17 Commenti
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Avatar di Alessandra Farabegoli

Eh questa cosa delle anglosassoni che danno per scontato di prendere il cognome del marito mi ha sempre lasciata basita (quanto alle varie cerimonie collegate al matrimonio, a partire dalla proposta, mi sento fortunata per essere abbastanza anziana da aver sbrigato tutto prima che social e internet le rendessero una piaga globale)

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Sono contenta di non essere la sola a rimanere basita! La facilità con cui accade mi sconvolge ogni volta. Se non sbaglio è così anche per le francesi! E sì, beata te che appartieni a una generazione che ha scampato il pericolo follie da matrimonio 😂

Avatar di Elena Panciera

E in tutto questo, la volontà della “prole” non è mai menzionata. Io trovo molto violento l'atto di imporre un cognome, e anche un nome, a un'altra persona, che se li dovrà tenere per tutta la vita.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Hai perfettamente ragione! Nel migliore dei casi ti va fatta bene, ma nel peggiore è un’eredità molto pesante da trasportare senza averla scelta. Potrei sbagliarmi, ma credo che in Italia sia anche molto difficile cambiare nome, il che inasprisce la violenza.

Ps. Non mi entusiasma l’utilizzo di “prole” ma a volte me lo concedo in quanto comunica neutralità di genere in sole cinque lettere 😄

Avatar di Elena Panciera

Oh le mie virgolette non volevano contestare il tuo uso di prole, lo uso anch'io! Mi stavo immedesimando, e mi sembrava solo un po' buffo usarlo per me. 😅 In Italia è molto difficile, sì, mi dicono. Ti farò sapere. 😉

Avatar di Anna Aresi

ps. la prima comunicazione che avevo ricevuto dallo stato del Rhode Island appena sposata era stata per "Anna Leung" - avevano fatto tutto loro! Quindi da un lato è una trafila cambiare legalmente il cognome (lo imparo da te visto che io non l'ho fatto), dall'altro lo fanno loro automaticamente perché danno per scontato che sarà così.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ahhhh vedi! Allora non è solo lo stato italiano! 🤦🏻‍♀️

Avatar di Anna Aresi

Pensa che noi eravamo riusciti ad aggirare la legge italiana pre-2022 perché, per figli nati all'estero, è prevista la trascrizione di nome e cognome così come compaiono sul certificato di nascita originale. Abbiamo dato nome italiano, il cognome di mio marito come middle name e il mio cognome, pensando che poi li avremmo registrati a HK con i loro nomi cinesi. Quindi adesso i bambini portano il mio cognome su entrambi i passaporti. Solo che poi a HK è successo quello che è successo e il loro nome cinese non figura ufficialmente da nessuna parte :( tornando indietro faremmo il cognome hyphenated. Anzi vorremmo cambiarli tutti ma se penso all'incubo burocratico sto male :/

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Molto interessante la tua esperienza Anna, grazie di averla condivisa come al solito ☺️ e sono sempre felice di sentire di famiglie che danno il cognome materno, magari tenendo quello paterno come middle (che in Italia non abbiamo), quando normalmente è l’opposto: cognome materno è middle e paterno è last.

Aresi-Leung mi piace molto come soluzione, soprattutto se è condivisa da tutti e cinque! Peccato per il nome cinese, spero che prima o poi riusciate a registrarlo…

Avatar di Federico Rigamonti

Cara Enrica, stavolta commento in punta di piedi, in primo luogo in quanto uomo, in secondo per la mia scelta di celibato che implica, tra le varie cose, quella di non trasmettere il mio cognome - e di questo mi importa poco e niente :)

Come spesso mi capita nei periodi in cui il lavoro preme di più, ho letto questo intervento in due tempi, che mi hanno suscitato due reazioni diverse ma intrecciate... con una reazione intermedia.

Prima reazione: ah, quanto mi sarebbe piaciuto e ancora oggi mi piacerebbe portare il cognome di mia nonna materna, o in alternativa di una cugina di mio nonno materno: le due persone non mie coetanee che hanno contribuito di più a fare di me chi io sono oggi, che ricordo ancora con grandissimo affetto e, soprattutto per mia nonna di cui tra pochi giorni saranno i vent'anni da quando non è più su questa terra, un misto di gratitudine e tristezza.

Reazione intermedia tra il primo e il secondo tempo di lettura: beh, qui una citazione de Il cognome delle donne ci starebbe a pennello. Libro bellissimo, che mi è stato regalato da una cara amica e che amo prestare a chi penso possa trarne qualche spunto utile. In primo luogo a comprendere gli infiniti modi in cui noi uomini possiamo fare male, e spesso facciamo male, alle donne.

Seconda reazione: Ah, ecco! E, riflettendo un attimo sul contesto in cui è ambientato il romanzo, che nelle seconda parte va percorrere alle protagoniste vie che fino a una decina d'anni fa percorrevo anch'io, alcune ogni giorno, mi è venuta in mente un'espressione che dalla mie parti si usa per indicare grinta, capacità di non lasciarsi sopraffare, combattività: aviri 'i scagghiuna, ossia avere i canini. E i canini, diversamente da un'altra parte anatomica che si cita molto volentieri, e non solo in italiano, li abbiamo tuttə. Alcune delle protagoniste del romanzo, e mia nonna, che pure li tirava fuori solo di rado, e solo per difendere altre persone.

Scusa lo sproloquio!

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Bellissimo sproloquio, Federico, grazie (e uso "sproloquio" perché l'hai usato tu, a me non sarebbe mai venuto in mente in questo contesto 😄). Stupenda la sintonia su Il cognome delle donne, che io ho letto un paio di estati fa all'estremo opposto dell'Italia (in Trentino) rispetto alle vie dove ha luogo la storia e che tu stesso percorrevi :)

Grazie per avermi insegnato l'espressione aviri 'i scagghiuna, e un ricordo speciale per tua nonna in occasione del ventennale ❤️

Avatar di Chandi Wyant

"Da sposata, lei esiste solo in lui, che ne fa le veci, sostituisce e sostiene la sua identità altrimenti vacua."

Da americana, detesto questa tradizione. Il solo pensiero mi fa venire l'orticaria. Il fatto che le donne l'abbiano accettata per tantissimo tempo dimostra quanto fosse potente il messaggio patriarcale che hanno assorbito: che non sarebbero state complete se non si fossero sposate, che anzi sarebbero state considerate inadeguate se non si fossero mai sposate.

Il loro obiettivo principale doveva essere il matrimonio, e dovevano essere grate che un uomo le avesse "scelte", sottomettendosi con gratitudine e rinunciando felicemente alla propria identità.

Non si tratta di una cosa innocente. Risale alla "coverture", quando il marito aveva il controllo legale ed economico completo sulla moglie. Mi fa incazzare😬

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Che bello leggerti in questo italiano così elegante e idiomatico, grazie Chandi di questo commento da donna americana più vicina di me all’esperienza sociale e culturale della tradizione di prendere il cognome del marito! L’aggettivo “innocente” calza a pennello, hai ragione. Anche a me fa molto incazzare 😩

Avatar di SilviaBianca

Io quindici anni fa ho avuto la fortuna di poter sostituire il cognome del "genitore inseminante" con quello di mia madre. Uso quella dicitura perché l'appellativo padre non tutti lo meritano (e viceversa con le madri, altrimenti poi arriva il Gianprostata di turno. È una pratica consentita solo in alcuni casi ma sono felice di averlo potuto fare per tanti motivi e che sia stata finalmente data la possibilità di scelta, sebbene avrebbe dovuto esserci dai tempi dello "spirito santo".

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Sono davvero felice per te che sia stato possibile completare questa procedura! Posso immaginare quanto sia stato gravoso sia burocraticamente che, soprattutto, emotivamente! Come diceva anche Elena in un altro commento, c’è una dimensione di violenza nell’attribuzione di un nome e cognome a una bambina che non può sceglierli, e il tuo caso è tristemente l’esempio perfetto.

Avatar di monica

Beh sono fortunata. Il cognome di mio padre è una storia pazzesca a cui non rinuncerò. Era un esule.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grandissima e grandissimo 🩵 se mai racconterai questa storia avrò molta voglia di leggerla/ascoltarla.