11 Commenti
Avatar di User
Avatar di Anna Aresi

Grazie Enrica, anch'io al momento di quei fatti avevo contattato subito degli amici venezuelani, semplicemente chiedendo come stessero, e loro erano over the moon.

Ma la cosa che mi aveva colpito di più era stata che, nei giorni seguenti, mi aveva contattato una persona, che era già stata mia cliente in passato e con cui avevo avuto uno scambio cordiale, chiedendomi di tradurre un documento.

Si trattava di un atto anagrafico che riportava che suo marito era nato in Venezuela. Io ovviamente non volevo farmi i fatti loro, quando mi capita di tradurre dati sensibili lo faccio col pilota automatico e non menziono mai questi dati nelle mie interazioni coi clienti. Però in quel caso ero stata molto combattuta, perché mi sembrava di ignorare una cosa troppo grossa visto il momento storico.

Visti gli scambi così amichevoli precedenti, alla fine le ho scritto dicendo che "I couldn't help but notice that your husband was born in Venezuela" e che speravo che i loro famigliari e amici stessero bene. Lei mi ha risposto con una lunga email in cui mi ha raccontato tutta la loro situazione, che anche lei era venezuelana nonostante fosse nata altrove, e che il fatto che ci fosse gente che si interessava alla loro situazione le scaldava il cuore e le dava speranza per il futuro.

Io non ho fatto altro che chiedere a due famiglie come stessero, oserei dire nemmeno il minimo della decenza umana. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere sul nostro, anzi mio atteggiamento di osservatrice esterna e supponente, che vorrei entrare nella vicenda con già la mia spiegazione bella e fatta, quando invece dovrei starmene zitta, fare spazio e ascoltare.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie di questa testimonianza Anna, capisco perfettamente come ti sei sentita!! Ho visto Nicole due volte da inizio anno (si sono trasferiti in Colorado l'anno scorso, prima erano in Maryland) ed entrambe le volte mi ha comunicato tantissime, ma tantissime volte la sua gratitudine per il mio interesse, e così Maria. Un giorno Nicole mi ha detto che il mio interesse era stato l'highlight of her day! Lo riferisco non per banalizzare la cosa, ma al contrario, perché mi ha colpito tantissimo. Quanto poco devi sentirti vista, accolta, rappresentata nella narrazione nordamericana/eurocentrica per sentirti così?

Mi piace molto la tua formulazione: "vorrei entrare nella vicenda con già la mia spiegazione bella e fatta" -- è proprio così, a me succede in continuazione, e voglio esercitarmi a non farlo e vedere quante cose sorprendenti possono succedere.

Avatar di Alice Orrù

Grazie per il tuo lavoro, Enrica. Questi tuoi pezzi restituiscono la complessità di cui abbiamo bisogno per capire il mondo invece che starlo solo a guardare con la nostra lente eurocentrica. Quando scrivi che "c’è un limite entro il quale gli strumenti logici di lettura della realtà non possono sostituirsi all’esperienza di chi la vive, né tantomeno spiegarla completamente" mi confronto con il pensiero che anche le esperienze di prima mano possono essere ulteriormente sfaccettate e contrastanti, parte del caleidoscopio di realtà e punti di vista che convivono in uno stesso Paese o contesto sociale. È una realtà che ci sfida immensamente, come esseri umani, richiede un grande sforzo di fuga dai riassunti semplici: spero che continueremo a parlarne collettivamente, perché è un esercizio che dovremmo fare sempre più spesso e con attenzione, credo (e non mi riferisco, ahimè, alla sola situazione venezuelana). Intanto, grazie!

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie mille di questo commento, Alice, che ricevo con un abbraccio. Ho fatto una fatica immensa a scrivere questo pezzo (tra una cosa e l'altra ho impiegato tre giorni), un po' per la difficoltà di trovare senso, un po' per via della people-pleaser che sono: continuavo a cercare di anticipare qualsiasi possibile obiezione e critica da parte sia di chi legge, sia di Maria e Nicole. Scordandomi di rimanere in silenzio con le parole, con la vita, con l'umanità. Non tutto va spiegato, sempre, esaustivamente. Il punto di partenza, credo, è creare spazio per il caleidoscopio di realtà che dici, le esperienze di prima mano sfaccettate e contrastanti SOPRATTUTTO se ci mettono in difficoltà. È lì che secondo me avvengono le opportunità di crescita più speciali, che se fossimo tuttə più dispostə ad accogliere, forse (sono io la prima che fa fatica), vedremmo meno Trump salire al trono.

Avatar di Alice Orrù

Ricambio l'abbraccio, ancora più stretto perché si percepisce forte la gran fatica che sta dietro questo pezzo in particolare.

Avatar di Maurizio Giordano

Intervenendo ad una trasmissione televisiva in Italia la scorsa settimana, Paolo Mieli ha fatto due osservazioni: "Trump è fondamentalmente il male. Tuttavia, seppur è vero che in Palestina si continua a morire, ha comunque fatto un accordo con Netanyahu, che per due anni non aveva fatto nessuno. Trump certamente non brilla per rispetto della democrazia, ma comunque grazie a lui è stato liberato Trentini, che da oltre un anno era detenuto illegalmente ed altri non avevano fatto molto per lui. Ora, considerando che c'è chi lo guarderà sempre con sospetto, ci sarà comunque chi lo guarderà in un altro modo. Ed è un 50/50". Ecco, a mio modo, ho avuto un altro sguardo. Che non mi impedisce di guardare a Trump senza sospetti.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Anche io lo guardo sempre con tanto sospetto e, ripeto, lungi da me scagionare — ma è sempre importante aprire lo sguardo alle persone che invece ritengono che da lui provenga qualcosa di buono, perché davvero non possiamo ignorare le testimonianze e dimenticarci di ascoltare chi ritiene di aver trovato ascolto solo in lui.

Avatar di Paola Natalucci

***pippone alert, commento lungo a un post che mi ha molto dato da pensare, scusatemi***

Sai cosa mi colpisce, di questo pezzo, e in particolare del parallelo tra Maria e Nicole da un lato, e le parole di tuo nonno dall'altro? Che Maria e Nicole sono venezuelane, ma non sono in Venezuela. Che tuo nonno non era a Hiroshima a vedere le ombre delle persone neutralizzate dalla bomba, che magari erano non so. Tuo figlio.

Nessuno di loro tre, realmente, sta vivendo o ha vissuto *in prima persona* i bombardamenti e il casino successivo a Caracas, come tuo nonno non ha vissuto *quella bomba lì* pur avendone viste di ogni. Stanno comunque, forse, operando un'astrazione che gli rende facile dire "va bene lo stesso". E te credo che ti va bene, tanto mica lo stai vivendo tu?

Negli stessi giorni che è accaduta la cosa di Maduro, ho sentito un giornalista chiedere al regista e dissidente persiano Jafar Panahi se sarebbe per lui auspicabile un intervento simile in Iran, e la sua risposta mi è sembrata molto più ragionevole, ed era una cosa come: la libertà dal regime la vogliamo tutti, ma non la vogliamo grazie alle bombe di un paese terzo e grazie a ulteriore morte. La stessa cosa dicono i miei altri amici e conoscenti persiani.

Non so, forse le comunità venezuelane festanti – io non ne conosco nessuno quindi non ho avuto occasione di chiedere – non hanno presente le implicazioni generali di un intervento statunitense sul proprio territorio? E in MO hanno invece la memoria molto fresca al riguardo, quindi dicono, grazie, ma anche no?

Riguardo al Venezuela hai ragione, per me è da anni una situazione dove essere manichea non è possibile, nel senso che Maduro è un dittatore, ma gli oppositori mi sembrano i cuginetti di Milei, quindi che dire? Non dico niente, non si deve dire sempre qualcosa 😅

E poi ultima cosa: non tutte le autocrazie hanno lo stesso aspetto, ci sono gradi e modalità diverse. Gli Stati Uniti oggi sono sulla strada dell'autocrazia, un sacco di paesi in Asia già ci sono da decenni – fanno semplicemente le cose in modo più furtivo e meno vistoso di quella di Maduro, o della attuale amministrazione degli US. Non c'è un solo modo di essere autocrata, arrivare all'autocrazia è un processo. Negare che quello che sta accadendo ora negli US sia molto pericoloso, IMHO, è un po' un raccontarsela.

Un saluto dall'isoletta che agita l'animo di quell'altro autocrata con gli occhialetti, verso est (e scusa LA PERGAMENA, colpa tua che mi fai pensare! ❤️)

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie mille Paola per questo commento che mi dà l’occasione di chiarire anche un paio di punti dall’articolo ❤️ (per chi legge questi commenti da fuori, io e Paola ne abbiamo parlato di questo anche in privé, quindi mi limito a evidenziare un paio di cose in pubblico).

Vado per punti:

1. Vero che loro in Venezuela non vivono più, però — e avrei dovuto specificare questa cosa nel pezzo — lì hanno ancora genitori (Maria) e decine di amici e parenti, e nel parlare con me si sono esplicitamente rese portatrici del punto di vista di queste persone. Ho chiesto a entrambe se conoscono qualcuno in Venezuela che la pensa diversamente e loro mi hanno detto di no, non personalmente. Il che è pazzesco se ci pensi, no? In loco non è cambiato veramente nulla, ma ancora c’è tanta gente che spera nella crepa che si è creata? È un dato importante, al di là del merito e della sua solidità.

2. ⁠Maria comunque ha fatto esperienza della dittatura sulla propria pelle per un quarto di secolo. Mio nonno non era a Hiroshima e non ha perso nessuno a causa della bomba atomica, ma come dici anche tu delle bombe ha fatto esperienza in Italia; le sue affermazioni sono influenzate dalla fortuna di non aver sentito la bomba atomica sulla propria testa? Sì, e hai ragione a sottolinearlo; ma sono influenzate anche da un altro tipo di sofferenza, che per lui ha preso il sopravvento. Possiamo discutere di quale sofferenza è peggiore: ma non credo che la gerarchia del dolore aiuti a risolvere la complessità in gioco.

3. ⁠Quest’ultima frase tocca il nocciolo del mio pezzo: noi possiamo assolutamente non condividere la lettura di Nicole e Maria, individuarvi fallacie logiche. Ma chi sono io per dover spiegare loro come si devono sentire in questo momento? È quello secondo me il punto di tutta la questione. C’è una stanza dove si può parlare del merito politico di una certa situazione, e una stanza dove invece ha più senso ascoltare in silenzio chi di quella situazione ha fatto diretta esperienza.

Sul discorso che “non c’è un solo modo di essere autocrate” e “l’autocrazia può prendere facce diverse” sono assolutamente d’accordo.

Grazie per questa pergamena dall’isola di quell’altro là ❤️

Avatar di Ambrogio Milani

breve premessa: perché quando scrivo un commento, poi si perde per strada, a meno di non passare per un codice numerico e poi substack chiede di nuovo chi sono ??

BRAVA Enrica e brava Alice, che si esprime in modo impeccabile. Si tratta di una sensibilità prettamente femminile, che anche l'uomo più benintenzionato stenta ad avere, schiacciato come è dal peso di un patriarcato secolare (giunto alla massima tossicità negli ultimi 2 secoli). Ecco perché o saranno le donne a salvare il mondo o non ci sarà più mondo. Beh, oddio, con un pò di retorica...

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

😁 grazie Ambrogio delle tue parole, speriamo proprio che sia così!!! ahah scherzo, speriamo che l'uomo si unisca alla donna per salvare il mondo :)

Non so perché sei inciampato in quel problema lasciando il commento. Potrebbe essere perché hai letto il pezzo da email, poi hai cliccato su "commenta" e quando sei entrato sul sito o sulla app di Substack non eri loggato? Se hai bisogno manda pure qualche foto che cerco di aiutarti.