Mi domando, da sempre, perchè noi tutti abbiamo accettato, e ancora accettiamo, questa narrazione messianica e bliblica della "City upon a hill" cioè l'idea che Stati Uniti fossero una nazione scelta da Dio per svolgere una missione universale: una specie di popolo eletto?!
Ottima domanda Valerio, onestamente più ci penso più concludo che siamo tutti stati vittima di un’enorme allucinazione (manipolazione) collettiva. Come minimo risponde alla definizione di propaganda.
“Questa non è l’America” è l’astuzia con cui l’eccezionalismo americano garantisce la propria sopravvivenza. L’autocritica è raramente contemplata da una posizione di “migliore e più grande”.
Mi vengono in mente alcune riflessioni slegate tra di loro ma comunque in tema.
-Credo che cinema, serie tv, cartoni, musica e libri abbiano avuto il peso decisivo nell'accettazione della narrazione. Gli americani hanno saputo vendersi benissimo al resto del mondo occidentale con un colpo al cerchio e l'altro alla botte delle esperienze culturali europee. Cosa che ad esempio la CIna non riuscirebbe mai a fare nel momento in cui volesse prenderne il posto su quella metaforica collina.
-"Superiorità morale significa credere che nessun Paese è il più grande della terra e comportarsi di conseguenza": forse l'Unione europea è la cosa che più si avvicina a questo concetto.
-La seconda guerra mondiale è stata vissuta in modo differente sopra e sotto la linea che divideva in due l'Italia tra la RSI e l'occupazione degli alleati. Quando ho visto "L'uomo che verrà" di Giorgio Diritti, vivevo proprio a Bologna e si raccontava una storia che i miei nonni, nati anche loro negli anni '20, (per fortuna) non hanno vissuto. Anche a Bari ci sono stati bombardamenti; devastante quello del 2 dicembre 1943 sul porto con conseguenze collaterali involontarie sulla popolazione civile perchè le navi erano cariche di sostanze chimiche tossiche. Ma la sistematica violenza diretta sui civili (quella che in altre forme vivono oggi a Gaza ed in Ucraina) ha colpito solo una parte d'Italia.
Grazie mille per questo commento, Gianni! Ti rispondo punto per punto:
- Sì, concordo. La cultura americana è per noi stata, nei decenni, la forma principale di intrattenimento. Proprio oggi ricorre il 25esimo anniversario di Gilmore Girls, la serie che in Italia è arrivata con il nome Una mamma per amica. Erano i tempi della mia prima adolescenza e la serie ha catturato la mia immaginazione in una maniera irripetibile dopo quell'età. Come la protagonista Rory, in cui mi identificavo, volevo fare il liceo in America. Mi sembrava tutto più bello, più invitante da quella parte del mondo. Se oggi penso al livello di istruzione che avrei ricevuto facendo il liceo in America... lasciamo stare 😅
- Verissimo sull'Unione europea. Purtroppo non mi sembra che siamo ancora riusciti a tradurre questo potenziale in atto da un punto di vista di leadership mondiale. Ma il potenziale c'è.
- Anche mio nonno veniva dalla Puglia (Gargano), nel 1943 faceva l'università a Bologna e infatti è dovuto rientrare giù, dove era diverso, per alcuni anni...
Il mio senso dell'umorismo si è formato praticamente sulle prime 10 serie dei Simpson (+ i fumetti che avevo in anteprima direttamente dall'America grazie a mia zia).
Non so perché (o forse si), ma quando si parla di "eccezionalismo" americano mi tornano in mente i Blues brothers in missione per conto di dio.
Una costruzione ideologica utilizzata per creare una vera e propria fede nel paese e per giustificare una storia, interna ed internazionale, caratterizzata da molte tragedie e da una violenza costante.
Grazie Enrica per questa ricostruzione, teorica e, soprattutto, sul campo.
Alfredo, so che siamo alleati nella volontà di creare un’alternativa sociale, culturale, politica, identitaria alla propaganda statunitense (proprio perché conosciamo bene quel Paese, e lo amiamo pure! Su quest’ultima cosa parlo per me, almeno)
Mi domando, da sempre, perchè noi tutti abbiamo accettato, e ancora accettiamo, questa narrazione messianica e bliblica della "City upon a hill" cioè l'idea che Stati Uniti fossero una nazione scelta da Dio per svolgere una missione universale: una specie di popolo eletto?!
Ottima domanda Valerio, onestamente più ci penso più concludo che siamo tutti stati vittima di un’enorme allucinazione (manipolazione) collettiva. Come minimo risponde alla definizione di propaganda.
“Questa non è l’America” è l’astuzia con cui l’eccezionalismo americano garantisce la propria sopravvivenza. L’autocritica è raramente contemplata da una posizione di “migliore e più grande”.
Bellissimo pezzo, Enrica!
Grazie mille Anna ❤️ sono felice che ti sia piaciuto!
Grazie per l'articolo.
Mi vengono in mente alcune riflessioni slegate tra di loro ma comunque in tema.
-Credo che cinema, serie tv, cartoni, musica e libri abbiano avuto il peso decisivo nell'accettazione della narrazione. Gli americani hanno saputo vendersi benissimo al resto del mondo occidentale con un colpo al cerchio e l'altro alla botte delle esperienze culturali europee. Cosa che ad esempio la CIna non riuscirebbe mai a fare nel momento in cui volesse prenderne il posto su quella metaforica collina.
-"Superiorità morale significa credere che nessun Paese è il più grande della terra e comportarsi di conseguenza": forse l'Unione europea è la cosa che più si avvicina a questo concetto.
-La seconda guerra mondiale è stata vissuta in modo differente sopra e sotto la linea che divideva in due l'Italia tra la RSI e l'occupazione degli alleati. Quando ho visto "L'uomo che verrà" di Giorgio Diritti, vivevo proprio a Bologna e si raccontava una storia che i miei nonni, nati anche loro negli anni '20, (per fortuna) non hanno vissuto. Anche a Bari ci sono stati bombardamenti; devastante quello del 2 dicembre 1943 sul porto con conseguenze collaterali involontarie sulla popolazione civile perchè le navi erano cariche di sostanze chimiche tossiche. Ma la sistematica violenza diretta sui civili (quella che in altre forme vivono oggi a Gaza ed in Ucraina) ha colpito solo una parte d'Italia.
Grazie mille per questo commento, Gianni! Ti rispondo punto per punto:
- Sì, concordo. La cultura americana è per noi stata, nei decenni, la forma principale di intrattenimento. Proprio oggi ricorre il 25esimo anniversario di Gilmore Girls, la serie che in Italia è arrivata con il nome Una mamma per amica. Erano i tempi della mia prima adolescenza e la serie ha catturato la mia immaginazione in una maniera irripetibile dopo quell'età. Come la protagonista Rory, in cui mi identificavo, volevo fare il liceo in America. Mi sembrava tutto più bello, più invitante da quella parte del mondo. Se oggi penso al livello di istruzione che avrei ricevuto facendo il liceo in America... lasciamo stare 😅
- Verissimo sull'Unione europea. Purtroppo non mi sembra che siamo ancora riusciti a tradurre questo potenziale in atto da un punto di vista di leadership mondiale. Ma il potenziale c'è.
- Anche mio nonno veniva dalla Puglia (Gargano), nel 1943 faceva l'università a Bologna e infatti è dovuto rientrare giù, dove era diverso, per alcuni anni...
Il mio senso dell'umorismo si è formato praticamente sulle prime 10 serie dei Simpson (+ i fumetti che avevo in anteprima direttamente dall'America grazie a mia zia).
sempre molto interessanti, questo anche di più!
Grazie mille, Luca!
Non so perché (o forse si), ma quando si parla di "eccezionalismo" americano mi tornano in mente i Blues brothers in missione per conto di dio.
Una costruzione ideologica utilizzata per creare una vera e propria fede nel paese e per giustificare una storia, interna ed internazionale, caratterizzata da molte tragedie e da una violenza costante.
Grazie Enrica per questa ricostruzione, teorica e, soprattutto, sul campo.
Alfredo, so che siamo alleati nella volontà di creare un’alternativa sociale, culturale, politica, identitaria alla propaganda statunitense (proprio perché conosciamo bene quel Paese, e lo amiamo pure! Su quest’ultima cosa parlo per me, almeno)
Amore consumato per cinquant'anni