C'è un rovescio della medaglia di cui non scrivi, magari lo fai nel prossimo post: le commissioni per i negozianti.
Un bancomat sono al massimo 2% o un forfait mensile. Le cc partono dal 5 e arrivano con Amex fino al 15%
Ovviamente il negoziante non regala un 5-10% del fatturato lordo a cc e banche per cui i prezzi vengono aumentati in proporzione.
Quindi quel 2% che ti torna indietro è perché tutti hanno speso un 8% in più, in quanto l'aumento viene spalmato su tutti i clienti, non solo chi usa cc
Sì, grazie mille di questa precisazione molto importante! Infatti per fare veramente giustizia a questo tema bisogna scrivere un trattato in dieci tomi... c'è tantissimo da dire per restituire l'immagine completa. Ad esempio che certi commercianti ti fanno pagare un 1-2% in più per una transazione su carta di credito - non è frequente, ma succede. Se succede, il "guadagno" in punti viene azzerato e non ha più senso.
Infatti in Italia American Express non e' praticamente piu' utilizzibile.
L'ultimo che mi ha tolto la possibilita' di utilizzarlo e' stato Telepass, di cui cari avo la fattura mensile sulla carta, che mi ha chiesto di domiciliarla in banca.
Come notato da Federico questo sistema finisce per pesare sul livello generale dei prezzi e pesare anche su chi paga sempre e solo in contanti o con carta di debito.
Senza contare la dipendenza psicologica che genera nei confronti della raccolta punti che spinge surrettiziamente a spendere anche quando non sarebbe strettamente necessario; un meccanismo non troppo diverso da quei buoni spesa che rilascia il supermercato da utilizzare entro 3 giorni dal rilascio nello stesso punto vendita.
Probabilmente non spiega però tutta la spinta consumistica dell'Americano medio che chiaramente poi porta a spendere anche i soldi che non si potranno rimborsare accumulando interessi passivi mostruosi sui quali le banche americane operano un carry ancor più mostruoso (differenza tra tassi pagati sui depositi e tassi sui prestiti).
Su questo le differenze con l'Europa sono abissali.
Detto questo una domanda
Hai mai provato a proporti per IlPost la testata italiana online?
Grazie Gianni, osservazioni puntualissime! Il commento sulla dipendenza psicologica è proprio vero. Ammetto di sentirla anche io: non acquisto cose che non dovrei (di solito), ma mi accorgo che a volte mi sento meno in colpa per una spesa perché c’è la promessa dei punti. Portata all’eccesso, la mancanza di senso di colpa o, peggio, l’acquistare ciò che non si dovrebbe (“ho un buono, tanto vale usarlo…”) possono davvero distruggere una persona da un punto di vista economico. E infatti vediamo che negli Stati Uniti succede molto.
Grazie per la domanda sul Post! No, non ci ho mai provato perché sono un po’ negativa in generale sulla possibilità di lavorare con le testate italiane… mi sembrano irraggiungibili, non perché sono di qualità altissima (vedi NYT, New Yorker), ma per il motivo contrario: così disorganizzate e senza soldi che non sono capaci neanche di rispondere a un’email. Forse il Post non è così… magari con l’anno nuovo ci provo 😊
In ordine di indecenza partiamo dal fatto quotidiano, poi a pari merito i vari libero, verità, ilgiornale e più sotto repubblica, corriere della sera e sole24ore che sono costretto a leggere per lavoro per le notizie fiscali, ma è uno di quei giornali che pubblicano articoli promozionali senza dire che si tratta di pubblicità e lo fa in modo subdolo (conoscendo la materia investimento e trading me ne accorgo), oltre ad avere gli stessi difetti degli altri.
Ilpost è l'unico che riesce a fare informazione di un certo tipo, chiaramente come tutte le cose si può migliorare sempre.
Questo è un articolo proprio sull'America, nella rubrica che cura Francesco Costa che parla di America vista da uno che ci vive.
Forse ho frainteso, ma se invece ho capito bene: Francesco Costa in realtà non vive negli Stati Uniti, ma in Italia! E secondo me questa cosa si sente — la sua bravura è innegabile, ma manca l’esperienza di vita vera e “sporca”. Anche a me l’articolo che linki non è piaciuto.
In questo senso, al Post farebbe bene una voce direttamente da qui — anche se è un vizio tutto italiano pensare che non importi così tanto. Non ho mai pensato di propormi al Post come possibile voce di quel tipo, ma mi hai dato una spinta molto forte, quindi ti ringrazio, Gianni!
C'è un rovescio della medaglia di cui non scrivi, magari lo fai nel prossimo post: le commissioni per i negozianti.
Un bancomat sono al massimo 2% o un forfait mensile. Le cc partono dal 5 e arrivano con Amex fino al 15%
Ovviamente il negoziante non regala un 5-10% del fatturato lordo a cc e banche per cui i prezzi vengono aumentati in proporzione.
Quindi quel 2% che ti torna indietro è perché tutti hanno speso un 8% in più, in quanto l'aumento viene spalmato su tutti i clienti, non solo chi usa cc
Sì, grazie mille di questa precisazione molto importante! Infatti per fare veramente giustizia a questo tema bisogna scrivere un trattato in dieci tomi... c'è tantissimo da dire per restituire l'immagine completa. Ad esempio che certi commercianti ti fanno pagare un 1-2% in più per una transazione su carta di credito - non è frequente, ma succede. Se succede, il "guadagno" in punti viene azzerato e non ha più senso.
Infatti in Italia American Express non e' praticamente piu' utilizzibile.
L'ultimo che mi ha tolto la possibilita' di utilizzarlo e' stato Telepass, di cui cari avo la fattura mensile sulla carta, che mi ha chiesto di domiciliarla in banca.
continuano le lezioni del corso: Perché bisogna evitare assolutamente di trasferirsi negli USA
;-)
😁😁😁
In questo momento in particolare, è un servizio pubblico :)
Finalmente sono riuscito a leggere tutto.
Come notato da Federico questo sistema finisce per pesare sul livello generale dei prezzi e pesare anche su chi paga sempre e solo in contanti o con carta di debito.
Senza contare la dipendenza psicologica che genera nei confronti della raccolta punti che spinge surrettiziamente a spendere anche quando non sarebbe strettamente necessario; un meccanismo non troppo diverso da quei buoni spesa che rilascia il supermercato da utilizzare entro 3 giorni dal rilascio nello stesso punto vendita.
Probabilmente non spiega però tutta la spinta consumistica dell'Americano medio che chiaramente poi porta a spendere anche i soldi che non si potranno rimborsare accumulando interessi passivi mostruosi sui quali le banche americane operano un carry ancor più mostruoso (differenza tra tassi pagati sui depositi e tassi sui prestiti).
Su questo le differenze con l'Europa sono abissali.
Detto questo una domanda
Hai mai provato a proporti per IlPost la testata italiana online?
Grazie Gianni, osservazioni puntualissime! Il commento sulla dipendenza psicologica è proprio vero. Ammetto di sentirla anche io: non acquisto cose che non dovrei (di solito), ma mi accorgo che a volte mi sento meno in colpa per una spesa perché c’è la promessa dei punti. Portata all’eccesso, la mancanza di senso di colpa o, peggio, l’acquistare ciò che non si dovrebbe (“ho un buono, tanto vale usarlo…”) possono davvero distruggere una persona da un punto di vista economico. E infatti vediamo che negli Stati Uniti succede molto.
Grazie per la domanda sul Post! No, non ci ho mai provato perché sono un po’ negativa in generale sulla possibilità di lavorare con le testate italiane… mi sembrano irraggiungibili, non perché sono di qualità altissima (vedi NYT, New Yorker), ma per il motivo contrario: così disorganizzate e senza soldi che non sono capaci neanche di rispondere a un’email. Forse il Post non è così… magari con l’anno nuovo ci provo 😊
I giornali italiani fanno schifo:
In ordine di indecenza partiamo dal fatto quotidiano, poi a pari merito i vari libero, verità, ilgiornale e più sotto repubblica, corriere della sera e sole24ore che sono costretto a leggere per lavoro per le notizie fiscali, ma è uno di quei giornali che pubblicano articoli promozionali senza dire che si tratta di pubblicità e lo fa in modo subdolo (conoscendo la materia investimento e trading me ne accorgo), oltre ad avere gli stessi difetti degli altri.
Ilpost è l'unico che riesce a fare informazione di un certo tipo, chiaramente come tutte le cose si può migliorare sempre.
Questo è un articolo proprio sull'America, nella rubrica che cura Francesco Costa che parla di America vista da uno che ci vive.
https://www.ilpost.it/2025/12/13/da-costa-a-costa-13-dicembre/?homepagePosition=7
per esempio a me questo articolo non è piaciuto.
Il problema è che sembrerebbe che ci sia già lui a scrivere di america e mi sembra sia uno dei capoccia del giornale.
Forse ho frainteso, ma se invece ho capito bene: Francesco Costa in realtà non vive negli Stati Uniti, ma in Italia! E secondo me questa cosa si sente — la sua bravura è innegabile, ma manca l’esperienza di vita vera e “sporca”. Anche a me l’articolo che linki non è piaciuto.
In questo senso, al Post farebbe bene una voce direttamente da qui — anche se è un vizio tutto italiano pensare che non importi così tanto. Non ho mai pensato di propormi al Post come possibile voce di quel tipo, ma mi hai dato una spinta molto forte, quindi ti ringrazio, Gianni!
E mi sa che hai ragione. Lui non ci vive; ha fatto solo dei viaggi.
Se io fossi un direttore di giornale, ci penserei a darti una rubrica fissa.
Il vero giornalismo è fatto di esperienza diretta e capacità di raccontare i fatti senza filtri o pregiudizi.
Buon riposo!
Grazie mille Paola, e altrettanto (spero) 🙏🏻