Il malfunzionamento è una funzionalità, e altre vignette dall'Idaho
Una storia, due punti di vista e un incontro imprevisto collezionati durante il mio ultimo viaggio in uno stato profondamente repubblicano
Per motivi familiari improrogabili, Anche una donna qui non uscirà la prossima settimana, né l’ultima di marzo.1 Ci risentiamo mercoledì 18 marzo!
La cittadina di Wilder, nello stato dell’Idaho, sorge sobria e silenziosa a 15 chilometri dal confine con l’Oregon e 65 chilometri a ovest della capitale Boise.
Popolata da 1.597 persone al censimento del 2020, Wilder è la classica small town degli Stati Uniti rurali: un modesto reticolo di strade semi-deserte fiancheggiate da edifici commerciali bassi e piatti e qualche sporadico pickup parcheggiato a spina di pesce. Brevi schiere di abitazioni dimesse ai lati delle due arterie principali costituiscono il nucleo residenziale del paese, su cui svetta la torre dell’acqua che ne reca il nome e l’anno di fondazione: Wilder, inc.2 1919.
Per essere una cittadina rurale in uno stato prevalentemente bianco e non ispanico (84% della popolazione), una sorprendente maggioranza di residenti (60%) di Wilder è di etnia ispanica.3 L’economia principalmente agricola ha sempre fatto affidamento sulla manodopera stagionale proveniente dal Messico: nel tempo, tante di queste persone si sono stabilite permanentemente.
La concentrazione di ristoranti messicani a Wilder è quindi insolitamente alta: nello spazio di due isolati, in posizione centrale, chi ha voglia di enchiladas può entrare sia da Alejandra’s che da Rosa’s, la cui insegna promette un eclettico menù “messicano-americano”.
La diversità demografica non smentisce l’anima profondamente repubblicana di questo angolo appartato degli Stati Uniti. Alle elezioni presidenziali del 2024, il 91% dell’elettorato nel distretto che comprende Wilder ha votato per Donald Trump. L’ultimo candidato democratico alla presidenza che ha vinto una maggioranza di voti nella Contea di Canyon, di cui Wilder fa parte, è stato Franklin D. Roosevelt nel 1936 — novant’anni fa.
Wilder ha poco a che vedere con i grandi centri urbani democratici dove Donald Trump ha concentrato il suo programma di deportazioni.
La comunità locale è stata presa alla sprovvista, quindi, quando il 19 ottobre scorso agenti armati di FBI e ICE hanno fatto irruzione in un circuito di corse di cavalli all’estremità occidentale del paese, dove diverse famiglie di etnia ispanica si erano riunite per una domenica in compagnia. Secondo il New York Times, settantacinque delle persone arrestate quel giorno sono state infine deportate.
Ho chiesto qualche informazione ad Alina e Jacob, una coppia di 34 anni e di etnia non ispanica in cui sono incappata per la strada mentre esploravo Wilder durante il mio recente viaggio in Idaho.
Jacob ha condiviso la tesi, diffusa tra diverse persone della zona, che il motivo principale dell’intervento federale fosse stato la presenza di un giro di scommesse illegali nel circuito di corse. “Erano in corso scommesse illegali tra immigrati illegali”, ha precisato Alina, troncando la frase laddove la conclusione, dal suo punto di vista, dovrebbe essere chiara.
Molte delle persone riunite al circuito di corse di cavalli quella domenica di ottobre non erano al corrente del giro di scommesse illegali, mi ha spiegato Alejandra al bancone del ristorante che tanti anni prima i genitori, immigrati dallo stato messicano di Jalisco, hanno chiamato in suo onore. Le maggior parte delle famiglie lì presenti si erano semplicemente ritrovate per stare insieme.
Alejandra ha 37 anni, è nata negli Stati Uniti ed è quindi cittadina per ius soli. La sua famiglia vive nella zona di Wilder da decenni, e si sente perfettamente integrata nella comunità non ispanica locale.
Solo nei giorni successivi mi sono accorta che Alejandra era comparsa in foto nell’articolo del New York Times con cui ho scoperto questa storia. La foto è stata scattata più o meno dallo stesso punto del bancone in cui mi sono seduta a parlare con la donna, nella sala del ristorante ancora deserta quando erano da poco passate le dieci della mattina:

Alejandra si è astenuta da osservazioni di natura esplicitamente politica. Mi ha ripetuto diverse volte che “la gente non sa bene cosa pensare” di fronte alle deportazioni in atto ed è preoccupata e diffidente di fronte alle incertezze del presente. Anche il marito, immigrato dal Messico e ora cittadino, le ha detto di non potersi più ritenere al sicuro.
Rientrata a Boise nel pomeriggio, ho chiesto ai ventenni Austin Rose e Cade Syvock, ventenni studenti di Boise State University, rispettivamente presidente e responsabile delle relazioni con il governo della sezione locale di Turning Point USA, l’associazione studentesca conservatrice fondata da Charlie Kirk (l’uscita della settimana scorsa era dedicata alla loro storia), cosa pensano del fatto che molte persone, negli Stati Uniti e nel mondo, ritengono che il presidente Donald Trump abbia messo a repentaglio la politica statunitense e indebolito i principi costituzionali della democrazia di questo Paese.
Ho citato anche espressioni più moderne dell’attuale presidenza statunitense, quali il profilo Instagram della Casa Bianca. Da quando Trump è rientrato nello Studio Ovale, la presenza social del governo si distingue per uno stile di comunicazione e un senso dell’umorismo tradizionalmente poco consoni a un’istituzione politica dall’influenza mondiale. L’impressione è che ogni parvenza di serietà, professionalità e credibilità abbia abbandonato la Casa (Bianca).
La risposta di Austin deve valere da promemoria per la moltitudine di persone che a sinistra, che sia tra l’elettorato o tra lə elettə, si dimentica spesso che tutto questo non importa. La sfacciataggine, l’atteggiamento di derisione, il rigetto della tradizione democratica statunitense non sono un malfunzionamento, ma una funzionalità della proposta MAGA.
“È proprio quella la ragione per cui è stato eletto!”, ha esclamato Austin. Ha poi proseguito, citando il discorso che il segretario di stato Marco Rubio aveva rivolto pochi giorni prima alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza:
“L’America non vuole più essere la ‘badante gentile e disciplinata’ del collasso del mondo occidentale, come facevano i nostri politici di entrambi i partiti, rimanendo in carica a osservare la caduta degli imperi occidentali. Lasciavano che la nostra gente venisse sostituita da gente di altre nazioni, vendevano le nostre industrie agli altri Paesi. Trump è arrivato e ha detto: ‘No, noi non faremo più così’. E ha mantenuto la sua parola: ha messo a repentaglio la politica statunitense. E per fortuna che lo ha fatto, perché è riuscito a correggere la rotta, a cambiare le cose e infine a portare l’America dov’è ora”.
Ho chiesto a Cade cosa pensa del fatto che una nutrita metà della popolazione statunitense non è d’accordo con questa valutazione dell’operato di Trump.
Cade ha espresso diffidenza nei confronti della capacità delle persone statunitensi di sinistra di comprendere l’attualità: “Penso che le divergenze più grandi non derivino neanche da convinzioni basate su fatti”, ha risposto. “Penso che derivino dal clima politico e dalla sinistra che dice loro ‘Ehi, qualsiasi cosa [Trump] faccia è sbagliata’. Non importa se fa la cosa giusta: ha comunque torto”.
“La Trump Derangement Syndrome!”, ha riso Austin, utilizzando il termine dispregiativo che il campo MAGA ha coniato per caratterizzare le reazioni negative al comportamento e alle politiche di Trump come irrazionali e scollegate dalla realtà.
“Esatto!”, ha annuito Cade, poi ha aggiunto:
“Torniamo al discorso delle città di sinistra dove i giovani abbandonano le scuole superiori, sono poco istruiti e non sanno leggere e scrivere. Credo davvero che possano prendere decisioni consapevoli? O semplicemente ascoltano le personalità politiche di sinistra sui social media che dicono loro che fa tutto schifo, che tutto quello che [Trump] fa è sbagliato? Ecco, non mi sembra che prendano le decisioni più consapevoli. Questo ci riporta alla necessità di avere una società più istruita”.
Se vi sembra di aver già sentito questa argomentazione, è perché è la stessa che la sinistra utilizza per spiegare il sostegno popolare a Trump, spesso con altezzosità e disprezzo che rendono l’argomentazione riduttiva e altamente improduttiva. Non mi era mai capitato di sentirla provenire da destra (da uno studente universitario, non a caso), e mi ha colpito.
Ma quel che mi ha più colpito è stata la sensazione di ineluttabilità che ho provato riguardo all’incomunicabilità tra le due fazioni, che è difficile comprendere veramente finché non ti ci trovi davanti per verificarla con mano. Se la sinistra crede della destra ciò che la destra crede della sinistra, ed entrambe nutrono la solida convinzione di essere in possesso della verità, rimane poco spazio per trovare territorio comune e comunicare in maniera utile e produttiva.
In condivisione resta solo l’essenza dell’esperienza umana: il desiderio di felicità, pienezza e realizzazione. I contorni di questo desiderio, tuttavia, divergono sempre di più a seconda del punto di osservazione.

A fare le leggi statali sotto la cupola del Campidoglio dell’Idaho, al secondo piano della elegante e luminosa rotonda di marmo, si riunisce una Camera di 70 deputatə: 61 repubblicanə e nove democraticə, 53 uomini e 17 donne. Le donne democratiche sono sei, il che significa la delegazione democratica alla Camera dell’Idaho è al femminile per ben due terzi.
L’equilibrio è leggermente più stabile al Senato: 29 repubblicanə, sei democraticə, 23 uomini, 12 donne. Anche qui, la delegazione democratica è composta per due terzi da donne.
Il New York Times riporta che, dal 2023, la legislatura a maggioranza super-repubblicana e super-maschile dell’Idaho ha approvato leggi quali: il divieto di assistenza sanitaria alla transizione di genere dei minori e l’uso di Medicaid (il programma federale di sussidi sanitari) per assistere la transizione di genere degli adulti; il reato di trasporto di minori oltre i confini statali per ottenere un aborto senza il consenso dei genitori; la reintroduzione del plotone di esecuzione come modalità principale di applicazione della pena capitale.
Ho conversato brevemente con due giovani guarde giurate, un uomo e una donna, al terzo piano del Campidoglio. Mi servivano consigli su dove andare a cenare quella sera a Boise (alla fine ho trovato per conto mio un diner anni ’50, la mia esperienza prediletta durante viaggi di questo tipo). Ho detto loro da dove provenivo, e l’uomo mi ha risposto che lui era nato e cresciuto a Boise. La donna, invece, era brasiliana, residente negli Stati Uniti da soli quattro anni.
Con i rudimenti di portoghese che mi porto dietro dall’università, mantenuti vivi grazie a tante care amiche e amici brasiliani, le ho manifestato il mio interesse. In un posto “bianco” come Boise, a pochi metri da una mostra interamente dedicata ai colori patriottici della bandiera statunitense, avevo immaginato che la carnagione olivastra fosse segno di etnia latina ma non di una provenienza straniera così fresca — addirittura più fresca della mia.
La giovane donna, di cui ho dimenticato il nome, ha strabuzzato gli occhi dalla sorpresa e dalla gioia di fronte al mio tentativo di comunicare nella sua lingua madre. Abbiamo continuato a farlo per un paio di minuti.
Nel Campidoglio dello stato dell’Idaho.
Se c’è un simbolo di supremazia bianca, dominazione maschile, orgoglio per la patria come “Paese più grande del mondo”, disinteresse per la realtà oltre i confini della cartina nordamericana, è questo.
Proprio qui, dove si propongono emendamenti alla Costituzione statale per rendere l’inglese la lingua ufficiale dell’Idaho (la cittadinanza deciderà alle elezioni di novembre), le vite di origine straniera di due donne, di cui una non bianca, sono collimate in uno straordinario momento di contatto in una lingua che non è l’inglese.
Può essere un caso, oppure no.
Il che è un grande segno di crescita: l’anno scorso avrei fatto i salti mortali per garantire l’uscita settimanale anche a costo di spaccarmi di lavoro quella precedente, o scrivere invece di mangiare o dormire. Quest’anno voglio concedermi il lusso della pausa, anche perché la sua assenza punisce la creatività e la scrittura molto più di un mercoledì senza pubblicazione.
Incorporated, ovvero costituita.
Il che non significa che la popolazione di Wilder è in maggioranza non bianca. Per catalogare la popolazione da un punto di vista demografico, il governo federale degli Stati Uniti distingue la razza (race) di una persona dalla sua etnia (ethnicity). “Hispanic” è considerata un’etnia: pertanto, è possibile identificarsi come white e hispanic oppure Black e hispanic contemporaneamente.





L'incomunicabilita' era uno dei temi principali che i critici affibiavano ai film di Antonioni quando io ero molto giovane.
Direi che negli usa attuali troverebbe materiale molto interessante, anche se la spaccatura che attraversa la societa' e le articolazioni del paese genera forti preoccupazioni.
Sono considerazioni che escono fortissime da questa inchiesta in due puntate di cui, Enrica, puoi essere molto soddisfatta.
Enrica, interessante come sempre! E se nell'articolo precedente mi aveva colpito che i due giovani "conservatori" faticassero a trovare coetanei di idee opposte aperti al confronto, ora mi chiedo: ma se per te hanno torto in partenza, cosa lo cerchi a fare il confronto? Cos'è, la versione intellettuale, in giacca e cravatta del wrestling, in cui comunque uno dei due deve finire metaforicamente al tappeto e uscire umiliato dall'arena? Che, se ho capito bene, è più o meno quello cha faceva Charlie Kirk.
E, per passare da Austin e Cade al quadro generale, non so se hai già letto di questa ricerca del Pew (https://www.ncronline.org/news/survey-americans-alone-finding-fellow-citizens-morally-bad), che secondo me può essere criticata su alcuni punti di vista, ma offre un'immagine davvero sconfortante.