Sempre interessante leggerti. Io ho fatto domanda di cittadinanza in Svizzera e a parte conoscenze linguistiche, richiedono un test di cultura generale: ordinamento politico, ma anche storia, poeti, fiumi, musei e castelli più famosi. Il giuramento alla fine non sempre c'è, dipende dal comune, mi pare. Comunque qui le domande che mi hanno fatto al colloquio sono per fortuna di natura molto diversa.
- Che rapporto hai con i tuoi vicini di casa?
- Sei in qualche associazione?
- Conosci il sistema scolastico Svizzero?
- Cosa migliorersti nel nostro comune?
- Conosci i consiglieri comunali?
Diciamo che puntano molto su integrazione, partecipazione e contributo positivo alla società (paghi le tasse, ...). L'unico problema che vedo è che la decisione del comune non è standardizzata e quindi può essere molto arbitraria. Se nel comune di residenza decidono che non sei integrato perchè una volta non sei andato alla festa del paese o hai protestato perchè i campanacci delle mucche della fattoria dietro casa ti tengono sveglio la notte o hai messo fuori l'immondizia nel giorno sbaliato, non puoi farci molto.
Silvia, adoro ricevere i tuoi commenti. Imparo sempre tantissime cose nuove, sulla Svizzera e in generale imparo anche _a pensare_ cose nuove. Davvero interessanti le nozioni di storia e cultura elvetica sulle quali si viene esaminati per la cittadinanza, molto molto diverse dagli Stati Uniti (e penso anche dall'Italia). Si rinforza l'idea che la configurazione e il contenuto della procedura di cittadinanza di ogni Paese non siano mera burocrazia nuda e cruda, ma uno specchio della sua identità e società - che sembra scontato, ma non lo è. Nel caso della Svizzera, colgo un che di poetico e idealista in alcune delle domande che citi, mischiato alla solita pragmaticità.
"Se nel comune di residenza decidono che non sei integrato perchè una volta non sei andato alla festa del paese o hai protestato perchè i campanacci delle mucche della fattoria dietro casa ti tengono sveglio la notte o hai messo fuori l'immondizia nel giorno sbagliato" --> che meraviglia 😁 e decisamente problematica!
Anche io non ho fatto domanda immediatamente dopo essere diventata "eligible", proprio per questo motivo (cosa che ovviamente non hanno lasciato passare inosservata quando ho consegnato la carta verde, perché non concepiscono che se una ha la possibilità di diventare americana non ci vada subito di corsa, e la cosa diventa sospetta). Poi quando ho deciso di presentarla, i tempi erano diventati stretti a causa di un viaggio imminente, ma mi avevano detto (non so se la fonte è attendibile) che avrei potuto fare obiezione di coscienza rispetto a quella parte del giuramento (solo che la cosa avrebbe allungato i tempi d'attesa di vari mesi). Ti risulta?
Ahah, che ridere che notano che hai fatto domanda subito perché non riescono a concepire il contrario 😂 pazzesco, e io ne conosco molte di persone che hanno aspettato anni! In realtà io non volevo fare domanda subito, poi un giorno avevo un po' di tempo libero e ci ho guardato... ma non l'ho ancora mandata la domanda, vedrò quando farlo!
Per quanto riguarda l'esenzione, sì, come dicevo nel pezzo si può richiedere solo ed esclusivamente per motivi religiosi. Che se ci pensi è una cosa piuttosto obsoleta e come regola risale ai tempi in cui la domanda è stata aggiunta, perché la religione è un motivo valido, ma si può obiettare anche per motivi che non hanno a che fare con la religione!
Ah ecco mi ero persa questo passaggio, a me avevano detto che era per motivi di coscienza intesa in senso lato, immaginavo che ci potesse essere stata un'evoluzione rispetto a motivi prettamente religiosi. Comunque non avevo mai pensato di andare a guardare il giuramento per la cittadinanza italiana, non sapevo che fosse così breve!
Ciao Enrica, hai toccato con garbo uno degli aspetti più strazianti che caratterizzano la cultura, la società e la storia degli Usa.
La guerra, la violenza, la volontà di conquista sono i tratti fondanti del paese, fino dalla sua origine e non rappresentano una eccezione, ma una ordinarieta' di condotta.
Per questo è "normale" che la nascita come cittadino Usa sia una garanzia sufficiente alla volontà di portare armi, come giocare a racchettone in spiaggia per qualcuno delle mie parti.
Fa parte dell'armamentario di indottrinamento sull'eccezionalismo e di cui la cinematografia bellica ci ha fornito materiale di studio molto concreto.
Per i nuovi cittadini mi rendo conto che la risposta può creare dilemmi etici, se e quando ti capiterà, probabilmente l'approccio più adeguato sta nel rendersi conto che si tratta di una stupidaggine propagandistica e che la sua possibilità di accadimento è pari a zero.
Poi sul ministero della guerra per ora facciamoci un'amara risata, non credo peraltro che la società statunitense potrebbe tollerare senza scosse un elevato numero di vittime per un'altra avventura sciagurata in giro per il mondo.
Ben detto, Alfredo, hai trovato le parole più giuste per caratterizzare il fanatismo militare americano! L'ho approfondita anche nella quinta puntata della serie in sei parti che pubblicherò per il prossimo mese. Pazzesco soprattutto il doppio standard sull'indottrinamento, per cui quando a portarlo avanti è un altro Paese, guai mai... ma agli Stati Uniti si fanno sempre gli sconti.
Mi piace e ti ringrazio per l'idea di pensare a quella domanda come una "stupidaggine propagandistica". Alla fine è così. Non mi piace alimentarla, ma bisogna accettarla come parte di tutto il carrozzone.
Sempre interessante leggerti. Io ho fatto domanda di cittadinanza in Svizzera e a parte conoscenze linguistiche, richiedono un test di cultura generale: ordinamento politico, ma anche storia, poeti, fiumi, musei e castelli più famosi. Il giuramento alla fine non sempre c'è, dipende dal comune, mi pare. Comunque qui le domande che mi hanno fatto al colloquio sono per fortuna di natura molto diversa.
- Che rapporto hai con i tuoi vicini di casa?
- Sei in qualche associazione?
- Conosci il sistema scolastico Svizzero?
- Cosa migliorersti nel nostro comune?
- Conosci i consiglieri comunali?
Diciamo che puntano molto su integrazione, partecipazione e contributo positivo alla società (paghi le tasse, ...). L'unico problema che vedo è che la decisione del comune non è standardizzata e quindi può essere molto arbitraria. Se nel comune di residenza decidono che non sei integrato perchè una volta non sei andato alla festa del paese o hai protestato perchè i campanacci delle mucche della fattoria dietro casa ti tengono sveglio la notte o hai messo fuori l'immondizia nel giorno sbaliato, non puoi farci molto.
Silvia, adoro ricevere i tuoi commenti. Imparo sempre tantissime cose nuove, sulla Svizzera e in generale imparo anche _a pensare_ cose nuove. Davvero interessanti le nozioni di storia e cultura elvetica sulle quali si viene esaminati per la cittadinanza, molto molto diverse dagli Stati Uniti (e penso anche dall'Italia). Si rinforza l'idea che la configurazione e il contenuto della procedura di cittadinanza di ogni Paese non siano mera burocrazia nuda e cruda, ma uno specchio della sua identità e società - che sembra scontato, ma non lo è. Nel caso della Svizzera, colgo un che di poetico e idealista in alcune delle domande che citi, mischiato alla solita pragmaticità.
"Se nel comune di residenza decidono che non sei integrato perchè una volta non sei andato alla festa del paese o hai protestato perchè i campanacci delle mucche della fattoria dietro casa ti tengono sveglio la notte o hai messo fuori l'immondizia nel giorno sbagliato" --> che meraviglia 😁 e decisamente problematica!
Anche io non ho fatto domanda immediatamente dopo essere diventata "eligible", proprio per questo motivo (cosa che ovviamente non hanno lasciato passare inosservata quando ho consegnato la carta verde, perché non concepiscono che se una ha la possibilità di diventare americana non ci vada subito di corsa, e la cosa diventa sospetta). Poi quando ho deciso di presentarla, i tempi erano diventati stretti a causa di un viaggio imminente, ma mi avevano detto (non so se la fonte è attendibile) che avrei potuto fare obiezione di coscienza rispetto a quella parte del giuramento (solo che la cosa avrebbe allungato i tempi d'attesa di vari mesi). Ti risulta?
Ahah, che ridere che notano che hai fatto domanda subito perché non riescono a concepire il contrario 😂 pazzesco, e io ne conosco molte di persone che hanno aspettato anni! In realtà io non volevo fare domanda subito, poi un giorno avevo un po' di tempo libero e ci ho guardato... ma non l'ho ancora mandata la domanda, vedrò quando farlo!
Per quanto riguarda l'esenzione, sì, come dicevo nel pezzo si può richiedere solo ed esclusivamente per motivi religiosi. Che se ci pensi è una cosa piuttosto obsoleta e come regola risale ai tempi in cui la domanda è stata aggiunta, perché la religione è un motivo valido, ma si può obiettare anche per motivi che non hanno a che fare con la religione!
Ah ecco mi ero persa questo passaggio, a me avevano detto che era per motivi di coscienza intesa in senso lato, immaginavo che ci potesse essere stata un'evoluzione rispetto a motivi prettamente religiosi. Comunque non avevo mai pensato di andare a guardare il giuramento per la cittadinanza italiana, non sapevo che fosse così breve!
Così breve il giuramento… così lunga la procedura 😫
Ciao Enrica, hai toccato con garbo uno degli aspetti più strazianti che caratterizzano la cultura, la società e la storia degli Usa.
La guerra, la violenza, la volontà di conquista sono i tratti fondanti del paese, fino dalla sua origine e non rappresentano una eccezione, ma una ordinarieta' di condotta.
Per questo è "normale" che la nascita come cittadino Usa sia una garanzia sufficiente alla volontà di portare armi, come giocare a racchettone in spiaggia per qualcuno delle mie parti.
Fa parte dell'armamentario di indottrinamento sull'eccezionalismo e di cui la cinematografia bellica ci ha fornito materiale di studio molto concreto.
Per i nuovi cittadini mi rendo conto che la risposta può creare dilemmi etici, se e quando ti capiterà, probabilmente l'approccio più adeguato sta nel rendersi conto che si tratta di una stupidaggine propagandistica e che la sua possibilità di accadimento è pari a zero.
Poi sul ministero della guerra per ora facciamoci un'amara risata, non credo peraltro che la società statunitense potrebbe tollerare senza scosse un elevato numero di vittime per un'altra avventura sciagurata in giro per il mondo.
Ben detto, Alfredo, hai trovato le parole più giuste per caratterizzare il fanatismo militare americano! L'ho approfondita anche nella quinta puntata della serie in sei parti che pubblicherò per il prossimo mese. Pazzesco soprattutto il doppio standard sull'indottrinamento, per cui quando a portarlo avanti è un altro Paese, guai mai... ma agli Stati Uniti si fanno sempre gli sconti.
Mi piace e ti ringrazio per l'idea di pensare a quella domanda come una "stupidaggine propagandistica". Alla fine è così. Non mi piace alimentarla, ma bisogna accettarla come parte di tutto il carrozzone.