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Proprio stamattina stavo leggendo un bellissimo post di Trung Le Nguyen - fumettista, illustratore, autore eccellente - su come il suo vissuto di persona nata apolide, non bianca, si è intersecata col suo vivere a pochi isolati da dove sono successi i fatti degli ultimi mesi, e della difficoltà di capire quanto l'impatto sulla propria salute mentale sia o meno una risposta umana e comprensibile a una situazione inumana e incomprensibile. E non a caso si intitola "Am I Okay?", e mi risuona molto con quello che racconti oggi (per curiosità, il post è questo https://www.patreon.com/posts/am-i-okay-158715260)

Avatar di Enrica Nicoli Aldini

È stupendo questo racconto, grazie per avermelo mandato e per avermi fatto conoscere Trung Le Nguyen! Lo stato di cittadino statunitense naturalizzato da condizione di apolide mi è molto vicino - non personalmente, ovviamente (anzi: pure io, come la sindaca di St. Paul, mi porto il passaporto italiano in viaggio per sicurezza di questi tempi, ma al contrario della sindaca di St. Paul, sono bianca, passo per statunitense, ecc. La sento, la differenza, e spesso si manifesta come survivor's guilt), ma perché la mia migliore amica in California è tibetana, nata in India da genitori rifugiati e naturalizzata statunitense all'età di 12 anni da apolide. Io l'ho conosciuta da persona statunitense, completamente integrata nel Paese, e mi fa molto effetto pensare che invece anche per lei non è così diverso da chi è arrivato più recentemente.

Mi colpisce come nel chiedersi "am I okay?", Trung pensa anche alla "fortuna" di potersi isolare. Spesso facciamo fatica ad ammettere che non stiamo bene, perché c'è sempre un motivo per cui stiamo meglio di altre persone. È forse un'altra maniera per ritardare il momento in cui bisogna per forza far fronte alle emozioni che ci mettono a disagio.