Alla ricerca di America e identità: il mio viaggio on the road in Nebraska e South Dakota
Parte prima: Come il licenziamento da una grande azienda mi ha condotta in una cittadina del Nebraska
Questa edizione di Anche una donna qui inaugura una serie in sei parti: la traduzione di un racconto di viaggio on the road che ho scritto in inglese e pubblicato su Medium nella primavera del 2023. Il saggio approfondisce diversi argomenti di politica, società e cultura statunitense e integra conversazioni con persone americane in un contesto principalmente povero e rurale. È anche un saggio molto personale, scritto in un momento di svolta nella mia carriera e quindi anche nella mia vita.
Come al solito, l’obiettivo di reportage e storie come questa è raccontare all’Italia l’America che non ha mai avuto la possibilità di conoscere.
Questa serie ci accompagnerà per le prossime settimane mentre sarò spesso in viaggio e mi sarà più semplice proporvi una serie di saggi in traduzione, ma comunque originali e mai pubblicati prima in italiano!
Le traduzioni sono tutte fatte da me, che ho una laurea magistrale in traduzione e non mi sognerei mai di affidare il processo a uno strumento di intelligenza artificiale. Non c’è dubbio che se avessi chiesto a ChatGPT di occuparsene, limitandomi a un intervento di post-editing, avrei risparmiato ore di lavoro. Ma non c’è pericolo, anche perché non mi sarei divertita nella stessa maniera.
La scrittura di questo saggio mi ha aiutato a capire che intraprendere il cammino della scrittura a tempo pieno era la strada giusta. Nei due anni intercorsi da allora sono cresciuta tantissimo come scrittrice. Ho lavorato molto per alleggerire la sintassi dei periodi, snellire la densità dei paragrafi e raffinare la capacità di scelta di cosa davvero vale la pena dire e cosa, invece aggiungendo finisce per togliere. La forma di questo saggio rappresenta il punto da cui sono partita.
Spero che il racconto vi piaccia e che ogni episodio vi faccia venire voglia di leggere quello successivo! Buona lettura!
Il GPS indicava ancora più di quattro ore di viaggio mentre mi avvicinavo al confine tra il South Dakota e il Wyoming, di ritorno a Boulder.
“Più mucche che persone”, dicono delle Grandi Pianure, attraverso cui stavo guidando da sola dopo aver visitato il Nebraska e il South Dakota. La scarsità vale anche per le automobili: i pick-up sono nettamente più numerosi delle berline, ma per lunghi tratti di strada, l’asfalto è tutto tuo. La tua auto non è che un isolato puntino in movimento all’incontro tra l’interminabile distesa di campi coltivati e l’infinito cielo pallido.
Di rientro a casa, mi sono ritrovata su uno di quei beati tratti di solitudine. Ero sola, completamente sola, solo io a perdita d’occhio in quel lembo immacolato di paesaggio da Ovest americano. Non appena la strada ha offerto una sicura piazzola di terreno non asfaltato, ho parcheggiato l’auto e sono uscita nell’aria fredda e nel culmine del mio viaggio: un momento intimo e privato con l’America.
Avevo percorso la bellezza di 650 miglia (che, in realtà, suona più valoroso in chilometri: più di 1.000) in quattro giorni passati a osservare gli Stati Uniti rurali sul lato occidentale di Nebraska e South Dakota, parlando con la loro gente e riflettendo sulla maniera in cui l’identità americana si manifesta in questo angolo del Paese. Alla base di tutto, una riflessione personale sulla mia identità, non solo riguardo al mio posto di straniera negli Stati Uniti. Ero anche, e soprattutto, alla ricerca di introspezione, meditazione e preziosa solitudine al volante di un’auto per pensare al mio futuro dopo aver perso un confortevole lavoro di sei anni e mezzo a Google nei licenziamenti di massa che l’azienda aveva condotto a gennaio [del 2023, ndr].
Sono partita da Boulder un venerdì mattina luminoso e temperato di fine marzo. Alla guida della Subaru Crosstrek del mio ragazzo — che avevo preso in prestito perché più adatta a un viaggio di strada della mia Mini Cooper col cambio manuale molto europea — mi sono diretta a nord sulla Interstate 25 verso il primo puntino sulla mia mappa: Scotts Bluff National Monument, un’imponente formazione rocciosa in Nebraska. Molto presto, mi sono accorta di quanto la vastità del paesaggio attorno a me potesse offrirmi, letteralmente, lo spazio di contemplazione di cui avevo bisogno.
Quanta ironia. L’America delle coste mi aveva dato un lavoro da colletto bianco, lo stipendio di una grande città e l’opportunità di costruire un’intera vita adulta lontano dal mio Paese d’origine, l’Italia. Ora, invece, era l’America del mezzo che prometteva di risollevarmi con l’opportunità di trovare direzione, senso e scopo dopo la perdita di quello stesso lavoro di élite per colpa di avidità aziendale e freddi calcoli da libero mercato.
Se a volte spazio significa spaventosa mancanza di struttura, mi sono resa conto che non era questo il caso. Al contrario, le circostanze del mio viaggio on the road — lo avevo pianificato puramente per me stessa, con le mie finanze da persone adulta, perché per me guidare per l’America è una forma di cura — infondevano in me un profondo senso di pace e controllo sull’immenso spazio di opportunità di fronte ai miei occhi, letterale e figurato, nonché di smodato entusiasmo al pensiero di immergermi nel percorso. Mi sentivo salda, vigile, presente, al punto dell’euforia.
Ufficialmente, avevo scelto Nebraska e South Dakota per spuntare altri due stati dalla lista con l’obiettivo di visitarli tutti e cinquanta prima di compiere 35 anni, nel 2024. Nebraska e South Dakota sarebbero stati trentottesimo e trentanovesimo — un ottimo traguardo per una straniera che vive qui solo da qualche anno. La mia tabella di marcia è del tutto arbitraria, dovuta principalmente al fatto che 35 [anni, ndr] è un numero tondo. Ma stabilire obiettivi numerici arbitrari espone al rischio di affezionarsi troppo al risultato — depennare un altro stato, purché tu ci metta un piede dentro — invece di concentrarsi sul percorso.
È un rischio molto grosso in questa mia impresa di vedere tutti i cinquanta stati. Sebbene fondamentalmente io viva di parole, ho fatto a lungo affidamento sui numeri per trovare direzione e senso nella vita (compleanni, anniversari e tantissime altre ricorrenze sul calendario). I numeri avevano motivato il mio viaggio, a tal punto che avevo contemplato di allungarlo di almeno altre quattro ore per fare un salto (letteralmente) in North Dakota e raggiungere orgogliosa il traguardo di 40 stati. Ma sullo sfondo dell’introspezione post-licenziamento, ho messo i numeri da parte per tornare a ciò che veramente mi corrisponde: le parole e la scrittura. Come avevo raccontato in una riflessione scritta miracolosamente solo 48 ore dopo il licenziamento, mentre lavoravo ancora a Google avevo cominciato a rendermi conto che l’Enrica adolescente si immaginava da grande come “qualcosa di più simile a una scrittrice girovaga […] che una lavoratrice d’ufficio. […] Scrivere, raccontare l’Italia negli Stati Uniti e gli Stati Uniti in Italia, analizzare politica e società”.
I paesaggi e le persone americane del Nebraska e del South Dakota mi hanno riavvicinata a quel desiderio primigenio e, così, alla mia vera vocazione e identità.
La città di Chadron, cinquemila abitanti, si erge su una superficie di quattro miglia quadrate (10 km²) nelle praterie dell’angolo nordoccidentale del Nebraska, 20 miglia (32 km) a sud del South Dakota e 60 miglia (96 km) a est del Wyoming. È l’avamposto settentrionale più popolato della Contea di Dawes, l’unico nel raggio di 18 miglia (28 km; se si esclude il villaggio di Whitney, settantasette abitanti) e l’ultima opportunità per riempire il serbatoio prima di varcare i confini dello stato. Secondo i dati di U.S. Census Bureau aggiornati al 2021, l’85% della popolazione di Chadron è bianca e non ispanica. Il reddito mediano1 per famiglia è di poco superiore ai 50.000 dollari [circa 46.000€ a marzo 2023, ndr], ovvero il 27% inferiore rispetto alla mediana nazionale.
Chadron è sede di un’università pubblica omonima, un’istituzione della Division II che pratica una politica di ammissioni aperte e offre corsi di laurea di primo e secondo livello per una retta statale di 8.000 dollari al semestre.2 Molti studenti di Chadron State College (soprannominati The Eagles, le aquile) lavorano presso gli esercizi commerciali locali. Tre di loro, due giovani donne e un giovane uomo di cui purtroppo non ho imparato i nomi, mi hanno servito al The Ridge, la bettola dove ho cenato la prima sera. Non avevo nessuna ragione particolare per passare la notte a Chadron, se non che le opzioni di alloggio sono molto sporadiche nelle 200 miglia tra le tappe del primo giorno in Nebraska e quelle del secondo giorno in South Dakota e, ovviamente, che un posto così piccolo, così remoto e così rurale sapeva esattamente di quello che andavo cercando: l’America.
Il mio conto al The Ridge ha riportato la sconvolgente cifra di 18,49 dollari per un hamburger con patatine fritte e tre Coors Light. La Coors non mi piace molto, ma era un modo per “immergermi nell’esperienza”, mi sono giustificata nei messaggi ad amici e amiche — dove per “esperienza” intendevo, ovviamente, la fantasia influenzata da Hollywood di una bevuta a un bar di paese in America. Ho lasciato una mancia di 10 dollari3, felice e al tempo stesso indecisa se il mio inconscio mi avesse spinta a farlo per genuina generosità, o come forma di superiorità tipica delle élite urbane. La sensazione che fossi atterrata sullo sgabello di quel bar in Nebraska da un altro universo aveva innescato un processo di autoanalisi. Più che di chi fossi, però, ero intensamente consapevole di chi non fossi rispetto ai giovani camerieri e agli altri avventori.
Ho creato con successo un contatto con le due cameriere. Ho esultato quando una delle due ha risposto “So benissimo cos’è il Jameson” a un uomo visibilmente sbronzo che aveva ordinato uno shot spiegandole che aspetto aveva la bottiglia, come se lei non lo sapesse. “Ho imparato come gestirli”, mi ha sorriso la ragazza. Quando ho detto a lei e all’altra giovane cameriera che ero in viaggio on the road da sola, gli occhi di entrambe si sono illuminati. Più tardi invece si alzeranno al cielo, quando il collega maschio, un volubile studente di economia aziendale a Chadron State con borsa di studio da giocatore di football, tornerà irritato e a mani vuote da un tavolo dove una famiglia di sei persone, tutte di costituzione robusta, aveva mangiato senza lasciare la mancia. “Si sa che fanno sempre così”, ha commentato una delle giovani donne.
Il denaro era un pensiero costante quella sera. In generale trovo che gli Stati Uniti siano un Paese scandalosamente costoso, almeno nei posti dove ho vissuto e che visito regolarmente. Le poche ore che ho passato a Chadron hanno illuminato una faccia diversa della medaglia: il Nebraska era così economico, eppure vedevo pochi motivi per rallegrarmene oltre al peso trascurabile di questo viaggio sul mio portafoglio. I prezzi bassi non facevano che segnalare l’esistenza di due mondi distinti all’interno di una singola nazione.
Zillow4 stima che il valore mediano di un’abitazione a Chadron è di 170.000 dollari, ovvero l’87% e 1,2 milioni di dollari inferiore alla città di San Francisco. Mentre bevevo un ultimo drink (l’esperienza immersiva di una bottiglia di Budweiser a 3 dollari) al Favorite Bar, un locale alla buona di fronte al The Ridge, un uomo sulla trentina di nome Mike mi ha detto che un suo amico “voleva comprare casa. Ma gli hanno chiesto più di 200.000 dollari. Più di 200.000 dollari! Ci credi?” Non ho una casa di proprietà negli Stati Uniti, ma a Boulder, dove vivo, il prezzo mediano di una casa si avvicina a un milione di dollari. Certo che ci credo, Mike.
Il racconto di viaggio continua nell’edizione di Anche una donna qui in uscita la prossima settimana, mercoledì 10 settembre.
NOTA BENE: tutte le note a piè di pagina sono state aggiunte in traduzione per accompagnare la lettura da parte di un pubblico italiano. Non erano presenti nel testo originale rivolto a un pubblico statunitense.
Negli Stati Uniti è comune utilizzare la mediana, non la media, per statistiche di questo tipo. Ho capito il perché solo recentemente, ricercando statistiche paragonabili in Italia dove invece normalmente calcoliamo la media. Negli Stati Uniti, il divario di ricchezza è talmente tanto ampio che il concetto di “salario medio” non è rappresentativo della realtà per la maggior parte della popolazione — sarebbe esagerato per eccesso. Solo il concetto di “salario mediano” offre un quadro realistico della situazione.
Questo paragrafo è pieno di riferimenti culturali oscuri alla maggior parte delle persone italiane. Ecco un piccolo glossario:
Divisione II (D-II): categoria sportiva universitaria della National Collegiate Athletic Association (NCAA), organismo di gestione delle attività sportive universitarie. È una divisione di tipo intermedio, che prevede borse di studio per atleti meritevoli ma non è prestigiosa e competitiva come la Division I (D-I), di cui fanno parte le grandi università con i programmi sportivi più imponenti e maggiormente finanziati. Esiste anche la Division III (D-III), che è la meno competitiva e non prevede borse di studio.
Ammissioni aperte: politica (rara) adottata da università che non richiedono domanda di iscrizione soggetta a un processo di selezione. Si stima che venga offerta da un quarto delle istituzioni con corsi di laurea di quattro anni (lo standard per l’istruzione universitaria di primo livello).
Retta statale: le università statali negli Stati Uniti offrono una retta inferiore agli studenti con residenza all’interno dello stato (per ovvi motivi); chi ha la residenza in un altro stato paga una retta più alta. Spesso, dopo un certo periodo di tempo, studentesse e studenti out-of-state hanno la possibilità di trasferire il domicilio in-state per beneficiare della retta inferiore.
La mancia per il servizio a un ristorante non è strettamente obbligatoria — nel senso che spetta alla clientela aggiungerla allo scontrino —, ma non lasciarla è un faux pas culturale di proporzioni inestimabili. Significa anche privare lo staff di denaro necessario alla sopravvivenza. La mancia viene calcolata come percentuale del conto: il minimo standard è 15% del conto, 20% è la media, 25% per un servizio eccezionale. Se avessi lasciato una mancia del 25% su un conto di $18,49, avrei dovuto aggiungere $4,60 allo scontrino. I $10 che ho lasciato sono una mancia del 54%.
Piattaforma online dove è possibile cercare case e appartamenti in affitto o in vendita e consultare il valore immobiliare di un’abitazione. Questa, negli Stati Uniti, è un’informazione di dominio pubblico; volendo, basta sapere l’indirizzo di una persona per ricercare e scoprire facilmente online qual è il valore sul mercato della sua abitazione di proprietà.






