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Avatar di Gianni Berardi

Sono arrivato fin qui seguendo i collegamenti fra vari articoli.

C'è un filo logico che passa dal concetto di privilegio ed unisce come in una collanina di perle gli squilibri all'interno della piramide sociale, che si rigenera come un frattale in ogni ambito della vita.

Da bravo meridionale ho parte del mio albero genealogico che ha lasciato il paese d'origine trasferendosi per lo più negli Stati Uniti, dalla costa orientale a quella occidentale. Dalle generazioni dei nonni dei miei genitori, che poi riuscivano anche in alcuni casi a tornare dopo aver contribuito a crescere i figli per corrispondenza facendo lavori di ogni tipo, fino alla mia generazione e quella dopo.

Purtroppo anche l'aver subito discriminazioni (come è certamente il caso degli italiani immigrati nel secolo scorso) non è un buon vaccino dal pericolo di discriminare a nostra volta.

Nel mio caso parliamo di gente onesta e lavoratrice che quando deve descriverti il posto dove abita ti dice con accento italo dialettal americano "che è bellissimo, non vedi un nero".

Esiste una gradazione di colori della pelle e come diceva De Crescenzo si è sempre i meridionali di qualcun altro.

Se la convivenza sociale diventa una lotta per la conquista di privilegi (reali o percepiti che siano), anche agire all'interno delle regole porta inevitabilmente ad uno sconfitto e un vincitore, a qualcuno sopra e qualcuno sotto sul quale scaricare timori, frustrazioni ed il costo della sconfitta.

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