In fila al banco alimentare durante la sospensione dei sussidi alle persone indigenti
La chiusura del governo degli Stati Uniti ha messo a rischio i sussidi alimentari di 42 milioni di persone, rivelando la precarietà delle persone povere nel sistema di valori di questa società
Questo articolo è stato programmato in anticipo per uscire in Italia la mattina presto di mercoledì 12 novembre, quando negli Stati Uniti è notte fonda e io sto dormendo. Al momento della programmazione, il governo degli Stati Uniti è ancora a tutti gli effetti chiuso, anche se sono in corso trattative per la riapertura che potrebbe avvenire entro breve. È difficile, ma possibile che lo scenario politico nell’articolo si evolva tra il momento in cui vado a dormire martedì e l’ora della pubblicazione.
Poco prima di mezzogiorno di un nitido lunedì autunnale a Boulder, in Colorado, Victoria attende l’apertura del banco alimentare della Emergency Family Assistance Association (EFAA), una nonprofit locale che assiste persone e famiglie indigenti. Victoria ha 65 anni, indossa un cappotto marrone e grandi e spessi occhiali da sole e in mano stringe due borse della spesa riutilizzabili. Da ormai due mesi, Victoria ha smesso di ricevere i buoni alimentari erogati dal Supplemental Nutrition Assistance Program — il programma federale di assistenza alimentare negli Stati Uniti, altresì conosciuto con l’acronimo SNAP — a causa della prolungata chiusura (shutdown) del governo federale.
Vuoi capire perché e come il governo statunitense può chiudere in mancanza di un accordo tra le parti politiche sul finanziamento delle attività federali? Io ed Elide Pantoli te lo spieghiamo in questo episodio di Americanate Podcast!
Prima di ottobre, Victoria riceveva un sussidio mensile di 189 dollari, in linea con la media nazionale. “Settembre è stata l’ultima volta”, racconta (in realtà, lo shutdown del governo non dovrebbe aver impedito il pagamento dei sussidi in ottobre, poiché erano già stati approvati a settembre; è possibile che Victoria sia stata vittima di altri ritardi o disguidi derivanti dalla chiusura del governo). “Mi vergognavo a venire al banco alimentare. Mi vergognavo di ricevere buoni alimentari (food stamps). Ma qui non è così”, spiega Victoria indicando lavoratrici e lavoratori di EFAA. “Queste persone sono degli angeli”.
Iniziato l’1 ottobre, l’attuale periodo di chiusura del governo federale statunitense è il più lungo della storia: 43 giorni oggi, 12 novembre, anche se la conclusione sembra prossima. All’origine vi è il rifiuto da parte dell’ala democratica del Congresso di approvare il piano di rifinanziamento delle attività del governo, per un valido motivo: la legge di bilancio introdotta dall’amministrazione Trump e promossa dal Partito Repubblicano prevede che non vengano rinnovati certi sgravi fiscali per la copertura sanitaria ottenuta grazie all’Affordable Care Act (ACA, la legge conosciuta anche come Obamacare). Senza questi sgravi fiscali, che scadono a fine anno, si stima che il premio annuale per l’assicurazione sanitaria acquistata tramite ACA raddoppierà o addirittura triplicherà per 24 milioni di persone. Come Anche una donna qui ha spiegato in passato, ad acquistare l’assicurazione sanitaria tramite l’ACA sono in maggioranza persone o famiglie a basso reddito; il 57% vive in distretti rappresentati da deputati repubblicani. In altre parole: benché questa importante battaglia interessi solo al Partito Democratico, è probabile che a non potersi più permettere o, addirittura, a perdere la copertura sanitaria saranno soprattutto persone indigenti… che hanno votato per Donald Trump.
Quanto al trade-off per cui, in nome di questa battaglia, milioni di persone americane sono costrette a perdere i buoni pasto necessari alla sopravvivenza… beh, fa davvero specie che nel Paese più ricco del mondo si debba configurare un’alternativa del genere. Non dovrebbe sussistere necessità di scelta.
Al banco alimentare di EFAA, una dozzina di persone, tra cui Victoria, riempiono carrelli di frutta, verdura, legumi in scatola, pane in cassetta e tortilla. Lo spazio è piccolo; durante la sospensione di SNAP, l’associazione consiglia di prenotare la propria visita in anticipo. Harrison Weinberg, coordinatore del banco alimentare, stima un aumento della domanda di cibo pari a circa il 10-15 per cento dall’ultima settimana di ottobre in previsione della sospensione dell’1 novembre, che Weinberg qualifica come “uno shock”. “È decisamente aumentata la domanda in termini di quantità di libbre di cibo [una libbra equivale a 450 grammi, ndr] per persona”, dice Weinberg. “Ma è probabile che l’incremento più grande arriverà nelle prossime settimane, a seconda di cosa farà il governo. La prima settimana di novembre alcune famiglie riescono ancora a tirare avanti”.
Chad Molter, direttore esecutivo di Harvest of Hope, un altro banco alimentare a Boulder, ha notato anche un aumento di donazioni di denaro e di persone che si offrono come volontarie per aiutare a gestire l’emergenza. Molter ci tiene a sottolineare che l’emergenza attuale non è che un picco di una crisi alimentare che è sempre in corso negli Stati Uniti. Se 42 milioni di persone ricevono buoni pasto (il 12,5 per cento della popolazione), il dato non riflette pienamente la gravità dell’insicurezza alimentare in un Paese dove l’accesso a cibo fresco, sano e nutriente richiede ingenti quantità di denaro.
In fila ad Harvest of Hope, infatti, ho incontrato diverse persone che non hanno perso i sussidi SNAP a causa dello shutdown… perché non sono idonee a riceverli, pur vivendo in condizioni di indigenza. Tra queste c’è Brandon, 34 anni, che ha perso l’idoneità a SNAP perché il suo lavoro (Brandon è il proprietario di un piccolo negozio online che vende arte) non è considerato “vero lavoro” dalla nuova legge di bilancio dell’amministrazione Trump. Ho conosciuto anche Melissa, 35 anni, che non ha una casa, vive per la strada ed è appena uscita da un periodo di detenzione per ostruzione del passaggio su un marciapiede. È arrivata a Boulder dal Minnesota da poche settimane e non si è ancora organizzata per capire se e come può ricevere sussidi federali.
“Le politiche fondate sulla paura devono cessare”, mi ha detto Melissa, in riferimento al governo guidato da Donald Trump. “Bisogna ripartire dalla compassione. Alla classe politica dico: basta prendere decisioni su problemi per cui non avete mai dovuto lottare”.

Pur decorando i siti delle varie agenzie federali di minacciosi banner che biasimano l’ala democratica del Congresso per lo shutdown in corso (“I democratici al Senato hanno sospeso l’erogazione di servizi al popolo americano in cambio di cure sanitarie per gli illegali, mutilazioni di genere e altri punti di ‘leva’ sconosciuti”1, si legge sul sito del Dipartimento dell’agricoltura), il Presidente Trump non sembra crucciarsi per la sospensione dei sussidi SNAP, benché a essere colpite siano soprattutto persone che lo sostengono. Al contrario, quando un giudice federale ha ordinato al governo di sbloccare dei fondi di emergenza per l’erogazione dei sussidi, il Dipartimento di giustizia ha presentato appello presso la Corte Suprema; mentre il caso viene rimpallato tra le corti, Trump ha dato ordine agli Stati di annullare qualsiasi pagamento di SNAP effettuato in questi giorni con fondi di emergenza.
Il motivo, chiaramente, è che sollevare decine di milioni di persone americane dalla fame priva l’ala repubblicana del Congresso di un’arma di negoziazione fondamentale nelle trattative per la riapertura del governo. “Usano le persone a basso reddito come pedine politiche”, commenta Molter.
Curiosamente, la stessa logica non viene applicata al pagamento degli stipendi delle 1,3 milioni di persone che servono nelle forze armate, anch’esse colpite dalla chiusura del governo. Per loro, Trump ha impiegato solo tre settimane dall’inizio dello shutdown (a fronte delle più di cinque da cui l’impasse SNAP è in corso) per recuperare una donazione privata di 130 milioni di dollari. Benché non sia chiaro come 130 milioni di dollari possano coprire lo stipendio di 1,3 milioni di persone — sarebbero 100 dollari a testa —, la disparità di trattamento e cura è evidente. E ha tutto a che vedere con il sistema di valori morali e culturali su cui si regge la società statunitense: la guerra e la violenza sono virtù, esaltate come compimento ultimo di un grandioso destino nazionale e collettivo; la povertà, invece, è un vizio e una colpa, sintomo dell’incapacità dell’individuo di partecipare in maniera positiva e produttiva al benessere della collettività.
E se la povertà è colpa del singolo — non delle istituzioni pubbliche e private che perpetuano ingiustizie sistemiche —, allora il benessere “della collettività” non può essere condiviso collettivamente. Chi fallisce nel raggiungimento del proprio piccolo benessere individuale non merita di ricevere aiuto. Le truppe sì, loro che sganciando bombe in terra straniera compiono “il sacrificio ultimo” affinché nei confini di questa nazione si continuino a coltivare piccoli giardini di benessere senza curarsi di chi non ce la fa. Le persone povere, invece, no — che queste persone povere siano poi le stesse che scelgono di essere rappresentate da personalità politiche che agiscono ingiustizia fondata su egoismo e violenza, beh, è un discorso per un altro articolo libro in tre tomi.
“Non abbiamo una tendenza collettivista in questo Paese”, conferma Molter nel suo ufficio ad Harvest of Hope.
Il lavoro di cura nei confronti delle persone indigenti ricade quindi in maniera sproporzionata sulle organizzazioni senza scopo di lucro, sostenute in parte anche dalla generosità individuale dei privati cittadini (negli Stati Uniti, osservo che l’abitudine di fare donazioni a enti nonprofit è molto più diffusa che in Italia). Questo è vero sempre, che il governo federale sia aperto o chiuso. In periodo di shutdown, riflette Weinberg di EFAA, l’intervento intensificato delle nonprofit dà al governo l’illusione di non doversi preoccupare del destino di chi ha più bisogno.
“Poiché ci siamo qui noi a sostenere la comunità”, dice Weinberg, “il governo può permettersi di non affrontare il problema della fame. Non c’è senso di responsabilità. Più lavoriamo noi, meno lavorano loro”.
Mancano poco più di due settimane alla festa del Ringraziamento, la più importante nel calendario statunitense (più di Natale), quella del tacchino. Mentre parlo con Weinberg, bussa alla porta del suo ufficio un’anziana volontaria che sta cercando di recuperare quanti più tacchini possibili con un budget di 500 dollari. La volontaria ha sentito dire che Amazon vende tacchini a 69 centesimi alla libbra. Più tardi, quando sono a casa, individuo i tacchini in questione: pesano 14 libbre (6,3 kg) e costano 9,66 dollari l’uno. Con 500 dollari, la volontaria può acquistarne 50 e coronare così l’offerta di cibo per il classico menù del Ringraziamento al banco alimentare di EFAA. Diversi alimenti sono già in esposizione: le patate, la salsa di mirtilli in scatola, il mix per il ripieno del tacchino, la polvere per l’intingolo.
Quanto a Victoria, l’improvvisa mancanza di risorse per fare la spesa autonomamente non le impedisce di mantenere uno spirito di positività e speranza. “Nella vita, alla fine, tutto si risolve”, mi ha detto prima di dirigere il carrello verso l’entrata del banco alimentare.
Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Jefferson - Lettere sull'America, una pubblicazione dedicata agli Stati Uniti per cui anche io scrivo regolarmente. Ti invito a iscriverti gratuitamente:
Testo originale: “Senate Democrats have voted 14 times against reopening the government. This compromises not only SNAP, but farm programs, food inspection, animal and plant disease protection, rural development, and protecting federal lands. Senate Democrats are withholding services to the American people in exchange for healthcare for illegals, gender mutilation, and other unknown ‘leverage’ points”.








C'è un solo, sintetico commento che può essere postato ed è che il tuo articolo, Enrica, rappresenta la dimostrazione "tombale" del fallimento senza appello del sistema usa da ogni punto di vista sia osservabile, etico ed economico, sociale ed umano.
Un modello semplicemente incomprensibile nella sua accettazione da parte di un popolo troppo stordito dalla propaganda (efficacissimo il raffronto fra la violenza positiva dei militari e la povertà negativa delle persone).
Chi i repubblicani colpiti duramente continuino a sostenere chi li colpisce non rientra, invece, nella mia capacità di comprensione.
Grazie Enrica per questo racconto.
"Quanto a Victoria, l’improvvisa mancanza di risorse per fare la spesa autonomamente non le impedisce di mantenere uno spirito di positività e speranza. “Nella vita, alla fine, tutto si risolve”, mi ha detto prima di dirigere il carrello verso l’entrata del banco alimentare."
https://youtu.be/W9efddCxEKw?si=pjV3YpRUBtWP0XYJ
Perdonatemi ma non ho potuto fare a meno di pensare allo sketch di Guzzanti