La cronaca sull'ossessione degli Stati Uniti per le armi da fuoco la conoscete. Io vi racconto quanto vicino alla nostra vita quotidiana arrivano le sue conseguenze
Quanto è vero quello sgomento sui loro volti quando si accorgono che gli altri non li vedono come “buoni”! E il problema è che solo una parte di loro si interroga criticamente e onestamente sul perché; il resto rigetta e si rifugia nella reazione alla Trump: ingrati, non capiscono niente, non sanno qual è la verità…
Il parallelo tra la fissazione con le armi e il sistema sanitario è assolutamente da esplorare — il diritto alla difesa dal presunto tiranno è sacrosanto, ma la possibilità di curarsi non è neanche un diritto? L’uno è premessa di libertà, l’altro non importa?
Non sono ancora stata in visita al memoriale di Columbine ma mi hai spinto a farlo presto. Solo 50 minuti di macchina! Dietro l’angolo, insomma. (E si, a proposito, anche il dato di mortalità stradale è alto e motivato dal maggiore utilizzo delle auto, immagino)
Il legame degli statunitensi e' ingiustificabile per noi che anbiamo costruzioni culturali completamente diverse e spiegabile sulla base di una interpretazione distorts della loro storia e del concetto stesso di liberta'.
Come dici tu Enrica, la liberta' di morire in una sparatoria in nome del rifiuto di norme imposte.
E' l'immagine speculare della liberta' di morire per patologie curabili, nell'ostilita' ad un sistema sanitario vissuto non come servizio essenziale, ma come vessazione.
Poiche' non credo che gli statunitensi siano mediamente piu' stupidi, mi rendo conto del peso esercitato da un sistema educativo indirizzato e da una propaganda di indottrinamento per creare la convinzione del destino manifesto e della superiorita' sugli altri.
Al punto da vedere lo sgomento quando ci si accorge che gli altri non provano ammirazione e non li individuano come "i buoni".
Piccola considerazione personale, la visita al memoriale di Columbine porta con se un carico emotivo straziante.
Grazie Enrica per le tue riflessioni.
P.S. e' pesante anche il dato di mortalita' stradale!
Cara Enrica, comincio con un grazie che per me non è mai scontato. Il quadro che descrivi è allucinante e preoccupante, data la posizione occupata da chi vorrebbe importare qui in Italia anche questo aspetto del modello americano – o meglio i due aspetti evidenziati in un altro commento, sanità privatizzata (sono a buon punto) e armi libere (ci stanno lavorando). Naturalmente anche da questa parte dell’Atlantico si straparla di libertà, e a me viene in mente una citazione apocrifa discretamente famosa:
«Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!»
Dove, secondo me, l’aspetto più interessante è il nome di libertà dato a cose che, al massimo, ne hanno l’aspetto. Perché il diagramma di flusso che tu riporti
Armi —> libertà —> Stati Uniti
Per me è, in realtà,
Armi —> potere —> oppressione (non solo negli Stati Uniti).
Dove il massimo della perversione è che le armi siano a disposizione di tuttƏ, tra cui Alex Pretti e le persone povere, sottoposte a redlining: per loro la sanità e l’istruzione sostanzialmente non ci sono, le armi abbondano e le morti per arma da fuoco sono molte di più che per chi nasce e cresce nel quartiere giusto. Così “si ammazzano tra loro” e le persone per bene non devono sporcarsi le mani più di tanto, sia mai che ti resta uno schizzo di sangue sulla camicia della domenica. Che bel sistema! Ha anche il vantaggio di rispettare tutte le forme della democrazia rappresentativa, se proprio ci teniamo.
Però ci sono casi in cui la torta si restringe (da noi, e per noi intendo l’Europa tutta) o in cui le persone oppresse dimenticano le buone maniere (un po’ è successo negli States negli ultimi anni, successe in Italia nel 1919-1920), e allora al diavolo le forme della democrazia. Magari cantando, di ritorno dall’ennesimo utilizzo di quelle armi, “nel *inserire termine preferito* è la salvezza della NOSTRA libertà”.
È davvero un bene che in questa barbarie ci siano luoghi virtuali come questo, Enrica.
Grazie a te Federico per questa bella riflessione! Io sono d’accordo con te riguardo alla vera natura del diagramma di flusso. E quanto osservi mi fa pensare inoltre che in fondo tutte le nazioni occidentali sono nate dall’uso di armi… anche se forse solo nel caso degli Stati Uniti ne è nata una questione esistenziale.
Lunedì c'è stata una sparatoria durante una partita di hockey a 5 min da casa mia a Pawtucket, solo qualche mese dopo quella di Brown. Ne parlavo ieri con un mio studente, che mi ha detto "the question for me is not if there's gonna be a shooting, the questione is when." E ancor più delle sue parole, mi ha colpito la rassegnazione/accettazione con cui l'ha detto. La sensazione diffusa di "è così, non possiamo farci niente."
Spesa sanitaria totale in percentuale del PIL: USA 16.5%, Italia 8,5%
Spesa sanitaria pubblica in percentuale sul PIL: USA 10.7%, Italia 6,3%
Aspettativa di vita: USA 78 anni, Italia 84
Mortalità infantile: USA 6‰, Italia 2‰
Mortalità della madre al momento del parto (per 100.000 nascite): USA 17, Italia 6
Fonte World Bank
Io ci farei anche un approfondimento per fasce di reddito per magari scoprire che le differenze sono ancora più tristi e drammatiche nonostante gli episodi di cronaca che riguardano la sanità italiana.
Questo articolo di Joachim Klement qui su substack secondo me qualche indizio lo dà sul perchè del comportamento degli americani
(anche se riguarda il comportamento collettivo ed istituzionale attraverso i centri di potere e chi quel potere lo gestisce).
Pomeroy claims that feeling more powerful triggers intuitive thinking (System 1 thinking in Daniel Kahneman’s language). But this intuitive feeling is driven by gut instinct and emotions rather than logic. [...] who feel(s) more powerful react(s) more emotionally to perceived threats and perceive(s) the threats as larger than they are.
Immagino che portarsi in giro un pistolone dia una sensazione di potere in realtà ingiustificata.
Questo istinto schiaccia la razionalità ed in una società dove competizione invidia e mania di persecuzione sono continuamente alimentate, spararsi è inevitabile.
Togliere le armi agli americani potrebbe spezzare un circolo vizioso.
Mi accodo al grazie! Davvero interessante, anche perché mi fa pensare al contenuto di un’intervista che ho raccolto nei giorni scorsi durante il mio viaggio in Idaho, relativamente alla parte sul potere. Ne parlerò nella newsletter di questa settimana, ma in sostanza un giovane repubblicano sostiene che gli Stati Uniti siano “the greatest country in the world” perché superpotenti, definendo quindi “greatness” come potenza. E nel corso dell’intervista sono emersi *tantissimi* pericoli percepiti da questo giovane uomo, all’origine dell’orientamento politico reazionario, con tutta la violenza di cui è capace. Grazie Gianni per lo spunto pertinente e profondo.
Provo a portare nella discussione la mia esperienza personale sull'uso delle armi.
Mio padre era cacciatore e abbiamo sempre avuto almeno un fucile da caccia in casa. Ma in nessun caso lasciava avvicinare noi bambini al fucile. Anche se sempre scarico. Ovviamente guardavo affascinato quando lo puliva. Capivo che era uno strumento di morte e capivo come poteva distruggere una vita.
Un decennio dopo ho fatto il servizio militare come carabiniere ausiliario e mi sono addestrato all'uso di parecchi tipi di armi.
Avevo la mia pistola d'ordinanza, ero obbligato a portarla anche fuori servizio, ha fatto parte della mia vita per nove mesi. In tutti quei mesi il mio terrore era il suo furto. Se fosse avvenuto avrei dovuto subire tre anni di prigione. Forse l'unico motivo per cui l'avrei usata era per evitare il suo furto. Insomma per me è stata una liberazione quando l'ho riconsegnata alla fine del servizio.
Non ho mai pensato che un'arma fosse uno strumento di libertà, ma un peso, una responsabilità.
Sinceramente non ne capivo l'uso neppure in servizio. Ho sempre pensato che se fossi stato disarmato avrei corso meno rischi di essere ucciso proprio perché rappresentato una minaccia. Certo capivo che poteva servire a difendere un collega o una persona da scortare.
Forse, e dico forse, la difesa del diritto di portare armi in USA nasce dal desiderio di difendere qualcuno di cui hai la responsabilità.
Ma questo non ha senso perché in una aggressione a mano armata saresti ucciso ben prima di poterla usare. Non è una situazione a cui sei addestrato.
Anche il fatto di poter disporre di armi in una rivolta è ridicolo se non fai parte, come dice la costituzione americana, di una milizia organizzata.
Desideri infantili senza base razionale.
Insomma il desiderio infantile di difendere i propri cari o la libertà è sfruttato da una industria di giocattoli di morte.
Caro Matteo, grazie di cuore per questa tua testimonianza che proviene da un’esperienza diretta di vita vissuta, e in quanto tale preziosissima. Pensa che anche mio padre era cacciatore (come sport nel tempo libero) in gioventù, con suo padre e i suoi zii, e tutt’ora possiede un fucile da caccia regolarmente denunciato di cui ricordo di essere stata molto affascinata anche io da bambina. Ora è da decenni che riposa, non toccato, in cima a un armadio.
Bellissima l’idea che la pistola per te non era libertà, ma responsabilità. Per tante persone statunitensi questa responsabilità è vissuta come libertà proprio per il motivo che dici: la difesa dei propri cari. E il problema è che è un concetto di libertà del tutto individuale, che nel proprio orizzonte troppo spesso non contempla la libertà della collettività — cosa che invece mi sembra tu avessi molto chiaro durante il tuo servizio nei carabinieri.
Quanto è vero quello sgomento sui loro volti quando si accorgono che gli altri non li vedono come “buoni”! E il problema è che solo una parte di loro si interroga criticamente e onestamente sul perché; il resto rigetta e si rifugia nella reazione alla Trump: ingrati, non capiscono niente, non sanno qual è la verità…
Il parallelo tra la fissazione con le armi e il sistema sanitario è assolutamente da esplorare — il diritto alla difesa dal presunto tiranno è sacrosanto, ma la possibilità di curarsi non è neanche un diritto? L’uno è premessa di libertà, l’altro non importa?
Non sono ancora stata in visita al memoriale di Columbine ma mi hai spinto a farlo presto. Solo 50 minuti di macchina! Dietro l’angolo, insomma. (E si, a proposito, anche il dato di mortalità stradale è alto e motivato dal maggiore utilizzo delle auto, immagino)
Il legame degli statunitensi e' ingiustificabile per noi che anbiamo costruzioni culturali completamente diverse e spiegabile sulla base di una interpretazione distorts della loro storia e del concetto stesso di liberta'.
Come dici tu Enrica, la liberta' di morire in una sparatoria in nome del rifiuto di norme imposte.
E' l'immagine speculare della liberta' di morire per patologie curabili, nell'ostilita' ad un sistema sanitario vissuto non come servizio essenziale, ma come vessazione.
Poiche' non credo che gli statunitensi siano mediamente piu' stupidi, mi rendo conto del peso esercitato da un sistema educativo indirizzato e da una propaganda di indottrinamento per creare la convinzione del destino manifesto e della superiorita' sugli altri.
Al punto da vedere lo sgomento quando ci si accorge che gli altri non provano ammirazione e non li individuano come "i buoni".
Piccola considerazione personale, la visita al memoriale di Columbine porta con se un carico emotivo straziante.
Grazie Enrica per le tue riflessioni.
P.S. e' pesante anche il dato di mortalita' stradale!
Cara Enrica, comincio con un grazie che per me non è mai scontato. Il quadro che descrivi è allucinante e preoccupante, data la posizione occupata da chi vorrebbe importare qui in Italia anche questo aspetto del modello americano – o meglio i due aspetti evidenziati in un altro commento, sanità privatizzata (sono a buon punto) e armi libere (ci stanno lavorando). Naturalmente anche da questa parte dell’Atlantico si straparla di libertà, e a me viene in mente una citazione apocrifa discretamente famosa:
«Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom!»
Dove, secondo me, l’aspetto più interessante è il nome di libertà dato a cose che, al massimo, ne hanno l’aspetto. Perché il diagramma di flusso che tu riporti
Armi —> libertà —> Stati Uniti
Per me è, in realtà,
Armi —> potere —> oppressione (non solo negli Stati Uniti).
Dove il massimo della perversione è che le armi siano a disposizione di tuttƏ, tra cui Alex Pretti e le persone povere, sottoposte a redlining: per loro la sanità e l’istruzione sostanzialmente non ci sono, le armi abbondano e le morti per arma da fuoco sono molte di più che per chi nasce e cresce nel quartiere giusto. Così “si ammazzano tra loro” e le persone per bene non devono sporcarsi le mani più di tanto, sia mai che ti resta uno schizzo di sangue sulla camicia della domenica. Che bel sistema! Ha anche il vantaggio di rispettare tutte le forme della democrazia rappresentativa, se proprio ci teniamo.
Però ci sono casi in cui la torta si restringe (da noi, e per noi intendo l’Europa tutta) o in cui le persone oppresse dimenticano le buone maniere (un po’ è successo negli States negli ultimi anni, successe in Italia nel 1919-1920), e allora al diavolo le forme della democrazia. Magari cantando, di ritorno dall’ennesimo utilizzo di quelle armi, “nel *inserire termine preferito* è la salvezza della NOSTRA libertà”.
È davvero un bene che in questa barbarie ci siano luoghi virtuali come questo, Enrica.
Grazie a te Federico per questa bella riflessione! Io sono d’accordo con te riguardo alla vera natura del diagramma di flusso. E quanto osservi mi fa pensare inoltre che in fondo tutte le nazioni occidentali sono nate dall’uso di armi… anche se forse solo nel caso degli Stati Uniti ne è nata una questione esistenziale.
Lunedì c'è stata una sparatoria durante una partita di hockey a 5 min da casa mia a Pawtucket, solo qualche mese dopo quella di Brown. Ne parlavo ieri con un mio studente, che mi ha detto "the question for me is not if there's gonna be a shooting, the questione is when." E ancor più delle sue parole, mi ha colpito la rassegnazione/accettazione con cui l'ha detto. La sensazione diffusa di "è così, non possiamo farci niente."
(Vedi risposta al restack)
Spesa sanitaria totale in percentuale del PIL: USA 16.5%, Italia 8,5%
Spesa sanitaria pubblica in percentuale sul PIL: USA 10.7%, Italia 6,3%
Aspettativa di vita: USA 78 anni, Italia 84
Mortalità infantile: USA 6‰, Italia 2‰
Mortalità della madre al momento del parto (per 100.000 nascite): USA 17, Italia 6
Fonte World Bank
Io ci farei anche un approfondimento per fasce di reddito per magari scoprire che le differenze sono ancora più tristi e drammatiche nonostante gli episodi di cronaca che riguardano la sanità italiana.
https://open.substack.com/pub/klementoninvesting/p/behavioural-geopolitics-power-makes?utm_source=share&utm_medium=android&r=1f288a
Questo articolo di Joachim Klement qui su substack secondo me qualche indizio lo dà sul perchè del comportamento degli americani
(anche se riguarda il comportamento collettivo ed istituzionale attraverso i centri di potere e chi quel potere lo gestisce).
Pomeroy claims that feeling more powerful triggers intuitive thinking (System 1 thinking in Daniel Kahneman’s language). But this intuitive feeling is driven by gut instinct and emotions rather than logic. [...] who feel(s) more powerful react(s) more emotionally to perceived threats and perceive(s) the threats as larger than they are.
Immagino che portarsi in giro un pistolone dia una sensazione di potere in realtà ingiustificata.
Questo istinto schiaccia la razionalità ed in una società dove competizione invidia e mania di persecuzione sono continuamente alimentate, spararsi è inevitabile.
Togliere le armi agli americani potrebbe spezzare un circolo vizioso.
Mi accodo al grazie! Davvero interessante, anche perché mi fa pensare al contenuto di un’intervista che ho raccolto nei giorni scorsi durante il mio viaggio in Idaho, relativamente alla parte sul potere. Ne parlerò nella newsletter di questa settimana, ma in sostanza un giovane repubblicano sostiene che gli Stati Uniti siano “the greatest country in the world” perché superpotenti, definendo quindi “greatness” come potenza. E nel corso dell’intervista sono emersi *tantissimi* pericoli percepiti da questo giovane uomo, all’origine dell’orientamento politico reazionario, con tutta la violenza di cui è capace. Grazie Gianni per lo spunto pertinente e profondo.
Grazie per questa segnalazione, molto interessante.
Posso dire solo CHE ANSIA.
E dici bene 😬 (poi ci sono io che ogni tanto mi lascio andare al dark humor)
Provo a portare nella discussione la mia esperienza personale sull'uso delle armi.
Mio padre era cacciatore e abbiamo sempre avuto almeno un fucile da caccia in casa. Ma in nessun caso lasciava avvicinare noi bambini al fucile. Anche se sempre scarico. Ovviamente guardavo affascinato quando lo puliva. Capivo che era uno strumento di morte e capivo come poteva distruggere una vita.
Un decennio dopo ho fatto il servizio militare come carabiniere ausiliario e mi sono addestrato all'uso di parecchi tipi di armi.
Avevo la mia pistola d'ordinanza, ero obbligato a portarla anche fuori servizio, ha fatto parte della mia vita per nove mesi. In tutti quei mesi il mio terrore era il suo furto. Se fosse avvenuto avrei dovuto subire tre anni di prigione. Forse l'unico motivo per cui l'avrei usata era per evitare il suo furto. Insomma per me è stata una liberazione quando l'ho riconsegnata alla fine del servizio.
Non ho mai pensato che un'arma fosse uno strumento di libertà, ma un peso, una responsabilità.
Sinceramente non ne capivo l'uso neppure in servizio. Ho sempre pensato che se fossi stato disarmato avrei corso meno rischi di essere ucciso proprio perché rappresentato una minaccia. Certo capivo che poteva servire a difendere un collega o una persona da scortare.
Forse, e dico forse, la difesa del diritto di portare armi in USA nasce dal desiderio di difendere qualcuno di cui hai la responsabilità.
Ma questo non ha senso perché in una aggressione a mano armata saresti ucciso ben prima di poterla usare. Non è una situazione a cui sei addestrato.
Anche il fatto di poter disporre di armi in una rivolta è ridicolo se non fai parte, come dice la costituzione americana, di una milizia organizzata.
Desideri infantili senza base razionale.
Insomma il desiderio infantile di difendere i propri cari o la libertà è sfruttato da una industria di giocattoli di morte.
Grazie infinite per il tuo lavoro.
Caro Matteo, grazie di cuore per questa tua testimonianza che proviene da un’esperienza diretta di vita vissuta, e in quanto tale preziosissima. Pensa che anche mio padre era cacciatore (come sport nel tempo libero) in gioventù, con suo padre e i suoi zii, e tutt’ora possiede un fucile da caccia regolarmente denunciato di cui ricordo di essere stata molto affascinata anche io da bambina. Ora è da decenni che riposa, non toccato, in cima a un armadio.
Bellissima l’idea che la pistola per te non era libertà, ma responsabilità. Per tante persone statunitensi questa responsabilità è vissuta come libertà proprio per il motivo che dici: la difesa dei propri cari. E il problema è che è un concetto di libertà del tutto individuale, che nel proprio orizzonte troppo spesso non contempla la libertà della collettività — cosa che invece mi sembra tu avessi molto chiaro durante il tuo servizio nei carabinieri.