La diaspora conservatrice trova rifugio in Idaho
Per capire meglio le dinamiche sociali che influenzano questo momento storico, sono stata in Idaho e ho incontrato persone che hanno abbandonato la democratica costa ovest per uno stato repubblicano
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Il numero della prossima settimana racconterà altre storie dal mio viaggio in Idaho in un articolo completamente gratuito.

Il passaggio dal centro urbano di Boise, la capitale dell’Idaho, agli sconfinati territori scarsamente popolati che rendono lo stato uno dei più rurali del Paese avviene senza soluzione di continuità.
In meno di un’ora di macchina (pochissimo, per gli Stati Uniti) in direzione ovest, la sequenza di strip mall della periferia di Boise si trasforma in una distesa di campi fertili interrotta solo occasionalmente dalle strade spopolate di minuscole città dall’economia prevalentemente agricola. Una di queste è Wilder, a 15 chilometri dal confine con l’Oregon, che mi ritrovo a esplorare seguendo una storia che vi racconterò la prossima settimana.
Good morning!, saluta squillante una donna che insieme alla famiglia, con un bambino nel passeggino, mi incrocia per la strada.
Mi presento ad Alina e Jacob, 34 anni, due figli di 7 e 3 anni e una figlia di 6. Conversiamo con la naturalezza di chi si era dato appuntamento per incontrarsi (non era il nostro caso) e la spontaneità di chi ha tutto il tempo per accogliere nel proprio spazio l’arrivo imprevisto di una persona sconosciuta.
L’ampia strada su cui sostiamo, di fronte al ristorante “messicano-americano” Rosa’s, è deserta. Il bambino più grande corre da un marciapiede a quello opposto senza timore, suo e dei genitori, che all’improvviso spunti un veicolo minaccioso. Il più piccolo si avventura da solo fino all’isolato successivo senza che Alina e Jacob lo seguano con lo sguardo. È per questo stile di vita tranquillo, sereno e sicuro che la famiglia si è trasferita a Wilder dallo stato di Washington.
“Siamo arrivati relativamente di recente e siamo felicissimi qui”, racconta Jacob. Il costo della vita è stato un fattore fondamentale nella decisione di cambiare stato: nello stato di Washington, Alina e Jacob non potevano permettersi di comprare casa per una famiglia di cinque persone. Qui a Wilder, invece, hanno potuto farlo seppur “a fatica”, aggiunge Alina con una smorfia. (Il costo mediano di una casa a Wilder è di circa 350 mila dollari, pari a poco meno di 300 mila euro e inferiore alla mediana nazionale di 405 mila dollari.)
“E poi?”, chiedo a Jacob, che aveva usato “motivi” al plurale per giustificare la scelta di trasferirsi.
Jacob esita e lancia un sorriso alla moglie. “Beh, non voglio dire che sia giusto trasferirsi per motivi politici…”, chiosa infine.
“Io invece sì che lo dico”, interrompe Alina, ridendo. “Certo che è giusto!”
Alina afferma che nelle scuole di Washington, già dall’asilo, viene insegnato ai bambini che possono cambiare genere. Indicando il figlio maggiore, ricorda che da più piccolo ha passato un periodo in cui si era inventato di essere una scatola di cartone. “Per una settimana continuava a dirmi: ‘Mamma, guarda, sono una scatola di cartone! Mi puoi riempire!’ Per loro è così: è uno scherzo” dice Alina. Non sono in grado, sostiene la donna, di comprendere appieno il significato di cambiare genere.
L’incontro con Alina e Jacob è stato una coincidenza fortuita: è proprio per scoprire storie come la loro che ero approdata in Idaho, dopo averlo scelto come destinazione in quanto penultimo stato che mi mancava da visitare.1
Il trasferimento in Idaho della famiglia di Alina e Jacob rientra nel fenomeno più ampio di persone di orientamento conservatore che abbandonano i bastioni democratici di California, Oregon e Washington — i tre stati a ovest dell’Idaho che formano la costa occidentale degli Stati Uniti, proverbialmente progressista — a favore di uno stato a maggioranza repubblicana (l’Idaho non vota a favore di un candidato presidenziale democratico dal 1964), dove la popolazione e le politiche si allineano di più ai loro valori e alla loro visione del mondo.
Il fenomeno non è nuovo, mi ha spiegato Jeffrey Lyons, professore associato di Scienze politiche a Boise State University, un ateneo pubblico nella capitale e il secondo più grande dell’Idaho per numero di iscrizioni. L’esodo di persone conservatrici dai tre stati democratici sulla costa “va avanti dagli anni Settanta”, mi ha detto Lyons nel suo ufficio con vista sullo stadio da football dell’università. “Ma una volta si trattava soprattutto di pensionati. Dal Covid, invece, stiamo assistendo all’arrivo di sempre più famiglie e persone giovani”.
La migrazione conservatrice proviene soprattutto dalla California: gli ultimi dati statali sull’elettorato2 dell’Idaho mostrano che tra chi in precedenza era registratə per votare in California, il 77% si identifica come repubblicanə. In Oregon e Washington, il dato scende al 68% e 66% rispettivamente ma rimane alto.
Tra le famiglie repubblicane che l’Idaho ha accolto negli ultimi anni ci sono quelle di Cade Syvock e Austin Rose, studenti di Boise State University e militanti di Turning Point USA, l’associazione fondata da Charlie Kirk, l’attivista conservatore assassinato a settembre 2025. Austin è il presidente e Cade il responsabile delle relazioni con il governo della sezione di Boise State.

L’intervista con Austin e Cade è stata lunga e ha toccato tanti temi del momento politico attuale. Per esigenze di spazio, di alcuni di questi (tra cui il punto di vista dei due giovani su Donald Trump e cosa significa per loro essere conservatori) parleremo nella newsletter della prossima settimana.
“Quando ci siamo trasferiti, il fattore principale per i miei genitori era il futuro mio e di mia sorella”, mi racconta Cade, 21 anni appena compiuti, seduto in giacca e cravatta al lungo e largo tavolo da ufficio di una stanza dello Student Union Building. “Non volevano che crescessimo in uno stato dove le forze dell’ordine vengono costantemente prese di mira dai legislatori e i criminali se la cavano facilmente. Volevano che fossimo in grado di avere una carriera brillante, di vivere bene, di trovare un buon lavoro”.
In California, la famiglia di Cade viveva ad Anaheim, una città poco fuori Los Angeles meglio conosciuta per la presenza di un parco Disneyland. Entrambi i genitori lavoravano nelle forze dell’ordine, prima di andare in pensione verso la fine del decennio scorso: il padre era un poliziotto che si occupava di reati sessuali e sfruttamento minorile, la madre un’operatrice del 911 (il numero di emergenza statunitense) per la polizia di Newport Beach.
“Era davvero molto triste per noi, c’era il movimento Black Lives Matter con enormi sentimenti anti-polizia”, ricorda Cade degli ultimi anni in California. “Era davvero difficile per la mia famiglia, con entrambi i genitori nelle forze dell’ordine, vedere quel movimento diventare sempre più violento e sempre più minaccioso nei confronti delle forze dell’ordine”.
Cade non riusciva a comprendere come fosse possibile deplorare il concetto di polizia e le forze armate nella loro interezza senza distinzione per persone come suo padre. “Il suo unico lavoro era assicurarsi che i molestatori sessuali, uomini e donne adulti, non si approfittassero dei bambini”, mi dice Cade, l’espressione grave in volto. “Anche a persone come lui veniva urlato in faccia, venivano insultati, chiamati fascisti e assassini e cose così. Poi, come se non bastasse, i pubblici ministeri di sinistra3 non condannavano nessuno dei molestatori sessuali. Questo ci feriva veramente, non solo mio padre, ma tutta la famiglia. Ci faceva sentire meno al sicuro”.
Così, nel 2019, quando Cade aveva 14 anni, la famiglia Syvock si è trasferita a Middleton, una cittadina a nord-ovest di Boise. Middleton è un simbolo dell’eccezionale crescita demografica dell’Idaho negli ultimi due decenni: dal 2010 al 2020, la popolazione residente è aumentata del 70%, da più di cinquemila a più di novemila abitanti, più del triplo rispetto al 2000.
“È stata la decisione migliore di sempre”, afferma Cade. “I miei genitori non sono mai stati così poco stressati. Le figure politiche e le forze dell’ordine fanno rispettare la legge e tengono il crimine sotto controllo”.




