fatto lo stesso: un favore a Donald Trump e alla sua corte di regnanti reazionari (tra cui la stessa Meloni) per continuare ad assolvere la propria spregevole condotta e raddoppiare il proprio apporto quotidiano alla manipolazione collettiva. È per questo che non credo che la violenza dal basso possa funzionare come risposta alla violenza dall’alto. Sarò vecchia, sarò illusa, ma we’re better than this, si dice in inglese: siamo meglio di questo.
Siamo le piazze che hanno bloccato tutto per dire di no al genocidio, ai doppi standard che alimentano il dominio occidentale sul mondo, allo stato di allucinazione collettiva in cui non abbiamo più intenzione di languire.



"È per questo che non credo che la violenza dal basso possa funzionare come risposta alla violenza dall’alto. Sarò vecchia, sarò illusa, ma we’re better than this, si dice in inglese: siamo meglio di questo."
Nelle manifestazioni c'è sempre una minoranza "malata".
Alcuni dei manifestanti probabilmente non distinguevano il senso di questa manifestazione da una manifestazione no vax o pro-putin (mi dicono ci fossero un paio di bandiere del Donetsk).
Purtroppo fanno il gioco proprio di chi appoggia la violenza a Gaza e in Ucraina.
E sono gli stessi che si incazzano perchè ieri è stato fatto uno sgarro ad Orban nella votazione al Parlamento europeo confermando di non averci capito nulla di quello che conta per far sopravvivere l'occidente della libertà.
Avrei da obiettare, però, che forse non siamo la maggioranza silenziosa: siamo scesi nelle piazze, è vero. Ma questa straordinaria partecipazione è stata preceduta da almeno due anni di proteste: la mia prima performance a favore di Gaza con la bandiera palestinese e le mani sporche di sangue l'ho fatta quasi 24 mesi orsono. E nei teatri di tutta Italia le bandiere sono state sempre esposte. Anche nelle scuole si è affrontato il problema. E si parla troppo spesso di ragazzi: invece, posso testimoniare, abbiamo iniziato un po' tutti insieme, dagli "adulti" agli "adulti giovani" ai "giovani adulti" (uso i parametri secondo le classificazioni Istat). La Flotilla, poi, ha dato la scossa finale: volevamo esserci tutti, su quelle barche. Eppure...eppure, stando a quello che leggo sui social, ci sono tanti contrari a tutto questo. Tanti dissenzienti. E mi faccio qualche domanda: eravamo tre milioni, nelle strade. Forse, due. Qualcuno dice meno. A conti fatti, temo che la maggioranza voterà ancora da quella parte che ci ha condannato per due episodi ingigantiti dai media. Purtroppo.