Il posto negli Stati Uniti dove per un attimo dimentichi che là fuori c'è anche Trump
Quando entro da Costco, l’emozione che provo è inequivocabilmente gioia. Quale gradito sollievo, in questo frangente storico! Negli Stati Uniti!
Per raccontare bene questa storia servono molte foto. Per non allungare troppo il testo, alcune foto sono integrate nella narrazione tramite hyperlink.
Non credo di essermi mai divertita così tanto a scrivere un articolo.
La prima volta che sono entrata da Costco, a Goleta, nel sud della California, era il 22 settembre del 2010. Non memorizzai la data, no, ma a quei tempi era raro che una ventunenne in scambio universitario all’estero varcasse l’uscio di casa sprovvista di una macchina fotografica digitale, fonte di alimentazione di frequenti album su Facebook dal titolo “Ieri pomeriggio” (chi c’era, sa). È grazie al fatto che ritenni degno di nota uno scatolone di provviste appena identificabili che, oggi, tramite i metadati della fotografia, posso ripercorrere le tappe della mia storia d’amore con Costco fino all’ora (mezzogiorno) del primissimo appuntamento.
Ero in compagnia di Tseten e Sandrine, le mie nuove coinquiline (prima che scoprissi che saremmo diventate non solo migliori amiche, ma compagne di vita): era la nostra prima spesa insieme dal mio arrivo alla University of California, Santa Barbara. Ho sentito Sandrine dire a Tseten che sua mamma era socia di un certo supermercato e le aveva dato un duplicato della tessera. Tseten ha reagito positivamente alla notizia. Io perdevo pezzi in continuazione, ma cercavo di rimanere al passo.
Spingendo un gigantesco carrello condiviso ci siamo avventurate nello sterminato supermercato, Sandrine con il pepe di chi sa cosa le serve e dove andare a prenderlo senza perdere tempo, Tseten più riflessiva e ponderante ma comunque a suo agio, io incerta e intimidita, soprattutto dalle misure. Quasi tutti i prodotti sembravano essere venduti in multipli eccedenti la tabellina dell’uno: non una mela, ma quindici, tutte insieme, inseparabili.
Ho afferrato una tripletta di giare di sugo di pomodoro da 900 grammi l’uno. “Da consumarsi entro cinque giorni dall’apertura”, ammoniva l’etichetta: e come faccio, da sola? Che senso ha prenderlo così grande, se dura tanto quanto quello piccolo normale? Ma altra scelta non c’era. Poi, uno scatolone di insalata verde che mi ha tenuta sulle spine per giorni con l’ansia di non riuscire a finirla entro scadenza, io che odio sprecare cibo.
Non mi ha neanche sfiorata, durante quella prima gita da Costco, l’idea che non si trattasse di un supermercato come un altro; che ci fosse qualcosa di speciale, unico e irripetibile nella doppia dozzina di bagel che Sandrine ha trasferito distrattamente dallo scaffale al carrello, nel secchio da due chili e mezzo di formaggio spalmabile che Tseten ha fatto passare alla cassa. Pensavo che fosse, semplicemente, l’America, con le sue esagerazioni, grandezze e tracotanze.
Se non che, dopo aver caricato la spesa di Costco nella macchina di Sandrine, ci siamo spostate in un altro supermercato appena 300 metri più in là1, Albertsons. E questo supermercato somigliava molto di più a una Coop di casa nostra: prodotti acquistabili individualmente, confezioni da poche decine o centinaia di grammi, mele sfuse, insalata in busta e non in scatola. Non avevo capito niente della strategia commerciale di Tseten e Sandrine: prima da Costco a far scorta di beni non deperibili o, comunque, che non scadono dopodomani, poi da Albertsons per le normali provviste quotidiane.
Costco non era un supermercato statunitense qualunque. Non era tutto grande solo perché negli Stati Uniti tutto è grande. Costco è un ipermercato all’ingrosso: simile alla Metro italiana, se non che la diffusione di Costco nelle famiglie statunitensi è molto maggiore della Metro in quelle italiane. Chiunque in teoria può varcare l’ingresso di Costco: non servono regimi fiscali particolari come la partita IVA, non bisogna essere titolari di un esercizio commerciale o di un ristorante. Basta pagare una quota associativa annuale di 65 dollari (nel 2010 erano 50) per la membership base2 per accedere come privata cittadina a una pletora di beni e servizi in quantità e a prezzi simili a quelli all’ingrosso.
Beni: non solo frutta e verdura, pasta, caffè e articoli per la casa in grandi quantità, ma anche barbecue da giardino, alberi di Natale, cabinati arcade di Pac-Man, apparecchi acustici e occhiali da vista (entrambi popolarissimi tra la popolazione agée), gomme da auto, frigoriferi, computer e televisioni, vestiti, lenzuola (noi ne abbiamo un set!) e asciugamani.
Servizi: installazione di impianti di riscaldamento e aria condizionata, di pavimenti ed erba artificiale in giardino, di infissi e tende parasole motorizzate; assicurazione sanitaria per animali domestici; agenzia di viaggi: Costco Travel fattura 3,6 miliardi di dollari l’anno.
Il primo Costco ha aperto nel 1983 a Seattle. Al 2026, la società ha 649 magazzini (così chiama i suoi ipermercati: warehouses) negli Stati Uniti e 293 nel resto del mondo.3 Il fatturato annuale supera i 285 miliardi di dollari.
Il senso ultimo dell’abbondanza risiede nel prezzo della merce. Sessantacinque dollari all’anno ti comprano prezzi talmente ribassati rispetto alla distribuzione al dettaglio, che se fai i conti — se calcoli quanto avresti speso acquistando la stessa quantità di merce della stessa marca in un Albertsons (tipo Coop) o Target (tipo Tigotà) qualunque — è probabile che il risparmio si avvicini, equivalga o ecceda 65 dollari a scontrino, ovvero a singola spedizione da Costco. Io ne faccio circa una al mese. La mia medica di base mi ha detto che va da Costco tutti i sabati.
Ho chiesto a Gemini, l’AI di Google, di farmi i conti in tasca (il tempo che ci avrei messo da sola avrebbe annullato qualsiasi risparmio). In nove visite da Costco nel 2025, per una spesa totale di $1.311,244, il risparmio rispetto al supermercato al dettaglio standard nella zona in cui vivo è stimato a $342: $38 a scontrino. Con due scontrini (e qualche dollaro di resto) ho recuperato la quota annuale.
A seconda di chi sei, 342 dollari sono un volo andata e ritorno per passare il Ringraziamento con la tua famiglia; quattro mesi di luce, acqua e gas; due mesi di rata della macchina; tre settimane di spesa al supermercato normale; un giorno di ferie che ti prendi dal tuo lavoro a ore per portare tua figlia dal medico.

Nel passaggio da persona che osserva da lontano o si reca in visita negli Stati Uniti, a persona che vive negli Stati Uniti, il mio punto di vista su questo Paese ha subito una trasformazione radicale. Divenuta incapace di nutrirsi dell’ignoranza che l’aveva alimentata per anni, l’infatuazione è svanita. Ho imparato con la mia esperienza, visto con i miei occhi e vissuto sulla mia pelle tutti gli innumerevoli motivi che rendono gli Stati Uniti l’antitesi del Paese dei balocchi. Non so se esista un’altra nazione al mondo dove lo scarto tra l’immagine collettiva e sanificata che ne abbiamo e la reale qualità di vita che offre è così profondo.
Permangono, tuttavia, alcuni elementi di vita statunitense il cui fascino irresistibile e senso di straordinarietà irripetibile sono sopravvissuti al risveglio della coscienza: cose tutte americane che sono veramente speciali, e che suggeriscono che possa valerne la pena. Una di queste, per me, è Costco.
Costco è il sogno americano, scherzo con le amiche statunitensi divertite dalla mia passione per la causa (in generale concordano con me, pur dolendosi delle tipiche bolge del weekend). O, comunque, l’idea di esso: l’abbondanza per tuttə, il senso di potenziale infinito, la sicurezza materiale, la stabilità, l’opportunità di realizzazione e compimento. Costco è l’unico posto negli Stati Uniti dove pagare un prezzo inferiore per acquistare in quantità maggiore non comporta sacrifici di qualità. Se la domanda dell’economista di oggi è: che fine ha fatto la classe media?, la risposta è: a fare la spesa da Costco.
E sì, certo, di capitalismo puro e semplice si tratta. Ma c’è qualcosa, nel capitalismo di Costco, che sa più di questo è il meglio e il più buono che possiamo fare viste le disuguaglianze insite nel sistema economico che abbiamo scelto, che di sfruttamento delle sue falle. “Capitalismo nella sua forma migliore e più alta”, ha detto una persona intervistata da Molly Fischer per un articolo del New Yorker dedicato a Costco (le palpitazioni, quando l’ho visto).
L’88% delle persone che lavorano da Costco si dicono estremamente soddisfatte dell’azienda, e vi lavorano per anni. Se il turnover tipico nel settore è del 60%, da Costco è dell’8%. Rispetto al concorrente Walmart, che notoriamente sottopaga il proprio staff, Costco offre stipendi tra i più alti e benefit tra i più generosi del settore. La paga media oraria da Walmart è di $17; da Costco è di $25.
Fischer scrive che l’attenzione alla soddisfazione dello staff da parte di Jim Sinegal, co-fondatore e amministratore delegato di Costco fino al 2011, “ha generato lealtà all’interno dell’azienda ed esasperazione a Wall Street”.
Quando entro da Costco, l’emozione che provo è inequivocabilmente gioia. Quale gradito sollievo, in questo frangente storico! Negli Stati Uniti!
Mentre sono da Costco, per tre quarti d’ora riesco a dimenticarmi che là fuori, entro i confini della stessa nazione, c’è anche Donald Trump.
Passeranno dodici anni e tre settimane dalla mia prima, sprovveduta visita da Costco perché anche io, il 16 ottobre del 2022 (ancora una volta ringraziamo i metadati delle fotografie addì scattate, questa volta tramite cellulare), acquistassi la mia membership, che allora costava 60 dollari l’anno. Il mio sorriso nella foto sulla tessera testimonia il gioioso traguardo.
Le circostanze della mia vita statunitense avevano finalmente consentito questo salto di qualità nella spesa di casa: l’anno prima avevo acquistato una macchina; non vivevo più da sola, ma con James in un appartamento più spazioso; ci eravamo trasferiti in una zona degli Stati Uniti dal carattere decisamente più suburbano (leggi: a minore densità), per quanto sempre cittadino, delle grandi metropoli dove avevamo vissuto prima (Chicago io, New York e San Francisco lui, Boston entrambi). Tutti requisiti quasi indispensabili per godere appieno dei benefici di una tessera di Costco: la macchina per trasportare il pesante e lauto bottino, lo spazio a casa per conservarlo tra frigoriferi e congelatori, dispense, ripostigli e garage (a seconda di cosa si ha a disposizione), un numero sufficiente di bocche, denti e stomaci con un appetito tale da giustificare l’acquisto e la gestione di un taglio di sette chili di punta di petto di manzo:
…che da Costco puoi acquistare con un ribasso del 30-40% rispetto a un supermercato normale: nel 2022, il taglio di carne in foto costava $49,90 dollari; in un supermercato al dettaglio nelle vicinanze sarebbe costato intorno più di $100.
A un’italiana all’estero, Costco offre prodotti importati di marchi conosciuti e universalmente apprezzati da tutte le persone italiane negli Stati Uniti — tutte! anche quelle più spocchiose: il Parmigiano Reggiano 36 mesi a meno di venti dollari per mezzo chilo che, vi giuro, un prezzo così basso, per il Parmigiano Reggiano vero, è ineguagliabile negli Stati Uniti; le maxi confezioni doppie di salame e prosciutto di Parma di Fratelli Beretta a $13, che non è il banco salumi tagliati freschi del supermercato italiano, questo è certo, ma non è neanche accontentarsi; l’olio extravergine d’oliva con etichetta Kirkland, il marchio di tutto rispetto di Costco, che pure il mio amico veronese Andrea, cuoco sopraffino e giudice severissimo della qualità del cibo italiano, mi ha dato il permesso di acquistare: lo usa anche lui, perché $16,89 per due litri senza sacrificare la qualità sembra quasi confutare la massima che non esistono pranzi gratis.
Da bolognese in trasferta, per $5,99 alla libbra posso comprare sei libbre (3kg) di macinato di bovino e farci sei vasetti di ragù e una ciotola abbondante di polpette. Al supermercato normale mi costerebbe $8,99 alla libbra.
Chissà quanto denaro avrebbero risparmiato mia madre e mio padre per crescere e nutrire due figlie e un figlio, se l’Ipercoop di Villanova di Castenaso o il Centro Commerciale Vialarga (ex Pianeta, per chi negli anni 90 era bambina a Bologna con me) fossero stati dei Costco.
Le corsie di Costco che mi regalano maggiori soddisfazioni sono quelle degli articoli per la casa, dove la convenienza trascende lo stato familiare e le preferenze alimentari: la carta igienica ti servirà sempre, che tu sia single o accompagnata, vegana o pescetariana, così come il detergente per lavatrice o lavastoviglie, il dentifricio, lo shampoo. E poiché la longevità di un articolo per la casa è pressoché infinita, la paura dello spreco è pressoché irrilevante.
Dovete sapere che negli Stati Uniti la carta igienica costa tantissimo, almeno rispetto all’Italia: otto rotoli della marca leader ti portano via $15; questo anche perché la resistenza e la morbidezza sono in generale superiori, sarà per via delle abitudini igieniche diverse dall’Italia (leggi: bidet). Da Costco, però, trenta rotoli della migliore carta igienica costano $32,99 ($29,99 prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca con la promessa di abbassare il costo della vita; lo dimostra uno scontrino del 17 gennaio 2025, terzultimo giorno di presidenza Biden):
Da Target, ventiquattro rotoli (sei in meno!) della stessa marca costano $39,99 (sette in più!). Ho detto tutto.
Lo stesso vale per lo scottex, il cui costo rispetto all’Italia è sempre ridicolo, ma se da Target ti chiedono $33,49 per dodici rotoli, da Costco te la cavi con $28,49. L’ultima volta che ci sono stata, c’era pure uno sconto di $5,60 (quasi il 10% della quota associativa!): $22,89 per dodici rotoli, che durano dai due ai tre mesi.
Il 10 maggio 2025 sono tornata a casa da Costco con un pacco di 24 spugne per piatti ($14,99, un ribasso del 45% rispetto a Target), che ho allineato ordinatamente nel mobiletto sotto al lavandino della cucina, e da quasi un anno mi rammentano di cambiare la spugna in uso più spesso di quanto farei se dovessi sempre comprarne una nuova. Costco non è solo risparmio: incoraggia buone pratiche igieniche.
Il 7 febbraio dello stesso anno, James e io siamo rimasti folgorati di fronte a una confezione da cinque tubi di dentifricio Colgate MaxFresh alla menta glaciale per l’incredibile e imbattibile prezzo di $4,97: meno di un dollaro per tubo da 206 grammi, quando la misura standard di un tubetto di dentifricio è 75 grammi! Dopo un anno e due mesi, stiamo per finire solo il secondo tubo, e vi giuro che ci laviamo i denti più volte al giorno come dentista comanda (poi vabbè, viaggiamo spesso e a lungo, usando altri dentifrici).
Il 10 febbraio dell’anno corrente, per la cifra di $12,99 (Target: $21,51), mi sono concessa l’acquisto di novecento dischetti struccanti, suddivisi in nove confezioni da cento, alloggiate in una scatola di 33 centimetri di altezza per 18 di spessore.

In risposta all’articolo del New Yorker sopracitato, una lettrice ha scritto (nella mia traduzione dall’inglese):
Quando avevo un anno, i miei genitori e io siamo emigrati dall’Inghilterra alla Silicon Valley, e Costco è, letteralmente, la ragione per cui siamo rimasti in California e alla fine siamo diventati cittadini degli Stati Uniti. All’inizio non avevamo intenzione di rimanere, e mia madre non ha provato ad assimilarsi. […]
Poi, nel 1985, è cambiato tutto: Price Club5 ha aperto a Santa Clara. Mia madre è diventata americana dal giorno alla notte.
Ecco, sì. Relatable. Da mesi parlo della mia reticenza a ottenere la cittadinanza statunitense. Se mai succederà, sono certa che avrò appena fatto la spesa da Costco.
Dimenticavo: Costco vende anche benzina, sempre a costi notevolmente ribassati rispetto alle stazioni di rifornimento standard. Da quando Trump ha iniziato la sua inutile guerra in Iran, il costo della benzina è salito alle stelle, in Colorado più che nel resto degli Stati Uniti.
La benzina di Costco non è rimasta immune. L’altro giorno ho speso $32,19 per nove galloni (34 litri), o $3,58 al gallone; di solito si aggira intorno ai $2,80. Ma quando ho aperto Google Maps per controllare i prezzi al gallone nelle altre stazioni di rifornimento della zona: $3,80 da Conoco, $4 da Phillips 66.
E per un attimo ho dimenticato che là fuori c’è anche Trump.
È abitudine molto, troppo frequente negli Stati Uniti quella di spostarsi da negozio a negozio dello stesso strip mall (centro commerciale all’aria aperta) usando la macchina, anche quando i due negozi sono poco distanti l’uno dall’altro e non ci sono pesi da trascinare. È una delle poche consuetudini statunitensi su cui non mi sento di combattere gli immancabili stereotipi.
In Europa, Costco è presente in Francia, Spagna e Regno Unito.
Nel proprio profilo sul sito di Costco sono disponibili in versione digitale tutte le ricevute delle spese degli ultimi due anni.
Il primissimo ipermercato all’ingrosso basato su membership negli Stati Uniti. Aperto nel 1976, nel 1993 si è fuso con Costco.








Grazie! Si mi sono divertita a leggerlo, ammetto che la spesa alla Metro è sempre stato un mio sogno …irrealizzabile visto che non ho P.IVA!
E poi mi hai fatto ripensare alla serie Superstore che ho amato tantissimo.
Visto questo e ti ho pensata: https://www.upworthy.com/teacher-advise-to-parents-ex1/ Forse anch'io ho sbagliato tutto nella vita e dovevo andare a lavorare da Costco 😅