35 Commenti
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Avatar di Alice Orrù
Apr 8Modificato

"Chi gravita in ambienti di sinistra lo sa, che il senso è quello."

E in effetti a volte non c'è nemmeno bisogno che venga detto così direttamente. Capisco mooolto bene il disagio di Sophie: hai descritto bene una sensazione che moltə di noi hanno provato, la vergogna di aver detto la parola sbagliata anche se tutto il nostro discorso è ben lontano da appoggiare posizioni escludenti o discriminatorie. Personalmente la sento come una sorta di auto-sorveglianza del linguaggio, perché capita di sentirsi addosso l'errore bruciante anche se non ci viene fatto notare esplicitamente.

Quando faccio formazione sui linguaggi inclusivi punto molto su questo tema: preciso sempre che nessunə ha il manuale del linguaggio perfetto in tasca, che l'errore è possibile e va calato in un contesto comunicativo più ampio, non criminalizzato tout court. E soprattutto che i "safe space" non esistono: possiamo invece ambire a "safer spaces", spazi che siano il più sicuri possibile ma non perfetti, spazi di conversazione e confronto eterogenei dove anche gli errori sono ammessi e si possono far notare, se il caso, con atteggiamento costruttivo, non giudicante.

Sono molto, molto d'accordo sul fatto che la (implicita, a volte) pretesa di purezza ci sia tornata indietro come un boomerang. È un vero peccato.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Che commento meraviglioso, Alice, grazie. Hai fatto quello che io non sono riuscita a fare, e che mi ha tenuta mezza sveglia la notte dopo aver pubblicato il pezzo: hai sottolineato, anche tramite la tua testimonianza diretta, quanto invece esistano anche tanti spazi di sinistra dove la comunicazione, il dialogo, l'ascolto e l'accoglienza dell'imperfezione sono al centro dell'esperienza. Purtroppo, il dispiacere di vedere tantə di noi incartarci in irrealizzabili utopie di purezza ogni tanto mi infiamma a tal punto che dimentico di notare quanto non tutti gli spazi di sinistra siano così, anzi! Viva questi safer spaces (bellissimo concetto)!

Anche io mi sono trovata al posto di Sophie qualche volta, e quando ho raccontato la sua esperienza (come mi è stata riferita), ho sentito che la descrizione delle emozioni di vergogna, disagio e dispiacere proveniva innanzitutto da una conoscenza in prima persona. Mi piace l'idea che queste emozioni possano agire come forma di auto-sorveglianza del linguaggio!

Grazie di tutto, come al solito ❤️

Avatar di Alice Orrù

Grazie a te, Enrica! È una sintesi che mi riesce bene perché è da anni che cerco di rimanere in equilibrio tra come abito il mondo, come uso il linguaggio e come insegno a usarlo con il mio lavoro: equilibrio che a seconda delle circostanze e dei contesti si fa bello precario. Per questo l'episodio della tua newsletter mi ha fatto emozionare e riconoscere in prima persona. Ho citato l'auto-sorveglianza in senso negativo, in realtà, come un senso di polishing interiorizzato che a volte – come dici anche tu – toglie il sonno; ma hai ragione, possiamo vederlo anche in senso positivo come un'abitudine di self-check che ci aiuta a muoverci consapevolmente nei safer space che vogliamo costruire.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ma infatti mi sono resa conto solo dopo aver lasciato il commento che avevo interpretato male il tuo riferimento all’auto-sorveglianza 😅 e sai perché? Perché avevo paurissima di aver scritto qualcosa di “sbagliato”, o di ricevere critiche implicite, e questo bias ha guidato il mio cervello nella direzione interpretativa sbagliata. Il che fa davvero sorridere in questo contesto, perché l’auto-sorveglianza nel senso in cui l’ho descritta è in realtà un esempio lampante del muoversi in punta di piedi di cui ho parlato nel pezzo 🙃 che è proprio quello che tu volevi dire.

Avatar di Alice Orrù

Amo questi giri del cervello!

Avatar di SilviaBianca

Da persona trans, concordo purtroppo sul fatto che portare all'estremo il confronto, limitandone lo scambio, il dialogo e il linguaggio, errori involontari compresi o semplicemente non potendo fare una narrazione semplice e basilare, negli ultimi anni è stato molto deleterio. Ha spaccato anche la bolla trans ed lgbt+ all'interno. E spesso ci sono anche problemi ad ammettere che sia così. Le micro aggressioni esistono ma non sono quelle di questa storia, ma sono ben altre. Purtroppo questi episodi rischiano altamente di allontanare le persone che stanno dalla stessa parte, creando attriti e isolando le comunità marginalizzate. Oggi anche tra persone trans stesse si fa difficoltà a non incappare in un linguaggio che non risulta offensivo (ma questo vale anche perché altre minoranze o categorie discriminate). Tutto questo offre un assist a hater, destra ecc. È necessario imparare a saper prendere con più "filosofia" il linguaggio. Non saprei come altro dirlo, ma preferisco dirlo così :)

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Cara SilviaBianca, ti ringrazio tantissimo della tua testimonianza 🩵 io spero che la mia riflessione abbia chiaramente distinto la differenza tra errori e aggressioni di tipo violento, spesso intenzionale, nei confronti delle persone trans - verso i quali è giusto essere intransigenti - e gli inciampi che capitano nel corso di un percorso di imperfezione umana ma buona, inclusiva e accogliente, non solo della dignità delle persone trans ma di quella di tuttə. Se per qualche motivo la mia esposizione ha mancato in questo senso - fallendo quindi nel suo intento comunicativo -, ti chiedo scusa, e sei la benvenuta nella mia casella di posta per parlarne :)

Credo che a sinistra dobbiamo esercitarci a tenere in mano contemporaneamente posizioni solo all'apparenza contraddittorie: il transfemminismo deve affrontare le istanze delle donne con utero e di quelle senza utero senza esporsi a critiche che affrontare l'una significhi sovrastare l'altra. No - entrambe coesistono. Per farlo, abbiamo bisogno di grazia, empatia e compassione reciproche. Come dici tu, stiamo dalla stessa parte!

Un abbraccio.

Avatar di SilviaBianca

Ma figurati, anzi sono contenta che se ne parli e ti ringrazio per il post! Credo che questo tema venga tenuto sotto il tappeto rischiando di edulcorare il dibattito e di annacquare le battaglie quelle importanti!

Avatar di SilviaBianca

*per altre minoranze (volevo scrivere per ma il correttore ha scritto perché)

Avatar di Alfredo Branzanti

C'e' una vecchia frase attribuita (senza certezze) ad un grande uomo di sinistra - romagnolo - Pietro Nenni, il quale avrebbe detto che a fare i puri c'e' sempre qualcuno piu' puro che ti epura.

La pretesa di purezza ideologica della sinistra usa sui temi dei diritti civili e della tutela delle minoranze ha allontanato, con rigidita' sconcertanti, molti che potevano condividere il desiderio di contribuire a migliorare la vita di tante persone, senza rinunciare a discutere alcuni aspetti che non condividono.

Ed e' doppiamente grave che certe rigidita' impediscano di raccogliere sempre piu' persone a sinistra per contrapporsi ad uno schieramento che, inutile girarci attorno, ha un unico collante nell'odio verso qualcosa o qualcuno.

Poi c'e' un altro tema legato alla progressiva marginalizzazione o sottovalutazione del tema del lavoro, dei salari, delle condizioni di impiego ormai lontani dalla situazione degli anni 70 ed 80, ma qui le similitudini con l'Italia diventano enormi.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Parto da quest’ultima cosa: sì, la sinistra ha proprio perso il contatto con la classe lavoratrice e le sue istanze (e l’articolo di Duhigg parla anche un po’ di questo). Vero negli Stati Uniti e vero in Italia. C’è proprio stato uno switch tra i due campi politici in questo senso, ed è dura recuperare se non si fa qualcosa in proposito.

Il tema, tra l’altro, non è scollegato dal discorso della purezza ideologica, perché la percezione è che si perda tantissimo tempo a renderla sempre più rigida e ci si dimentichi dei problemi che le persone e le famiglie più comunemente affrontano di giorno in giorno.

In ogni caso, è gravissimo che la sinistra sia impegnata in lotte intestine ben più che nell’organizzazione della lotta contro il nemico, se così si può dire (non mi piace metterla in questi termini ma al momento non mi vengono espressioni migliori).

Avatar di GIP

Leggo e concordo. Ho votato per molti anni il centro sinistra. Ora non lo faccio più. L'intolleranza ideologica di cui certa sinistra da prova, a me ricorda il fascismo storico che pure la sinistra contesta. Preferisco dunque stare al centro. Che è concretamente irrilevante, ma almeno è alieno da un estremismo che non posso fare a meno di trovare ipocrita.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie per la tua testimonianza, GIP! Non sei il solo a essersi allontanato dal centro-sinistra per questo motivo, citando una certa percezione riguardo alla natura dell'intransigenza ideologica. È una cosa molto grave, e la sinistra deve avere l'umiltà di un'auto-riflessione in questo senso.

Avatar di Francesca Cavallo

Bellissimo pezzo! Non potrei essere più d’accordo. Io stessa sono stata ostracizzata da molti spazi che si riempiono la bocca delle parole “cura” e “collettività”, perché il lavoro che faccio sul maschile è ritenuto sospetto, nel senso che gli schemi esistenti non consentono di capire se è kosher o meno. Non è un caso che l’aneddoto si Sophie si concentri sull’uso di una parola: questo meccanismo di esclusione viene esercitato attraverso un controllo ossessivo delle parole usate. La richiesta è quella di aderire a un lessico molto preciso, e di non deviare, mai. Ciò che in quel lessico non rientra, semplicemente non avrebbe diritto di esistere. Il paradosso che si crea è anche che - non a caso - questi spazi sono abitati solo da chi ha il tempo di imparare questa lingua: e pertanto sono privi di genitori, di persone razializzate etc Brigitte Vassallo chiama questo paradosso “linguaggio inclusivo, esclusione di classe”.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie Francesca, sono molto contenta che tu abbia letto e apprezzato il pezzo! Anche perché ho pensato a te e al lavoro di Maschi del Futuro più volte durante il processo di scrittura e riflessione. Mi ritrovo in quello che dici con “gli schemi esistenti non consentono di capire se è kosher o meno”: io su Anche una donna qui do molto spazio a incontri e interviste con persone che vivono negli Stati Uniti rurali e conservatori e votano per Trump e portano avanti certe idee, evidenziandone però il carattere umano, gli aspetti di bontà, gli aneliti esistenziali che li rendono uguali in tutto e per tutto a noi che per Trump non votiamo/voteremmo. Invitando chi legge a tenere insieme tante cose che sembrano in contraddizione tra di loro, non ti nego che a volte mi chiedo se e come devo prevenire interpretazioni di questo lavoro come poco kosher (non lo è).

Un altro paradosso che si crea, oltre a quello ben descritto da Vassallo, è che il metro con cui si giudica che cosa è kosher è quantomai sfuggente e spesso diverso da persona a persona all’interno dello stesso circolo: quel che Tizio ritiene corretto, Caio trova offensivo; basta che un solo Caio riferisca di sentirsi “triggered” o “uncomfortable” per una parola o espressione mai prima d’ora messa in discussione, perché questa diventi problematica, in un processo infinito di approssimazione di una perfezione lessicale che non esiste.

Non so se hai già visto ma l’ultimo episodio del podcast Opinions del NYT è un dialogo su questo tema (tra l’altro prodotto da una mia conoscente), te lo consiglio: https://www.nytimes.com/2026/04/08/opinion/woke-culture-language-politics.html?unlocked_article_code=1.aFA.vde4.f9j0XusXKlmp&smid=nytcore-ios-share

Avatar di Elena_Bi

Io penso che, indipendentemente da tutto, si debba guardare alla persona, ai rapporti. Se si guarda all'altro con benevolenza e attenzione, accogliendolo per quello che è, ascoltandolo (cosa rarissima, oggi), valorizzandolo come membro unico e irripetibile della specie umana, si può arrivare alla genuina comprensione reciproca, perché un rapporto di questo tipo genera fiducia e sicurezza.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ecco, questo. Questo è tutto, e tutto quello che serve. La fiducia nel rapporto, nell'idea che alla fine tendiamo tutti alla stessa cosa - il desiderio di felicità e pienezza - e che la maniera in cui lo facciamo varia in maniera incredibile da persona a persona, ma non per questo dobbiamo chiuderci la porta in faccia. Per capirlo, l'opportunità di entrare in contatto con l'altro è assolutamente necessaria, e va protetta a tutti i costi come potenzialmente salvifica (in senso laico). Grazie mille di questo commento, Elena!

Avatar di Antonio Basile

Cara Enrica (permettimi l'affettuositá dato che ti ho conosciuto bambina insieme a Sara) quello che hai descritto in questo articolo è il tipico atteggiamento di una certa cultura illuminista (di cui sicuramente la sinistra fa parte) per cui l'ideologia (il proprio giudizio sulla realtà) è superiore alla realtà e quindi questa deve essere piegata all'ideologia. A mio avviso questa impostazione è il peccato originale della sinistra che non è più in grado di confrontarsi con la realtà quale è e non per quella che dovrebbe essere. Per mio conto questa è la ragione per cui milito da sempre nel campo della destra politica per quanto la mia cultura cattolica rifiuta certi eccessi e la mia posizione sociale è molto, ma molto più sfumata rispetto certe caricature che ne fanno i detrattori. Cari saluti, Antonio Basile.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Caro Antonio, ma allora sei tu, il papà della Sara! Ti confesso che non ero sicura, e mi vergognavo un po' a chiedertelo, essendo il nome tutto sommato comune 😅 sono felice che tu sia qui e grata del tempo che dedichi alla lettura e le riflessioni che condividi!

La posizione politica da cui ti esprimi, come la descrivi, mi affascina moltissimo. È da diverso tempo che mi chiedo come un certo tipo di centro-destra, più moderato, accorto e attento alla persona, possa riconciliare certe convinzioni con la direzione che il campo politico ha preso negli ultimi anni, in Italia come negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, capisco benissimo il rifiuto da parte tua dell'ideologia di sinistra - non mi aspetterei nulla di diverso. In Italia ancora ancora il multipartitismo permette che le varie sfumature e impostazioni trovino casa in partiti specifici, e al seggio si possano compiere scelte più precise senza tapparsi troppo il naso; nel bipartitismo degli Stati Uniti purtroppo è impossibile.

Io mi sento a casa nel (centro-)sinistra, e allo stesso tempo provo molto disagio a vedere quella scollatura con la realtà per cui il giudizio è superiore alla realtà stessa. Credo che provenga da un sentimento di bontà originale, ma è stata portata all'eccesso e ha creato una confusione intestina al limite della parodia. Sicuramente non una ricetta per il successo al seggio.

Un caro saluto e abbraccio!

Avatar di Gianni Berardi

Quello che per me non è chiaro è quale sia il giusto grado di purezza richiesto, chi lo decide, chi ne analizza il merito, e soprattutto se per mantenerne gli standard, che in quanto tali negano l'eterogeneità degli stessi "soggetti" che si vanno a "definire", si finisca per passare sopra quella stessa diversità che si vorrebbe proteggere.

Esempio: escludere dal discorso l'ineluttabile constraint biologico del nostro essere produce un'opera di "rimaneggiamento" delle esperienze individuali che con tale vincolo devono invece confrontarsi quotidianamente.

Semplificando, molti (tra cui io stesso) recepiscono il messaggio che la protezione di comunità tradizionalmente oppresse e marginalizzate passi fondamentalmente attraverso formule verbali e cerimonie ritualizzate che pretendono di "sanare" in questo modo tutti i vissuti individuali di chi vi accede, in modo non diverso da quello che propone un culto ai suoi adepti.

E chi percepisce questo aspetto è portato inevitabilmente ad allontanarsene, pur condividendo i valori di base.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie Gianni, le conseguenze che descrivi nella tua esperienza personale sono preziose per aiutare a capire gli interessi in gioco.

La domanda sul "giusto grado di purezza richiesto" centra il punto della questione, e un aspetto che avrei voluto toccare nel pezzo ma poi diventava ancora più lungo. La risposta è che il giusto grado di purezza non c'è, ed è proprio questo il problema. Lo ha sottolineato anche il commento di SilviaBianca a questo stesso pezzo: anche all'interno della comunità trans ci sono diverse sensibilità ed esperienze che fanno sì che lo stesso tipo di linguaggio sia offensivo per alcune persone, e non offensivo per altre. Si rischia l'implosione.

Ti faccio l'esempio che avrei voluto condividere nel pezzo: quando lavoravo a Google, una manager molto in vista nel team, che gestiva anche il gruppo di lavoro su diversità, equità e inclusione di cui io facevo parte, ha raccontato a quel gruppo che lei, persona non bianca, trovava offensivo quando in una chat di gruppo una persona bianca cliccava l'emoji di reazione a un messaggio aggiunta da una persona non bianca, ad esempio: una persona nera reagisce a un messaggio con un pollice alzato nero; una persona bianca che vuole reagire con la stessa emoji, invece di aggiungere un separato pollice bianco, clicca il già esistente pollice nero, nonostante il colore della sua pelle non sia nero (spero di essermi spiegata 😅). La manager ci ha spiegato che, per lei, la persona non bianca doveva invece usare un pollice bianco per reagire al messaggio: usare il pollice nero significava appropriarsi ingiustamente dell'esperienza di dolore e trauma che deriva dall'avere una pelle non bianca.

La manager ha ritenuto importante offrire questo feedback alla persona bianca che usava il pollice nero. La persona bianca si è scusata a profusione, poi ha spiegato che il motivo per cui lei cliccava il pollice nero era che qualcuno le aveva detto che si trattava di un modo di esprimere solidarietà al dolore e al trauma di una persona nera.

Capisci dove voglio arrivare? All'interno dello stesso campo politico, c'è chi pensa che cliccare il pollice nero da persona bianca sia irrispettoso; chi invece pensa che cliccarlo sia una forma di solidarietà. Dove sta la purezza? Da nessuna parte! Seguitiamo a perderci in bicchieri d'acqua per "fare le cose per bene", quando è praticamente impossibile. Poi lasciamo stare che decidere se cliccare l'emoji nera oppure no non cambia ASSOLUTAMENTE NULLA per la discriminazione delle persone nere - anche quello è il punto. Ma l'esempio che ti ho fatto dimostra molto bene, secondo me, il livello di implosione a cui si è giunti.

Avatar di Gianni Berardi

Enrica permettimi di aggiungere un intervento, proprio perchè si parla delle possibilità della sinistra di riuscire ad avere voce in capitolo nel cambiamento epocale che stiamo vivendo.

Parlo per l'Italia ma temo che il discorso possa allargarsi anche all'estero.

Il problema della sinistra italiana è che non agisce "da sinistra" proprio dove c'è più bisogno, cioè nell'equità fiscale in primis e quindi a cascata con tutto ciò che tale equità permetterebbe di raggiungere, sia in termini di risorse che in termini di principi da applicare a tutte le scelte politiche.

Faccio un esempio concreto partendo da un breve excursus

In Italia esistono deduzioni e detrazioni fiscali, cosiddette tax expenditures, dalle spese sanitarie a quelle scolastiche a quelle previdenziali fino alle più corpose spese edilizie. Con lo stato dell'arte al 2025 questi vantaggi fiscali spettano indifferentemente qualunque sia il reddito del contribuente, e quindi ciò vuol dire che una persona benestante che faccia una ristrutturazione alla casa al mare possa usufruire di una detrazione piena scalandola dalle tasse, mentre un padre di famiglia al minimo salariale che paga il rifacimento della sua quota di facciata del condominio si ritrova a perdere parte della detrazione perchè incapiente (paga meno tasse di quanto non sia il credito maturato). Per risolvere questo problema era inizialmente stata introdotta la cessione del credito fiscale maturato per i lavori edilizi per permettere agli incapienti di cedere il credito ad un istituto finanziario applicando un cosiddetto haircut ma potendone recuperare la gran parte.

La cessione del credito avrebbe dovuto essere riservata solo alle famiglie più povere che appunto la usano per l'unica casa di abitazione di proprietà o anche per alcuni tipi di lavori pur essendo un semplice conduttore dell'immobile.

Cosa è successo invece:

Il governo Conte II appoggiato da M5S, PD e Liberi e Uguali, cioè praticamente quello che equivarrebbe all'attuale campo largo, introduce i superbonus e amplia la cessione del credito a chiunque faccia un intervento su un qualsiasi immobile fino ai 96000 euro per ciascun immobile. Inutile dire che le casse dello stato sono state prosciugate in buona parte da persone in grado di avviare l'investimento per rifarsi le seconde case, cedere immediatamente il credito agli istituti bancari e avviare la ristrutturazione sulla terza casa con i soldi ottenuti per il credito sulla seconda.

Questo giro ha gonfiato a dismisura il debito pubblico e drenato la liquidità degli istituti finanziari che si sono ritrovati senza disponibilità per comprare i crediti degli incapienti che dovevano fare i lavori urgenti. Senza contare la pressione sui costi dei materiali edilizi, le truffe sulla cessione di crediti inesistenti ecc. ecc.

Veniamo al 2026: quest'anno entra in vigore una rimodulazione di tutte le tax expenditures in base alle fasce di reddito, ergo finalmente dopo decenni si mette mano all'iniquità che tratta allo stesso modo "servi" e "padroni", se vogliamo usare un linguaggio del secolo scorso. Vengono lasciate fuori solo le spese sanitarie.

Esempio numerico concreto:

un contribuente senza figli che beneficia di una detrazione per ristrutturazione edilizia. Con le regole precedenti, una spesa di 100.000 euro genera una detrazione totale di 50.000 euro, distribuita in dieci anni: quindi 5.000 euro all’anno, indipendentemente dal reddito.

Con la riforma, questo meccanismo cambia radicalmente sopra i 75.000 euro di reddito. A 90.000 euro, la detrazione annua scende a 3.500 euro: il contribuente perde 1.500 euro ogni anno rispetto al sistema precedente. Superata la soglia dei 100.000 euro, il taglio diventa molto più netto: a 110.000 euro la detrazione si riduce a 2.000 euro, quindi meno della metà rispetto ai 5.000 originari.

Oltre i 120.000 euro interviene un secondo meccanismo: la detrazione non solo è già limitata da un tetto massimo, ma viene ulteriormente ridotta in proporzione al reddito. A 150.000 euro il beneficio effettivo scende a circa 1.500 euro l’anno; a 180.000 euro a circa 1.000 euro; fino ad arrivare, a 220.000 euro, a poco più di 300 euro.

Se si guarda all’intero periodo di dieci anni, si passa da un beneficio complessivo di 50.000 euro a circa 35.000 euro a 90.000 di reddito, a 20.000 euro sopra i 100.000, fino a poco più di 3.000 euro nelle fasce più alte. In sostanza, il bonus ristrutturazioni rimane formalmente invariato, ma viene progressivamente limitato per i contribuenti più agiati.

E chi la fa questa riforma, che è un primo passo nella direzione di una maggiore equità? Un governo di destra, che appoggia Orban e giusto ieri è stato lodato da JD Vance. Censurabile in tutto e per tutto ma che tira fuori un provvedimento che avrebbe dovuto essere messo in pratica dalla sinistra in una qualsiasi delle occasioni che le si sono presentate. E' qualcosa di concreto, che è difficile da ridurre in slogan di due parole e passa quasi inosservato.

Potrei fare tanti altri esempi dello stesso tenore, che sottolineano quanto i vantaggi di una certa classe sociale rimangano tabù per questa sinistra, che vagheggia di tassare pochi indefiniti grandi patrimoni, mentre lascia intonse varie rendite di posizione forse proprio perchè la sua classe dirigente è composta da quella ricca borghesia che ne trae beneficio.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Anche il tuo esempio è chiarissimo, grazie Gianni

Avatar di Valentina

Grazie Enrica per questo esempio e per questo articolo in generale che non era davvero semplice da scrivere ma che credo spieghi chiaramente il grande mistero (che non lo è) della vittoria di Trump. Questa necessità di autocensura, di usare tutti le stesse parole senza spesso coglierne appieno il senso, indebolisce anzi distrugge qualunque confronto intellettuale. Io personalmente ho delle idee che so che in certi contesti non potrei mai esprimere perché non ci sarebbe dialogo ma solo esclusione e mortificazione, ma appunto, dove vogliamo andare a parare? Questo mi chiedo

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

"Io personalmente ho delle idee che so che in certi contesti non potrei mai esprimere perché non ci sarebbe dialogo ma solo esclusione e mortificazione" - grazie mille per averlo detto così chiaramente, Valentina. Questo è davvero il fulcro della questione, non è possibile che siano questi gli ambienti in cui la sinistra si organizza. Perché non se ne fa niente. Come dici tu: dove vogliamo andare a parare?

Sinceramente non so quale possa essere la soluzione, appunto perché si cammina così tanto in punta di piedi. Credo però che a pensarla così siamo in realtà molti più di quanti pensiamo, e insieme, di contro a da soli e più vulnerabili, potremmo superare la paura di esprimerci in questo senso.

Avatar di Gianni Berardi

Chiarissimo

Avatar di Antonella M.

Ciao! Ho trovato il pezzo nel mio feed e poiché l’argomento mi trova molto sensibile ho letto con particolare attenzione.

Sostanzialmente sono d’accordo con l’impianto del ragionamento, e che cioè la politica dell’inclusione diventi paradossalmente attivismo escludente.

Però io sono molto più rigida e decisamente poco conciliante con il sostrato logico che tende a imporre queste deviazioni linguistiche, perché trovo che danneggino gravemente la causa delle minoranze che vorrebbero liberare e mettono in pericolo l’identità ideologica di base della sinistra storica. Che è sempre stata, e secondo me è urgente che torni a essere, la lotta di classe. Ora. Subito. Perché tutte le traiettorie di sviluppo mondiale sono in mano a pericolosi oligopoli tecnologici e industriali che stanno modellando in senso transumano le nostre vite e molte questioni che toccano la sfera delle politiche inclusive sono in continuità con la trasformazione dei desideri in prodotti di consumo ai danni di minoranze estremamente fragili.

Questa mia durezza mi porta a chiedere come mai definiamo il problema come una questione di purezza ideologica. Purezza? È la parola corretta? In un contesto dialettico che presta un’attenzione estrema all’uso delle parole e alle loro implicazioni, la parola purezza mi sembra usata con leggerezza.

Dovremmo avere forse il coraggio di parlare piuttosto dí estremismo, di radicalizzazione, di fanatismo perfino. Questi movimenti occidentali stanno cannibalizzando l’identità di una parte dell’elettorato che si oppone alle destre, e purtroppo contro i fanatismi non c’è dialogo possibile. Se il destino della sinistra è di smembrarsi e perdere pezzi, ebbene che si smembri e si disperda. L’unica purezza ideologica è quella che indica come obiettivo la liberazione dei popoli, incluso il nostro, dal dominio dei gruppi egemoni che ci rendono schiavi di produzioni e desideri fissati su standard progettati perché le ricchezze di pochi aumentino a dismisura. Fuori dal controllo dei desideri imposto dal capitalismo, tutto quello che è esclusione, sfruttamento, impoverimento, torna ad essere un male che si può sconfiggere.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ciao Antonella, grazie mille per la lettura e per aver lasciato il tuo commento, che getta luce su un aspetto a cui non avevo assolutamente pensato (ed evidentemente neanche l'autore dell'articolo del New Yorker da cui il mio pezzo prende le mosse).

Se ho capito bene il tuo ragionamento, hai perfettamente ragione: la "purezza ideologica" evocata da questi presunti "test di lealtà" non ha nulla a che vedere con la sostanza, e quindi la vera purezza, dell'ideologia di sinistra (laddove "ideologia" non è usato in senso negativo, ma come posizione politica/sulla realtà). E credo che questo non sia in contraddizione con quanto dici, alla fine: il problema non è solo l'aspettativa di adesione a un certo codice di comportamento e linguaggio, ma che la definizione a cui queste aspettative si rifanno nega l'impianto di base della sinistra. La "purezza ideologica" è quindi problematica sia da un punto di vista umano - perché è impossibile da raggiungere - sia da un punto di vista di metodo - perché non è questa la vera ideologia della sinistra.

Non so se mi sono spiegata. Fammi sapere se ho travisato il senso del tuo commento. La tua riflessione aggiunge un tassello importantissimo a tutto questo discorso, e ti ringrazio molto per averla condivisa.

Avatar di Antonella M.

Ciao, Enrica, e grazie a te per l'accoglienza.

Non so se stiamo dicendo la stessa cosa, in effetti. A me in linea di principio infastidisce proprio che si assegni a priori un valore positivo a un'ideologia, quale che sia. Nominare la purezza significa definire in ciò che non si inserisce al suo interno il suo contrario: l'impurezza, la macchia, lo sbaglio. Ora, mi rendo conto che se si sposa un'ideologia è perché si è convinti che quella sia la migliore e la più giusta secondo la propria morale, ma io non userei questa categoria per parlare delle istanze progressiste su cui si focalizza l'articolo originario, perché la purezza è un assoluto e gli assoluti sono sempre un rischio. Come scrivevo, per me questa postura moralizzatrice non è ricerca di purezza o della sua salvaguardia, ma una condotta sull'orlo del fanatismo. Ne ha scritto in passato Federico Rampini che di questa deriva USA dei linguaggi inclusivi è testimone costante.

Ad ogni modo sì, per me il terreno di battaglia che la sinistra ha abbandonato è quello della lotta di classe, della redistribuzione delle ricchezze, questa è l'inclusione che azzera nei fatti le differenze e non nella scelta delle parole e delle formule fatta secondo una liturgia folle.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ciao Antonella, grazie di esserti spiegata ulteriormente e sì, avevo fatto un passaggio in più leggendoti che in realtà non era presente nel tuo ragionamento - fraintendimento mio.

Però io credo che quel che tu dici sia assolutamente riflesso nell'articolo, nel senso che il cuore dell'argomentazione è proprio quello che dici tu: che la purezza ideologica è una fallacia logica, non esiste (l'articolo parla di "un’illusoria e irrealizzabile purezza ideologica"). Viene vista come "purezza" da chi assume una condotta "sull'orlo del fanatismo", per usare le tue parole - ma queste persone si sbagliano, hanno creato una categoria errata di lettura della realtà. La mia critica è proprio all'idea che la purezza possa esistere.

Non voglio che ci incartiamo qui, semplicemente mi interessa capire un po' meglio se questo nodo critico dell'argomentazione non arriva, oppure se nuovamente non ho capito nulla delle tue parole, nel qual caso ti chiedo scusa :)

Avatar di Antonella M.

Rieccomi, Enrica. Sì, con qualche sfumatura che è difficile per me far passare perché proviene da una lunga stagione di delusione, il concetto che esprimevo è quello. :-)

Avatar di Eleonora C. Caruso

Mio marito e io abbiamo questa cosa per cui a volte, davanti a certe esternazioni, ci guardiamo e ci diciamo: "mo divento fascio". Chiaramente è una battuta tra noi, non la faremmo in altri contesti perché presa per il verso sbagliato è pesa, però...be', l'estremo è ironico, ma il sentimento dietro no.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ti capisco benissimo! Io e il mio compagno abbiamo tutta una categoria di senso dell’umorismo dedicata a questo tema. Ed esattamente come voi, può solo rimanere confinata alle nostre quattro mura.

…e mo’ parte overthinking di quanto ho appena affermato

Avatar di Pietro Izzo

Sottoscrivo in toto. Ci deve essere, per tuttə, la possibilità di imparare. Io non sono nato imparato su questioni legate all'esperienza trans, ad esempio, ma ho dialogato molto con persone trans che mi aiutassero a capire meglio parecchie sfumature della questione, che ovviamente è 1) molto complessa e 2) non potrò mai averne esperienza diretta, tendenzialmente. A me interessa la diversità perché sono curioso. Sarei anche io mortificato se mi dicessero "hai detto una cazzata" durante un confronto. Questo non deve farmi pensare "queste minoranze hanno rotto, ora si sta esagerando": io mantengo la mia curiosità, e vivo bene gli ambienti in cui c'è dialogo. Di base penso come te che accoglienza e ascolto debbano valere per tuttə in un ambiente di sinistra. Fortunatamente non mi è ancora mai capitata una cosa come quella successa a Sophie.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie Pietro, sono molto contenta che tu ti ritrovi nelle argomentazioni che ho cercato di esprimere con quanta più chiarezza potessi trovare. Come ho risposto anche nel commento di Alice, a volte il dispiacere di vedere tantə di noi incartarci in irrealizzabili utopie di purezza ogni tanto mi infiamma tanto da dimenticare di sottolineare che non tutti gli spazi di sinistra sono così. Che esistono persone come te, come spero me, che portano curiosità e accoglienza inclusiva anche delle cazzate - quando le cazzate derivano da una posizione non di sopruso e violenza, ma di onesta imperfezione umana, di persona che ancora sta imparando.

A me invece purtroppo quello che è successo a Sophie è capitato, più di una volta... credo che negli Stati Uniti sia molto più comune perché il livello di sensibilità è diverso. Ci sono semplicemente molte più occasioni perché questo succeda. Quando ero più giovane, ingenua e meno coinvolta nelle questioni di cui mi interesso oggi, ho commesso errori su temi razziali, ad esempio, perché in Italia non ero mai stata esposta (parliamo dei primi anni '10, prima metà dei miei vent'anni); non avevo mai avuto occasione di imparare.

È stato molto difficile incassare il colpo: ancora oggi provo vergogna pensando a certi inciampi anche molto banali. Ma oggi ne parlo con vulnerabilità proprio perché credo sia un esempio di cosa significhi affrontare un percorso di crescita in questo senso - e l'importanza che te ne venga data la possibilità.