A chi in Italia mi dice che preferirebbe il sistema sanitario statunitense chiedo
Bonus: a corredo dei video di AOC su Instagram, vi mostro il preventivo che ho ricevuto a luglio per il congelamento degli ovuli negli Stati Uniti
Anche una donna qui sta rientrando con calma da qualche settimana di necessario riposo. La consueta cadenza settimanale di pubblicazione non è comunque garantita fino alla fine di agosto: può essere che sì, può essere che no, mentre riacquistiamo familiarità con la routine quotidiana statunitense e pianifichiamo l’ultimo trimestre del 2026!

A te, una delle tante persone che mentre ero in Italia ti sei lamentata con me del Sistema sanitario nazionale perché sei stanca di finanziarlo tramite le tue tasse se poi le lunghe attese ti costringono a rivolgerti al privato, e quindi a pagare due volte, ed è per questo che, quando ti racconto che il sistema statunitense privato basato sulle assicurazioni è molto peggio, replichi che invece lo preferiresti, tanto alla fine anche in Italia ormai è così, che differenza farà mai, ebbene, a te io rivolgo una domanda molto semplice:
Ti piacerebbe, prima del tuo prossimo tamponamento, dover chiamare l’assicurazione della tua auto per chiedere se la tua polizza coprirà i danni e, se sì, quale percentuale della spesa coprirà o ti rimborserà e quanto invece devi aspettarti di pagare di tasca tua? E poi, sulla base della risposta, decidere se fare il tamponamento oppure no?
Ti sembra un quesito senza capo né coda, vero?
Come se si potesse prevedere o addirittura scegliere di fare un tamponamento domani sulla via dell’ufficio! Ma magari! Anzi, che ansia!
Ecco: appunto. La sanità privata statunitense — quella che vorresti che sostituisse il SSN italiano quando il fascicolo sanitario elettronico della tua regione ti dice che il primo appuntamento disponibile per la tua visita non urgente è tra sei mesi —, funziona proprio così.
Funziona che, anche in presenza di una patologia seria e comprovata, devi chiamare la tua assicurazione sanitaria per chiedere se pagherà le prestazioni necessarie a curarla. In certi casi, devi addirittura richiedere un’autorizzazione prima che la prestazione venga effettuata (prior authorization): se non la chiedi, la prestazione viene erogata comunque, ma il costo è tutto a carico tuo. Immagina di aver bisogno di protesi al ginocchio e dover chiedere all’assicurazione il permesso per fare l’intervento, sennò rischi che non copra neanche un centesimo dei 32.570 dollari che l’intervento costa in media negli Stati Uniti. Immagina, poi vedi se la trattenuta mensile dal cedolino fa un po’ meno male.
Funziona che magari l’appuntamento per la prestazione te lo danno dopo tre mesi invece di sei (le attese ci sono sempre: magari non nel privato italiano, che esiste in alternativa al pubblico, ma quando il privato è l’unica opzione, è ovvio che la fila si forma anche lì) ma, anche avendo chiamato l’assicurazione in anticipo, ottenuto l’eventuale autorizzazione, fatto i calcoli sulla base del prospetto della tua polizza, è virtualmente impossibile prevedere il costo esatto della visita o dell’intervento fino a settimane dopo che la prestazione è avvenuta.
Funziona che quel costo non è neanche lontanamente paragonabile al costo della stessa prestazione nel privato in Italia. Tu pensi che se una struttura privata italiana ti chiede 150€ per una prestazione che nel pubblico avrebbe comportato un ticket di 30€, allora il costo del privato negli Stati Uniti sarà più o meno lo stesso. Neanche per idea: i costi del privato statunitense possono essere decine di volte superiori a quelli del privato italiano (nella seconda parte di questo articolo riporto un esempio di vita vera).
È vero che, a seconda della prestazione, del piano assicurativo e della spesa sanitaria che hai già sostenuto durante l’anno, l’assicurazione potrà coprire una percentuale più o meno alta dello stratosferico prezzo finale (è tutto spiegato qui e qui). Ma, ripeto, è difficile, se non impossibile saperlo con esattezza finché il fatto non è compiuto. E non si tratta di non conoscere il prezzo di una televisione, per cui, se si teme la cifra da pagare una volta arrivate in cassa, tanto vale rinunciare. Stiamo parlando di un fatto di salute, che nel lungo termine, se non già da ora, può fare la differenza tra la vita e la morte.
Vuoi veramente vivere così? Vuoi veramente dover passare ore al telefono con la tua assicurazione sanitaria per chiedere se e quanto pagherà per le tue protesi al ginocchio, magari non urgenti, ma necessarie? Vuoi veramente che in Italia si creino le condizioni per cui la libertà e il diritto alla salute della popolazione vengano subordinati alle logiche capitaliste di società a fini di lucro?
Da italiana che vive in un Paese dove vige un sistema così, tremo all’idea che l’Italia possa muoversi in questa direzione.
Il sistema sanitario universale è una delle cose che dell’Italia mi manca di più.
Chi legge Anche una donna qui faticherà a immaginare che in Italia esistano persone che veramente desiderano un sistema sanitario all’americana, ma vi garantisco che non sto inventando nulla.
L’estetista vicino casa a Bologna mi limava le unghie mentre mi spiegava che lui è stufo di contribuire fiscalmente al SSN se tanto, a causa delle lunghe attese, deve pagare di nuovo per rivolgersi al privato. «Il sistema americano sicuramente non è la risposta», ho commentato. «Mah, io lo preferirei», ha replicato lui, secco, con l’aria di chi sa.
You don’t know what you’re wishing for, si dice dalle parti di chi non ha altra scelta che la sanità privata. Non hai la più pallida idea di quello che desideri.
Nelle tre settimane che ho passato in Italia, altre persone hanno espresso lo stesso punto di vista dell’estetista. E queste conversazioni si sono tenute nella regione Emilia-Romagna e nella provincia autonoma di Trento, eccellenze nazionali in materia di sanità. Che si dice nel resto della Penisola?
Non intendo sottovalutare o addirittura mancare di rispetto alle frustrazioni di chi paga quel che deve in tasse e ha l’impressione che lo Stato non renda in cambio un servizio sanitario di qualità. È un problema di cui qualsiasi governo sieda a Palazzo Chigi deve rendere conto e occuparsi. La soluzione, tuttavia, non si trova di certo nella progressiva privatizzazione del sistema sanitario, con la conseguente entrata in scena di società a scopi di lucro che con la salute e il benessere di una persona non devono avere nulla a che fare. La risposta passa per un rinnovamento profondo e organico del sistema pubblico esistente, con particolare attenzione alle differenze regionali che rendono l’aggettivo “nazionale” del tutto irrilevante.
Credo inoltre che sia necessaria una riflessione su cosa significa che il sistema sanitario italiano è pubblico: significa che è un bene comune e condiviso tra tutte le persone che alla sua esistenza e conservazione contribuiscono. In un contesto di condivisione che funziona come deve, i bisogni del singolo individuo rientrano armonicamente all’interno di una scala delle priorità collettiva.
Quella prestazione per cui il primo appuntamento disponibile è tra cinque mesi? Bene, possiamo fidarci che il tempo dell’attesa è direttamente proporzionale all’urgenza della cura? Possiamo fidarci che il sistema è in grado di allocare le risorse disponibili in maniera da dare la priorità a chi ha più bisogno? Possiamo quindi accettare che, se ci viene chiesto di aspettare cinque mesi, il nostro bisogno non è così urgente, ed è giusto avere pazienza, perché le risorse disponibili nel presente devono essere convogliate nelle cure di una persona che soffre di un male più grave del nostro?
Questo è il senso della sanità pubblica: la popolazione tutta contribuisce all’erogazione di un servizio le cui risorse sono per definizione scarse, per cui si rende necessaria una scala delle priorità. Chi sta peggio ora ha la precedenza; chi sta relativamente meglio aspetta il suo turno, che prima o poi arriva.
Quante volte il motivo per cui una persona “paga due volte” (prima le tasse, poi il conto della struttura privata) è in realtà solo la propria impazienza?
Lo so che non è sempre così, e sto descrivendo condizioni ideali che spesso non corrispondono alla realtà. Ma se tu, persona italiana che sospiri per un sistema privato all’americana che non conosci, credi che nei pronto soccorso statunitensi le attese non siano tanto lunghe quanto in quelli italiani, beh, ti sbagli.
Se c’è un messaggio che vorrei rimanesse al pubblico italiano dai miei scritti sugli Stati Uniti, è la condanna senza ricorso del sistema sanitario; di riflesso, l’invito a rendersi conto di quanto è fortunata l’Italia a poter disporre di un sistema sanitario universale finanziato dalle nostre tasse. Le istituzioni e la cittadinanza devono fare di tutto per proteggerlo e trattarlo con il rispetto che merita.
Ti lascio. Mentre ero in Italia è arrivata una lettera per informarci che l’assicurazione del mio nucleo familiare ha negato la copertura di una prestazione che unə di noi ha ricevuto di recente, e devo occuparmene.
Bonus: il preventivo per il congelamento degli ovuli
Il punto di forza di Anche una donna qui è che invece di riproporre storie sugli Stati Uniti che qualcun altro ha già raccontato, come spesso accade nel giornalismo italiano, la pubblicazione vi riporta storie statunitensi che l’autrice ha scoperto indipendentemente, raccolto direttamente alla fonte oppure vissuto sulla propria pelle.
Mai avrei pensato di condividere con voi il preventivo che ho ricevuto a luglio per il congelamento degli ovuli (egg freezing), se non fosse che l’argomento è entrato nel dibattito statunitense e italiano da quando la deputata al Congresso Alexandria Ocasio-Cortez (conosciuta come AOC) ha iniziato a documentare su Instagram il suo percorso di conservazione della fertilità.
AOC è nata a ottobre 1989, due mesi meno un giorno dopo di me; siamo così coetanee che una mia coinquilina a Boston ha frequentato le medie e il liceo con AOC nella contea di Westchester, nello stato di New York. Una volta, AOC ha messo mi piace a una foto della nostra cucina su Instagram.
Pur con vite molto diverse, AOC e io abbiamo timeline simili, ed è per questo che ho pensato che la maniera migliore di approfondire il tema su Anche una donna qui è, come al solito, la condivisione di un elemento di vita statunitense vera.
Lo so che è difficile, ma vi chiedo gentilmente di separare la fruizione di questo elemento di vita vera statunitense dalla curiosità sui motivi personali, privati e insindacabili che mi hanno spinta a cercarlo.
Il fatto che io sia in possesso di un preventivo per il congelamento degli ovuli non significa che, come AOC, mi sottoporrò alla procedura. Semplicemente, ero curiosa di avere alcune informazioni e sono andata a cercarle, niente di più.
Eccoci qui:
Il preventivo è di 12.425 dollari, di cui 11.900 per la crioconservazione e 525 di anestesia. Al cambio attuale, sono circa 10.700€. In questa stima non sono compresi i farmaci per la stimolazione, che aggiungono altri 5.000 dollari circa (4.300 euro). Il totale effettivo, quindi, potrebbe aggirarsi intorno ai 17.500 dollari (15.000€), più il costo di conservazione che è di circa mille dollari all’anno. Potrebbe, perché, come vi dicevo, non è possibile conoscere il costo finale reale di una prestazione fino a settimane dopo che è avvenuta.
In Italia sembra che il costo della procedura nel privato sia di circa 5.000€, più circa 1.000€ di farmaci, più circa 500€ all’anno per la conservazione. Ve l’ho detto: i costi del privato statunitense sono parecchio superiori al privato italiano.
I piani assicurativi che coprono la preservazione della fertilità, quando elettiva (in assenza di patologie che la raccomandano), sono rari: come sempre, dipende dal datore di lavoro. Più grande e ricca è l’azienda, più probabile sarà che i piani sanitari offerti al personale coprano il congelamento degli ovuli, anche per rimandare il momento in cui le dipendenti si assentano per gravidanza. Era così per la mia assicurazione sanitaria quando lavoravo a Google; quella che ho adesso, invece, non copre quasi nulla.
Quasi, perché nel preventivo di cui sopra non sono comprese le analisi del sangue, l’ecografia e il colloquio con il medico necessari a valutare lo stato della fertilità prima dell’eventuale crioconservazione. Sempre per curiosità, ho ricevuto queste prestazioni e l’assicurazione le ha coperte quasi completamente; ma il motivo per cui lo ha fatto è che la mia spesa sanitaria nel 2026 aveva già superato una certa soglia, altrimenti è possibile che avrei dovuto pagare il prezzo pieno (possibile: non si può mai sapere, ripeto). Nel dettaglio:
Colloquio iniziale di 30 minuti in videoconferenza: $375 (costo a mio carico: 0)
Analisi del sangue: $1.170 (a mio carico: $15.74)
Ecografia: $520 (a mio carico: 0)
Telefonata finale di 15 minuti: $285 (a mio carico: 0)
E sulle analisi del sangue che negli Stati Uniti costano quasi duemila dollari, vi lascio alla vostra alternativa tra pubblico e privato.



