Mettiamo ordine nella confusione sul caso del momento, riflettendo sui metodi di certo attivismo e sui danni di questo dibattito alla percezione pubblica del femminismo
Uno dei pochi articoli davvero sensati che ho letto sul tema, in mezzo a una montagna di spazzatura. Adoro il modo analitico e poco polemico con cui avete approcciato il tema, toccando questioni concreti, fondamentali e a cui a nessun giornalista italiano ho visto dare peso in questa vicenda. Che gran peccato non poter leggere voi sulle testate al posto di certi pseudo-giornalisti!
Grazie, carissima! 🩵 personalmente posso dire che tante delle parole che ho scritto qui sono il frutto di riflessioni fatte insieme a te, e a tanti ragionamenti non ci sarei arrivata senza di te. Quindi doppiamente grazie!
L'articolo è in effetti centrato sulla disparità di trattamento delle persone coinvolte. E per quello che ho letto, il suo obiettivo è stato raggiunto: riconoscere che le attiviste sono state esposte alla gogna mediatica, qualcun altro, no. Tuttavia, devo aggiungere che - soprattutto nelle rispettive pagine social - le tre influofemminattiviste (lo so, lo so, è terribile per come l'ho scritto) hanno avuto un considerevole pubblico che ha espresso solidarietà: in sostanza, vuoi perché preoccupati (o preoccupate, ma curiosamente le donne solidali mi sono sembrate in minor numero rispetto agli uomini) di aver espresso altrettante antipatie altrove, vuoi per un naturale istinto anti-articolista (non dimentichiamo che la redattrice dell'articolo è spesso a metà tra la simpatia e l'antipatia) una straordinaria moltitudine ha tenuto a ribadire che, a loro modo di vedere, e anche in presenza di persone "pubbliche", le chat restano private e ci si può esprimere anche "come si vuole"
Sì, verissimo, sono rimasta anche io molto colpita dalle persone che hanno citato la privacy a difesa di chi ha scritto cosa nelle chat. Qui, mi dispiace, ma dobbiamo stare *veramente* attenti a non cadere nella trappola dei doppi standard: che cosa avrebbero detto queste persone se le chat private fossero state degli attivisti di estrema destra?
E poi, ripeto, criticare l’uso di un certo linguaggio non significa invalidare in toto la persona, il movimento, la causa, ecc. Possiamo non essere completamente d’accordo con il comportamento di una persona senza negarle il nostro sostegno (parlo in generale).
Ammetto che vengo a conoscenza di questa vicenda solo da questo articolo. Non ho voluto approfondire nei link postati perché non penso aggiungano nulla a quello che invece viene espresso benissimo qui e che mi trova totalmente d'accordo.
Mi ha colpito leggere la frase sull'arresto di Cecilia Sala.
Io leggo da tempo il post. La Sala era una giornalista affermata nel senso di professionista con alle spalle un lavoro già importante.
Cosa può averle dato l'arresto in più se non la fama anche tra chi non ha interesse per il suo lavoro? Ciò significa quindi misurare le persone solo dalla fama che hanno che a sua volta serve ad esercitare potere economico e politico.
Usare questa misura significa usarla anche verso sé stessi e quindi (direttamente o anche indirettamente) lavorare per l'allontanamento dai processi democratici e dall'eliminazione delle barriere economiche e culturali.
Hai reso benissimo, Gianni, e hai toccato un punto davvero importante! La misura della fama è in fondo al cuore delle logiche che animano l'attivismo su Instagram - in questo senso, la conclusione è la stessa che raggiungi tu.
Tutto condivisibile, mi permetto però di sottolineare che anche nel caso Trocchia/Giudice si è protetta in egual modo l’identità dell’accusatrice/vittima nonostante poi la sua denuncia si sia rivelata infondata. E tutti noi che scriviamo ne conoscevamo l’identità.
Grazie mille del tuo commento, Selvaggia, ci fa molto piacere :)
Hai perfettamente ragione che si tratta di prassi giornalistica intorno a fatti/denunce di un certo tipo. Quel che personalmente (parlo solo per me) mi colpisce è che l'attenzione circoscritta ai metodi punitivi delle attiviste nei confronti del giornalista accusatore/vittima - sulla cui inconsistenza/improduttività/violenza spero di essere stata molto chiara nel pezzo - tralascia un elemento importante della questione: all'origine di tutto, per quel che emerge dalle ricostruzioni, effettivamente c'era un comportamento non proprio limpido e potenzialmente abusivo del giornalista ai danni di due donne.
Questo comportamento giustifica la reazione? No, in nessun caso, a prescindere dalla gravità o meno di quanto ha fatto il giornalista: i metodi dell'intransigenza non funzionano *mai*.
Ma il dibattito popolare ha appiattito la complessità dei fatti, dimenticando completamente di interrogare quei risvolti della vicenda che potrebbero non giustificare i metodi punitivi, ma almeno motivare riflessioni sulle dinamiche di potere all'interno di una relazione sentimentale, troppo spesso sbilanciate a favore dell'uomo.
Spero di essermi spiegata. Grazie ancora di aver letto il nostro articolo!
vedo troppi contenuti a riguardo con lo stesso incipit: sulla vicenda delle chat non vince nessuno, sulla vicenda delle chat non ne esce bene nessuno e così andare.
quasi a voler mettere le mani avanti, una specie di manifesto di purezza e diplomazia; eppure le chat le avete e le abbiamo lette, e si capisce benissimo chi me esce male.
la verità è a moltissime di voi, cje scrivete fi femminismo, dà fastidio che "l'autrice dell'articolo" (sia mai anche solo a scriverlo quel nome) vi infastidisce, perché anche lei è radicale , soprattutto nel metodo, e siamo invece abituate all'amichettismo viscido e appicoso
Ciao Alida, rispondo solo per me, dicendoti con certezza che questa valutazione - che accolgo senza problemi - non corrisponde alla realtà. L'autrice dell'articolo non è nominata tanto quanto gli altri protagonisti della vicenda semplicemente perché abbiamo scelto di non nominare nessuno. Questo perché riteniamo che le considerazioni che facciamo siano vere a prescindere dai nomi e dai volti coinvolti.
Io sinceramente non ho avuto problemi con la pubblicazione delle chat, tanto più che mi sembra di aver scritto in maniera chiara che l'argomentazione privacy potrà anche (forse) avere un valore legale, ma crolla nel momento in cui consideriamo l'influenza politica, tramite social media, dei titolari della chat. Ho sostenuto questa stessa tesi in altri luoghi, pure in commenti a post qui su Substack, con chi esprimeva solo sdegno e sorpresa nei confronti di una presunta violazione della privacy.
Ciò che mi crea problemi è quello che Anna - quei paragrafi li ha scritti lei - ha descritto bene come "risentimento nei confronti del femminismo" scaturito da una lettura acritica e poco informata della vicenda. Ed è innegabile che nonostante i tanti uomini coinvolti nei fatti, siano solo le donne a subire la gogna mediatica (pure l'autrice dell'articolo, a seconda della prospettiva da cui proviene la gogna!).
Aggiungo in calce che sulle pagine della mia newsletter scrivo spesso riflessioni sull'importanza di un attivismo improntato all'ascolto e al dialogo, invece che all'intransigenza, quindi i fatti di questi giorni relativi alle chat rientrano perfettamente nei temi di cui mi occupo e offrono ottimo materiale a sostegno delle mie tesi.
Mi fa specie che l'autrice di questo commento si esprima in questi termini, dal momento in cui il vostro è l'articolo più obiettivo che ho letto in questi giorni. Come hai già citato, il solo fatto di non fare nomi, rende questa cosa evidente.. mah!
Uno dei pochi articoli davvero sensati che ho letto sul tema, in mezzo a una montagna di spazzatura. Adoro il modo analitico e poco polemico con cui avete approcciato il tema, toccando questioni concreti, fondamentali e a cui a nessun giornalista italiano ho visto dare peso in questa vicenda. Che gran peccato non poter leggere voi sulle testate al posto di certi pseudo-giornalisti!
Grazie, carissima! 🩵 personalmente posso dire che tante delle parole che ho scritto qui sono il frutto di riflessioni fatte insieme a te, e a tanti ragionamenti non ci sarei arrivata senza di te. Quindi doppiamente grazie!
avevo pochi dubbi che avreste scritto cose interessanti
aggiungo una cosa a margine
abbiamo forse permesso a social e compagnia
di diventare qualcosa che non accetta argomentazioni
pause riflessioni dubbi
e dico "abbiamo permesso" perché penso che abbiamo una parte nel disegnare la rete e il modo in cui funziona
e siamo (in generale, eh) fin troppo fatalisti a proposito di quel che funziona in rete
o di come funziona la rete
molto tempo fa, agli albori di questa era, si diceva più o meno: quel che metti dentro è quel che viene fuori
trovo che continua in fondo a essere così
Tutto vero. La responsabilità del funzionamento della rete è collettiva. Grazie, Luca!
grazie a te, e in questo caso a voi!
L'articolo è in effetti centrato sulla disparità di trattamento delle persone coinvolte. E per quello che ho letto, il suo obiettivo è stato raggiunto: riconoscere che le attiviste sono state esposte alla gogna mediatica, qualcun altro, no. Tuttavia, devo aggiungere che - soprattutto nelle rispettive pagine social - le tre influofemminattiviste (lo so, lo so, è terribile per come l'ho scritto) hanno avuto un considerevole pubblico che ha espresso solidarietà: in sostanza, vuoi perché preoccupati (o preoccupate, ma curiosamente le donne solidali mi sono sembrate in minor numero rispetto agli uomini) di aver espresso altrettante antipatie altrove, vuoi per un naturale istinto anti-articolista (non dimentichiamo che la redattrice dell'articolo è spesso a metà tra la simpatia e l'antipatia) una straordinaria moltitudine ha tenuto a ribadire che, a loro modo di vedere, e anche in presenza di persone "pubbliche", le chat restano private e ci si può esprimere anche "come si vuole"
Sì, verissimo, sono rimasta anche io molto colpita dalle persone che hanno citato la privacy a difesa di chi ha scritto cosa nelle chat. Qui, mi dispiace, ma dobbiamo stare *veramente* attenti a non cadere nella trappola dei doppi standard: che cosa avrebbero detto queste persone se le chat private fossero state degli attivisti di estrema destra?
E poi, ripeto, criticare l’uso di un certo linguaggio non significa invalidare in toto la persona, il movimento, la causa, ecc. Possiamo non essere completamente d’accordo con il comportamento di una persona senza negarle il nostro sostegno (parlo in generale).
Ammetto che vengo a conoscenza di questa vicenda solo da questo articolo. Non ho voluto approfondire nei link postati perché non penso aggiungano nulla a quello che invece viene espresso benissimo qui e che mi trova totalmente d'accordo.
Mi ha colpito leggere la frase sull'arresto di Cecilia Sala.
Io leggo da tempo il post. La Sala era una giornalista affermata nel senso di professionista con alle spalle un lavoro già importante.
Cosa può averle dato l'arresto in più se non la fama anche tra chi non ha interesse per il suo lavoro? Ciò significa quindi misurare le persone solo dalla fama che hanno che a sua volta serve ad esercitare potere economico e politico.
Usare questa misura significa usarla anche verso sé stessi e quindi (direttamente o anche indirettamente) lavorare per l'allontanamento dai processi democratici e dall'eliminazione delle barriere economiche e culturali.
Spero di aver reso ciò che intendo.
Hai reso benissimo, Gianni, e hai toccato un punto davvero importante! La misura della fama è in fondo al cuore delle logiche che animano l'attivismo su Instagram - in questo senso, la conclusione è la stessa che raggiungi tu.
Tutto condivisibile, mi permetto però di sottolineare che anche nel caso Trocchia/Giudice si è protetta in egual modo l’identità dell’accusatrice/vittima nonostante poi la sua denuncia si sia rivelata infondata. E tutti noi che scriviamo ne conoscevamo l’identità.
Grazie mille del tuo commento, Selvaggia, ci fa molto piacere :)
Hai perfettamente ragione che si tratta di prassi giornalistica intorno a fatti/denunce di un certo tipo. Quel che personalmente (parlo solo per me) mi colpisce è che l'attenzione circoscritta ai metodi punitivi delle attiviste nei confronti del giornalista accusatore/vittima - sulla cui inconsistenza/improduttività/violenza spero di essere stata molto chiara nel pezzo - tralascia un elemento importante della questione: all'origine di tutto, per quel che emerge dalle ricostruzioni, effettivamente c'era un comportamento non proprio limpido e potenzialmente abusivo del giornalista ai danni di due donne.
Questo comportamento giustifica la reazione? No, in nessun caso, a prescindere dalla gravità o meno di quanto ha fatto il giornalista: i metodi dell'intransigenza non funzionano *mai*.
Ma il dibattito popolare ha appiattito la complessità dei fatti, dimenticando completamente di interrogare quei risvolti della vicenda che potrebbero non giustificare i metodi punitivi, ma almeno motivare riflessioni sulle dinamiche di potere all'interno di una relazione sentimentale, troppo spesso sbilanciate a favore dell'uomo.
Spero di essermi spiegata. Grazie ancora di aver letto il nostro articolo!
vedo troppi contenuti a riguardo con lo stesso incipit: sulla vicenda delle chat non vince nessuno, sulla vicenda delle chat non ne esce bene nessuno e così andare.
quasi a voler mettere le mani avanti, una specie di manifesto di purezza e diplomazia; eppure le chat le avete e le abbiamo lette, e si capisce benissimo chi me esce male.
la verità è a moltissime di voi, cje scrivete fi femminismo, dà fastidio che "l'autrice dell'articolo" (sia mai anche solo a scriverlo quel nome) vi infastidisce, perché anche lei è radicale , soprattutto nel metodo, e siamo invece abituate all'amichettismo viscido e appicoso
Ciao Alida, rispondo solo per me, dicendoti con certezza che questa valutazione - che accolgo senza problemi - non corrisponde alla realtà. L'autrice dell'articolo non è nominata tanto quanto gli altri protagonisti della vicenda semplicemente perché abbiamo scelto di non nominare nessuno. Questo perché riteniamo che le considerazioni che facciamo siano vere a prescindere dai nomi e dai volti coinvolti.
Io sinceramente non ho avuto problemi con la pubblicazione delle chat, tanto più che mi sembra di aver scritto in maniera chiara che l'argomentazione privacy potrà anche (forse) avere un valore legale, ma crolla nel momento in cui consideriamo l'influenza politica, tramite social media, dei titolari della chat. Ho sostenuto questa stessa tesi in altri luoghi, pure in commenti a post qui su Substack, con chi esprimeva solo sdegno e sorpresa nei confronti di una presunta violazione della privacy.
Ciò che mi crea problemi è quello che Anna - quei paragrafi li ha scritti lei - ha descritto bene come "risentimento nei confronti del femminismo" scaturito da una lettura acritica e poco informata della vicenda. Ed è innegabile che nonostante i tanti uomini coinvolti nei fatti, siano solo le donne a subire la gogna mediatica (pure l'autrice dell'articolo, a seconda della prospettiva da cui proviene la gogna!).
Aggiungo in calce che sulle pagine della mia newsletter scrivo spesso riflessioni sull'importanza di un attivismo improntato all'ascolto e al dialogo, invece che all'intransigenza, quindi i fatti di questi giorni relativi alle chat rientrano perfettamente nei temi di cui mi occupo e offrono ottimo materiale a sostegno delle mie tesi.
Mi fa specie che l'autrice di questo commento si esprima in questi termini, dal momento in cui il vostro è l'articolo più obiettivo che ho letto in questi giorni. Come hai già citato, il solo fatto di non fare nomi, rende questa cosa evidente.. mah!