9 Commenti
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Avatar di Gianni Berardi

https://www.ilpost.it/2022/10/07/nobel-pace-prova-tempo-premi-controversi/

I nobel per la pace sono qualcosa di molto scivoloso.

A prescindere dall'assurdità di pensare di candidare un personaggio come Trump, a mio parere nessuno in quanto singolo essere umano può sostenerne il peso.

Non a caso quelli meno contestati sono i premi ad associazioni ed organismi, e secondo me dovrebbe diventare una regola darlo collettivamente anche perché nessuno riesce a fare quello che fa senza aiuto collaborazione o influenza degli altri.

Varrebbe anche per la chimica e la fisica.

Per esempio la prima moglie di Einstein si ritiene abbia avuto un ruolo nello sviluppo iniziale delle teorie sulla relatività ed era più avvezza alla matematica di lui.

Qui la storia

https://aulascienze.scuola.zanichelli.it/materie-scienze/fisica-aule/mileva-maric-allombra-di-albert-einstein/

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ottime osservazioni, Gianni, grazie come sempre! Non sapevo la storia della moglie di Einstein e purtroppo non mi sorprende, che il ruolo/contributo fondamentale di una donna fosse oscurato in quei tempi (e a volte ancora oggi).

La stessa assegnazione a María Corina Machado porta con sé qualche controversia: https://www.wired.it/article/chi-e-davvero-maria-corina-machado-analisi/? (tieni presente che certe affermazioni di questo articolo mi trovano in disaccordo, come sostenere che il Comitato abbia "trollato" o comunque voluto *intenzionalmente* privare Trump del premio - troppo credito a Trump).

Ogni individuo raccoglie in sé moltissime contraddizioni, e sono d'accordo con te sul fatto un Nobel come quello per la pace sia più "giustamente" conferito a organizzazioni collettive, o magari anche a testate giornalistiche/esponenti della stampa come accaduto nel 2021 con Maria Ressa e Dmitri Muratov.

Avatar di Federico Rigamonti

Cara Enrica,

grazie per questo intervento e per quelli che ci hai offerto nell'ultimo mese e mezzo - prima ero troppo impegnato per fare qualcosa in più che leggere e segnalare il mio apprezzamento in modo più essenziale.

Parto da un punto su cui concordo con te pienamente: quella che Trump ha imposto non è una pace, è un cessate il fuoco (il che è meglio della prosecuzione del genocidio) motivato dalla sete di adulazione e dalla sete di quattrini, due cose che il redevelopment permette di coniugare alla perfezione. E purtroppo sono forme di sete inestinguibili, con buona pace di chi, sulle due sponde dell'Atlantico, si prodiga nell'overcompensating.

Però, per quanto preoccupante e ansiogeno possa essere il comportamento del bullo in chief, secondo è molto più preoccupante il sistema che l'ha reso e lo rende possibile, che tu hai affrontato in molti dei tuoi post. Il perdono che tu menzioni, un po' di sfuggita, secondo me dovrebbe essere la base del contrasto a questo sistema, che magari il perdono lo millanta in diretta ma, nei fatti, non sa che farsene. Un po' come della giustizia, che ormai è ridotta solo a slogan per mascherare il sadismo ed eccitare desideri di vendetta.

Almeno noi, cominciamo a praticare perdono e giustizia a livello individuale, perché a poco a poco possano diventare pratiche collettive!

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Ciao Federico e come al solito grazie per i tuoi bellissimi commenti pieni di interessanti spunti di riflessione! È proprio così: il bullo è stato eletto democraticamente. Ha ricevuto pieno mandato a fare il bullo, e chi glielo ha dato non ha nessuna intenzione di sequestrarglielo, anzi. Non ritengono proprio che di bullismo si tratti.

Anche secondo me il perdono è la base del contrasto a questo sistema, e bisogna partire dalla pratica individuale (da tante piccole pratiche individuali) per allargare il fenomeno alla collettività in una maniera che possa generare cambiamento.

Mi chiedo: che cosa dobbiamo perdonare? Io credo di sapere la risposta, o almeno ho una mia risposta (e immagino anche tu ne abbia una tua), ma tante persone che vedo attorno a me non hanno nessuna intenzione di aprirsi in queste modalità a chi sembra rifarsi a sistemi di valori diversi. La gente pensa di non aver nulla da perdonare, anzi: che si meriti il perdono altrui, ma non sia tenuta a distribuire il proprio. Io non sono d'accordo, ovviamente, ma è questa la sfida di trasformare la pratica da individuale a collettiva. Spero che emerga qualche figura che sia in grado di ispirare le masse - tutte - nella maniera positiva che è l'antitesi di Donald Trump.

Avatar di Federico Rigamonti

Ciao Enrica, anche stavolta rispondo quando la mia vita offline me ne dà l'agio ;)

Devo dire che per me il problema non è (soltanto) che il bullo sia stato eletto democraticamente, ma che ci troviamo in un sistema - mi sembra sia molto più accentuato negli States che in Italia, senza però che ci sia una differenza abissale - che semina ingiustizia, esclusione e disprezzo a piene mani, raccogliendo poi risentimento, razzismo, odio contro chiunque possa diventare capro espiatorio. Intendiamoci, il raccolto lo fanno Trump, Milei, Bolsonaro, AfD in Germania, Le Pen e Bardella in Francia, etc... però la semina la fanno, da anni, anche altre "belle persone".

Cara grazia, poi, che di perdono quasi nessuno voglia sentire parlare. E qui segnalo un'altra sfumatura rispetto a quello che scrivi: certo, il perdono lo dobbiamo dare, senza illuderci di meritarcelo in automatico, ma dobbiamo anche riceverlo. Più che altro perché temo che darlo a piene mani, senza mai mettersi nella posizioni di chi deve anche riceverlo, possa portarci su un podio, un piedistallo che ci pone sopra altre persone. E questo serve solo ad accarezzare la nostra autostima.

Avatar di Giovanna

Mi piace molto quello che scrivi, grazie!

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie mille a te per la lettura e la generosità, Giovanna, è stata proprio una bella sorpresa vedere il tuo sostegno su Ko-Fi! 🩵

Avatar di Ambrogio Milani

brava Enrica, hai perfettamente riassunto la realtà attuale e un giudizio che spero molto condiviso.

Purtroppo non basta ancora, ma insistere è doveroso e io credo determinante.

Ho visto un bellissimo lungometraggio basato su una intervista a un condannato nel braccio della morte in un penitenziario di Huntsville. Con descrizione degli abitanti di questa città. 2 registe svizzere giovani Charlotte Nastasi et Emilie Cornu. Guarda su google.

Mi ha fatto pensare ai tuoi reportages di viaggio.

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

Grazie mille, Ambrogio! Sono felice che siamo d'accordo. Oh, interessantissimo il tuo consiglio. è questo il documentario? https://www.swissfilms.ch/en/movie/road-190/b8093b6bab3042378db645d1e7b431d8 Trovo sicuramente un modo di vederlo!