E' un racconto, Enrica, particolarmente interessante, perche' affronta situazioni e fenomeni sociali che non trovano ospitalita' nella stampa ufficiale.
Hai ragione quando dici che la politica, in usa, viene vissuta in modo viscerale (da ultras) e privo di razionalita'; in un modo privo della tanto sbandierata liberta' - aridaje - di pensiero e di comportamento, in un ruolo da sudditi che porta larghi strati della popolazione ad accettare scelte per loro dannose, con immotivato fanatismo.
Poi i riferimenti alla Romagna meritano una riflessione ulteriore.
Ti aspettavo per i riferimenti alla Romagna, Alfredo! 😄 ne riparleremo.
La dimensione fortemente personale e identitaria della politica statunitense è una vera arma a doppio taglio. Da un lato, mi piace e mi rincuora vedere che le persone qui "ci tengono" più che in Italia. Quando si dice che il personale è politico, il punto è proprio questo. In Italia a volte riscontro un disinteresse intellettuale che mi fa chiedere: ma per cosa viviamo, allora?
Dall'altro, nella sua espressione più negativa, proprio quello che dici tu: il fanatismo da ultrà della curva sud che obnubila il raziocinio e consegna la leadership a delle figure "politiche" inette che dovrebbero farsi carico del nostro destino e non ne sono capaci.
Nonostante la differenza politica tra noi e loro sia evidente da sempre, non riesco comunque a capacitarmi del "tifo da stadio" per i presidenti o addirittura per uno store dedicato (che la dice lunga sull'enorme egocentrismo di Trump). Così come l'ipocrisia di scindere il chi sono da chi voto. È molto interessate approfondire queste tematiche, che però confermano la mia totale assenza di invidia nei confronti di un paese tanto ben decantato per troppi anni. Mi auguro che i suoi gadget 2028 vadano "in bianco".
Anche io faccio fatica a capacitarmi del tifo da stadio nello stesso modo in cui non mi capacito della "nostalgia" di Mussolini e del regime fascista da parte di persone che allora non erano neanche al mondo!!! Ma perché?! Quale perverso processo psicologico deve mettersi in atto perché si verifichi una condizione del genere? Sembra essere un fenomeno davvero inseparabile dall'essere umani, anche se, per fortuna, "colpisce" solo alcuni di noi.
Per quanto riguarda l'identificazione tra "chi sono" e "chi voto", riprendo quanto ho detto nel commento ad Alfredo: non è necessariamente negativa, secondo me, considerato che il personale è davvero politico, e le scelte politiche hanno a che fare con il nostro destino di esseri umani molto più di quanto traspaia dal pollaio mediatico che creano. D'altro canto, è molto facile cadere nelle ripercussioni negative a cui ti riferisci e di cui parlavo nell'articolo - e a quel punto una separazione razionale diventa necessaria.
Secondo me i nostalgici di Mussolini probabilmente vorrebbero fare qualche esperienza "extra corporea" per raggiungerlo (ovviamente sono ironica ma non troppo) altrimenti non avrei altre spiegazioni nemmeno io, tranne che se esistesse una bacchetta magica farei rivivere loro il tanto amato ventennio, poi vediamo.
Esatto, proprio così. I miei nonni non sono mai riusciti a capacitarsi di questa nostalgia per quello che alla fine è stato il periodo più brutto della loro vita.
(ipocrisia dello scindere chi sono da chi voto è riferito in generale, a livello politico sia nostrano che non, perché non ho mai creduto e non credo a questa retorica difficilmente divisibile).
E' un racconto, Enrica, particolarmente interessante, perche' affronta situazioni e fenomeni sociali che non trovano ospitalita' nella stampa ufficiale.
Hai ragione quando dici che la politica, in usa, viene vissuta in modo viscerale (da ultras) e privo di razionalita'; in un modo privo della tanto sbandierata liberta' - aridaje - di pensiero e di comportamento, in un ruolo da sudditi che porta larghi strati della popolazione ad accettare scelte per loro dannose, con immotivato fanatismo.
Poi i riferimenti alla Romagna meritano una riflessione ulteriore.
Ti aspettavo per i riferimenti alla Romagna, Alfredo! 😄 ne riparleremo.
La dimensione fortemente personale e identitaria della politica statunitense è una vera arma a doppio taglio. Da un lato, mi piace e mi rincuora vedere che le persone qui "ci tengono" più che in Italia. Quando si dice che il personale è politico, il punto è proprio questo. In Italia a volte riscontro un disinteresse intellettuale che mi fa chiedere: ma per cosa viviamo, allora?
Dall'altro, nella sua espressione più negativa, proprio quello che dici tu: il fanatismo da ultrà della curva sud che obnubila il raziocinio e consegna la leadership a delle figure "politiche" inette che dovrebbero farsi carico del nostro destino e non ne sono capaci.
Nonostante la differenza politica tra noi e loro sia evidente da sempre, non riesco comunque a capacitarmi del "tifo da stadio" per i presidenti o addirittura per uno store dedicato (che la dice lunga sull'enorme egocentrismo di Trump). Così come l'ipocrisia di scindere il chi sono da chi voto. È molto interessate approfondire queste tematiche, che però confermano la mia totale assenza di invidia nei confronti di un paese tanto ben decantato per troppi anni. Mi auguro che i suoi gadget 2028 vadano "in bianco".
Anche io faccio fatica a capacitarmi del tifo da stadio nello stesso modo in cui non mi capacito della "nostalgia" di Mussolini e del regime fascista da parte di persone che allora non erano neanche al mondo!!! Ma perché?! Quale perverso processo psicologico deve mettersi in atto perché si verifichi una condizione del genere? Sembra essere un fenomeno davvero inseparabile dall'essere umani, anche se, per fortuna, "colpisce" solo alcuni di noi.
Per quanto riguarda l'identificazione tra "chi sono" e "chi voto", riprendo quanto ho detto nel commento ad Alfredo: non è necessariamente negativa, secondo me, considerato che il personale è davvero politico, e le scelte politiche hanno a che fare con il nostro destino di esseri umani molto più di quanto traspaia dal pollaio mediatico che creano. D'altro canto, è molto facile cadere nelle ripercussioni negative a cui ti riferisci e di cui parlavo nell'articolo - e a quel punto una separazione razionale diventa necessaria.
Secondo me i nostalgici di Mussolini probabilmente vorrebbero fare qualche esperienza "extra corporea" per raggiungerlo (ovviamente sono ironica ma non troppo) altrimenti non avrei altre spiegazioni nemmeno io, tranne che se esistesse una bacchetta magica farei rivivere loro il tanto amato ventennio, poi vediamo.
Esatto, proprio così. I miei nonni non sono mai riusciti a capacitarsi di questa nostalgia per quello che alla fine è stato il periodo più brutto della loro vita.
(ipocrisia dello scindere chi sono da chi voto è riferito in generale, a livello politico sia nostrano che non, perché non ho mai creduto e non credo a questa retorica difficilmente divisibile).